"I dolori del giovane Werther"
di Johann Wolfgang von Goethe



Ho raccolto con cura e qui espongo quanto ho potuto trovare intorno alla storia del povero Werther, e so che me ne sarete riconoscenti. Voi non potrete negare la vostra ammirazione e il vostro amore al suo spirito e al suo cuore, le vostre lacrime al suo destino.
E tu, anima buona, che come lui senti l'interno tormento, attingi conforto dal suo dolore, e fai che questo scritto sia il tuo amico, se per colpa tua o della sorte non puoi trovarne di pi intimi.



LIBRO PRIMO



4 maggio 1771.

Come sono lieto di esser partito! Amico carissimo, che  mai il cuore dell'uomo! Ho lasciato te che amo tanto, dal quale ero inseparabile, e sono lieto! Pure so che tu mi perdonerai. Tutte le altre persone che conoscevamo non sembravano forse scelte apposta dal destino per angosciare un cuore come il mio?
Povera Eleonora! Eppure io ero innocente. Che potevo fare se mentre le grazie capricciose di sua sorella mi procuravano un piacevole passatempo, in quel povero cuore nasceva una passione? Ma... sono proprio del tutto innocente? Non ho forse alimentato i suoi sentimenti? Non mi sono dilettato delle sue sincere, ingenue espressioni che tanto spesso ci facevano ridere, e che erano invece cos poco risibili? non ho io... Ah! l'uomo deve sempre piangere su se stesso! Io voglio, caro amico, e te lo prometto, io voglio emendarmi; non voglio pi rimuginare quel po' di male che il destino mi manda, come ho fatto finora; voglio godere il presente e voglio che il passato sia per sempre passato. Senza dubbio tu hai ragione, carissimo, i dolori degli uomini sarebbero minori se essi - Dio sa perch siamo fatti cos! - se essi non si affaticassero con tanta forza di immaginazione a risuscitare i ricordi del male passato, piuttosto che sopportare un presente privo di cure.
Sarai cos buono di dire a mia madre che sbrigher nel miglior modo possibile i suoi affari e gliene dar notizie quanto prima. Ho parlato con mia zia e non ho affatto trovato in lei quella donna cattiva che da noi si ritiene lei sia. E' una donna ardente, passionale e di ottimo cuore. Le ho reso noti i lamenti di mia madre per la parte di eredit che lei ha trattenuta; me ne ha esposto le ragioni e mi ha detto a quali condizioni sarebbe pronta a rendere tutto, e anche pi di quanto noi domandiamo. Basta, non voglio scrivere altro su questo; d a mia madre che tutto andr bene. Intanto, a proposito di questa piccola questione, ho osservato che l'incomprensione reciproca e l'indolenza fanno forse pi male nel mondo della malignit e della cattiveria. Almeno queste due ultime sono certo pi rare.
Del resto io qui mi trovo benissimo; la solitudine  un balsamo prezioso per il mio spirito in questo luogo di paradiso, e questa stagione di giovinezza riscalda potentemente il mio cuore che spesso rabbrividisce. Ogni albero, ogni siepe  un mazzo di fiori e io vorrei essere un maggiolino per librarmi in questo mare di profumi e potervi trovare tutto il mio nutrimento.
La citt in se stessa non  bella, ma la circonda un indicibile splendore di natura. Questo spinse il defunto Conte M. a piantare un giardino sopra una delle colline che graziosamente si intrecciano e formano leggiadrissime valli. Il giardino  semplice, e si sente fin dall'entrare che ne tracci il piano non un abile giardiniere, ma un cuore sensibile che qui voleva godere se stesso. Ho gi sparso lacrime su colui che non  pi, in quel cadente gabinetto che era un giorno il suo posticino favorito e che ora  il mio. Presto sar padrone del giardino; il giardiniere mi si  gi affezionato in questi pochi giorni e non dovr pentirsene.


10 maggio.

La mia anima  pervasa da una mirabile serenit, simile a queste belle mattinate di maggio che io godo con tutto il cuore. Sono solo e mi rallegro di vivere in questo luogo che sembra esser creato per anime simili alla mia. Sono cos felice, mio caro, cos immerso nel sentimento della mia tranquilla esistenza che la mia arte ne soffre. Non potrei disegnare nulla ora, neppure un segno potrei tracciare; eppure mai sono stato cos gran pittore come in questo momento. Quando l'amata valle intorno a me si avvolge nei suoi vapori, e l'alto sole posa sulla mia foresta impenetrabilmente oscura, e solo alcuni raggi si spingono nell'interno sacrario, io mi stendo nell'erba alta presso il ruscello che scorre, e pi vicino alla terra osservo mille multiformi erbette; allora sento pi vicino al mio cuore brulicare tra gli steli il piccolo mondo degli innumerevoli, infiniti vermiciattoli e moscerini, e sento la presenza dell'Onnipossente che ci ha creati a sua immagine e ci tiene in una eterna gioia. Amico mio, quando dinanzi ai miei occhi si stende il crepuscolo e posa intorno a me il mondo e il cielo tutto nell'anima mia come la sembianza di donna amata, allora spesso sono preso da un angoscioso desiderio e penso: Ah, potessi tu esprimere tutto questo, trasfonderlo sulla carta cos pieno e caldo come vive in te, e fosse questo lo specchio della tua anima, come la tua anima  lo specchio del Dio infinito. Ma mi sprofondo in un abisso e m'inchino alla potenza dello splendore di questa visione.


12 maggio.

Io non so se spiriti ingannevoli si librino su questa contrada o se la calda, celeste fantasia che  nel mio cuore renda tutto cos paradisiaco intorno a me. Ecco l una fonte, una fonte alla quale io sono legato come Melusina alle sue sorelle. Tu scendi per un piccolo poggio e ti trovi dinanzi a un arco, da dove venti scalini ti conducono gi a una limpidissima acqua che sgorga da rocce marmoree. Il piccolo muro che chiude il recinto, gli alti alberi che l'ombreggiano intorno, la freschezza del luogo: tutto questo ha un non so che di piacevole e di attraente. Non passa giorno che io non sieda l un'ora. Vengono dalla citt le fanciulle ad attingere acqua, innocente e necessaria faccenda che una volta compivano le stesse figlie dei re. E quando sono l, il mondo antico, patriarcale, rivive potentemente in me e ripenso come i nostri padri alla fontana stringevano e rompevano relazioni e come attorno alle fontane e alle sorgenti ondeggiassero spriti benefici.
Oh colui che non pu partecipare a questi sentimenti, non deve mai essersi dissetato a una fresca fontana dopo una faticosa passeggiata, in un giorno d'estate!


13 maggio.

Mi domandi se devi spedirmi i miei libri. Mio caro, te ne prego in nome di Dio, tienimeli lontani. Non voglio pi esser guidato, ravvivato, infiammato; questo cuore arde abbastanza per se stesso; ho bisogno di un canto che mi culli, e questo l'ho trovato, in tutta la sua pienezza, nel vecchio Omero. Quante volte io calmo il mio sangue ardente... perch tu non avrai mai visto nulla di cos mutevole come il mio cuore. Amico mio, ho bisogno di dire questo a te che tanto spesso ne hai sopportato il peso e che mi hai visto passare dall'affanno ai pi arditi sogni e da una dolce malinconia alla pi funesta passione? Di modo che io considero il mio cuore come un bambino ammalato; e gli concedo ogni capriccio. Ma non lo dire a nessuno: ci sarebbero persone che non me lo perdonerebbero.


15 maggio.

L'umile gente del villaggio ormai mi conosce, e tutti mi vogliono bene, specialmente i bambini. Sulle prime quando io mi univo a loro e li interrogavo amichevolmente su questo o su quello, alcuni credevano che io volessi prendermi gioco di loro e mi rispondevano bruscamente. Io non me ne ebbi a male, soltanto compresi pi distintamente quanto spesso avevo gi osservato: le persone di una certa condizione si tengono a una fredda distanza dal popolo, come se credessero di perdere qualche cosa avvicinandolo; vi sono poi giovani spensierati e malvagi burloni che ostentano di abbassarsi, per far maggiormente sentire alla povera gente la loro superbia.
So bene che noi non siamo n possiamo essere tutti uguali; ma ritengo che colui il quale sente il bisogno di allontanarsi dalla cosiddetta plebe per averne il rispetto,  biasimevole quanto un codardo che si nasconda al suo nemico per tema di esserne ucciso.
Di recente andai alla fontana e trovai una giovane donna di servizio che aveva posato il secchio sull'ultimo scalino e guardava intorno per vedere se nessuna compagna venisse e l'aiutasse a posarselo sulla testa.
Io scesi e la guardai. - Posso aiutarvi? - le chiesi. Divent rossa rossa e disse: - Oh no, signore. - Senza complimenti. - Si aggiust il cercine e io l'aiutai. Mi ringrazi, e sal per la scala.


17 maggio.

Ho fatto conoscenze d'ogni specie, ma non ho ancora trovato la SOCIETA'. Non so che cosa posso avere di attraente per questi uomini; molti di loro mi vogliono bene, mi seguono e a me dispiace quando la nostra via  comune solo per un piccolo tratto. Se tu mi domandi com' qui la gente, dovr risponderti: come dappertutto. La razza umana  cosa uniforme! I pi passano la maggior parte del tempo lavorando per vivere e, nei brevi momenti di libert che rimangono loro, si tormentano per cercare ogni mezzo per essere liberi. O destino degli uomini!
Del resto  proprio della buonissima gente. Talvolta io mi concedo un momento d'oblio e godo con loro le gioie che all'uomo sono concesse: sedere a una parca mensa con animo aperto e cordiale, fare una gita, disporre una ritmica danza, e simili cose; questo esercita allora su di me una benefica influenza: soltanto io non devo pensare a tante altre forze che sono latenti in me, e si corrompono inutilizzate, e che io devo accuratamente nascondere. Il mio cuore ne  angosciato. Ma, pure, essere incompresi  la sorte di tutti noi.
Se fosse qui l'amica della mia giovinezza, se io l'avessi conosciuta! Ma dovrei dire a me stesso: tu sei un pazzo, tu cerchi ci che in nessun luogo si pu trovare! Ma io l'ho avuta; ho sentito il suo cuore, la sua grande anima, e, al suo cospetto, mi sembrava di esser pi di quello che io ero, perch ero tutto ci che potevo essere.
Buon Dio! c'era allora una sola forza della mia anima che rimanesse inattiva? non potevo io forse spiegare tutto il mirabile sentimento col quale il mio cuore comprende la natura? Non erano forse i nostri colloqui un eterno intrecciarsi del pi elevato sentimento e del pi acuto INTELLETTO, di cui le gradazioni fino a quelle del mal garbo erano segnate dall'orma del genio? E ora! La sua et, pi grave della mia, l'ha condotta alla tomba pi presto di me, e io non dimenticher mai il suo forte sentire e la sua divina tolleranza.
Da pochi giorni ho incontrato un giovane B., dall'aspetto simpatico e aperto. Esce ora dall'Universit, non si ritiene un dotto, ma crede di saperne pi degli altri. Infatti per quel che ho potuto capire si  applicato a studi di ogni sorta e ha notevoli cognizioni.
Appena ha saputo che io disegno molto e che so il greco (due cose miracolose in questo paese),  venuto da me e ha fatto pompa di molta sapienza, da Batteux a Wood, da de Piles a Winkelmann; mi ha assicurato che egli ha letto tutta la prima parte della teoria di Sulzer, e che possiede un manoscritto di Heine sullo studio dell'antichit. Io l'ho lasciato dire.
Ho fatto conoscenza con un'altra brava persona: il borgomastro, uomo leale e schietto. Pare sia una vera gioia spirituale vederlo tra i suoi figli; ne ha nove, e specialmente si dice un gran bene della figliola maggiore. Mi ha pregato di andarlo a visitare e vi andr uno di questi giorni. Abita in una tenuta di caccia del principe, a un'ora e mezzo da qui: dopo la morte di sua moglie ha avuto il permesso di ritirarvisi perch il soggiorno in citt e nella casa comunale gli faceva troppo male. Inoltre ho incontrato degli originali in cui tutto  spiacevole, e sopratttutto insopportabili sono le manifestazioni di amicizia.
Addio; questa lettera, tutta storica, ti piacer!


22 maggio.

Gi qualcuno ha pensato che la vita dell'uomo sia soltanto un sogno, e questo sentimento si  impadronito anche di me. Quando io contemplo i confini nei quali stanno rinserrate le forze attive e speculative dell'uomo; quando vedo come ogni attivit non mira che alla soddisfazione di bisogni i quali a loro volta non hanno altro scopo che di prolungare la nostra povera esistenza, e vedo inoltre che il tranquillizzarsi su alcuni punti della nostra ricerca spirituale non  che una FANTASTICA rassegnazione di chi dipinga con svariate immagini e luminose vedute le pareti fra le quali  prigioniero, tutto ci, mio caro Guglielmo, mi rende muto. Io rientro in me stesso e trovo un mondo, ma formato pi di presentimenti e di cupi desideri che di immagini e di forze viventi. Allora tutto ondeggia davanti ai miei sensi, io sorrido e continuo a sognare nel mondo.
Tutti i pi sapienti istitutori e maestri sono d'accordo nel dire che i fanciulli non sanno perch VOGLIONO; ma anche i grandi, simili ai fanciulli, barcollano su questa terra e, come quelli che non sanno donde vengono e dove vanno, non agiscono secondo uno scopo determinato e si lasciano governare da biscotti e dolci e vergate; questo invece nessuno lo vuol credere, eppure a me sembra sia una verit da toccare con mano.
Ammetto, perch so quali obiezioni tu potresti farmi, che sono proprio i pi felici coloro che vivono giorno per giorno come i bambini, portando a spasso le bambole che vestono e spogliano, girando con gran rispetto intorno alla dispensa dove la mamma ha rinchiuso il pan dolce, e quando infine riescono a ottenere la ghiottoneria desiderata, la divorano e con la bocca piena gridano: ancora! Queste sono felici creature! E anche sono felici coloro che danno splendidi nomi alle loro frivole occupazioni o alle loro passioni e fanno credere al genere umano che siano queste opere gigantesche, dedicate alla sua salvezza e alla sua prosperit.
Felice chi pu vivere cos! Ma chi umilmente riconosce a che cosa tutto questo conduce, chi vede come ogni savio borghese possa, secondo che gli aggrada, trasformare il suo giardino in un paradiso, e come anche l'infelice continui il suo cammino sotto i fardelli e tutti siano egualmente interessati a vedere per un minuto di pi la luce del sole, colui pure  tranquillo e forma il suo mondo in se stesso, ed  felice, perch  un uomo. E per quanto limitati siano i suoi confini, egli custodisce pur sempre nel cuore il sentimento della libert e sente di potere, quando volesse, abbandonare questo carcere.


26 maggio.

Tu conosci da tempo la mia abitudine di costruire, di innalzare, a caso, in qualche luogo tranquillo una capanna e di vivere l con ogni ristrettezza: anche qui ho trovato un posticino che mi  convenuto.
Circa a un'ora dalla citt vi  un luogo chiamato Wahleim (nota dell'autore: il lettore non si dia pena di ricercare i luoghi qui nominati: si  creduto necessario di cambiare i veri nomi che si trovano nell'originale. Fine della nota). La sua posizione presso una collina  molto interessante e, quando si esce dal villaggio e si va su per un sentiero, si ha il colpo d'occhio di tutta la valle. Una buona ostessa che, pur essendo vecchia,  piacevole e vivace, offre vino, birra e caff; ma, quello che pi importa, sono due tigli che con i loro archi coprono la piccola piazza dinanzi alla chiesa che  circondata da case di contadini, fattorie, castelli. Non potrei facilmente trovare un posticino pi intimo e segreto, di modo che dall'osteria faccio portar fuori il mio tavolino e una sedia, e l bevo il mio caff e leggo Omero.
La prima volta che per caso capitai sotto i tigli in un bel pomeriggio, trovai il luogo solitario. Tutti erano ai campi: soltanto un fanciullo di circa quattro anni sedeva per terra e fra le gambe ne teneva un altro di forse sei mesi, stringendolo con le braccia al petto in modo da fargli una specie di seggiola; e nonostante la vivacit con la quale egli volgeva attorno i suoi occhi neri, sedeva perfettamente tranquillo. Faceva piacere a vederlo; mi sedetti su un aratro che era l di fronte e disegnai con vero godimento la scena fraterna. Vi aggiunsi la siepe che era vicina, una porta di fienile e alcune ruote rotte, cos com'erano disposte, e dopo un'ora trovai che avevo fatto un disegno ordinato e interessante senza avervi messo nulla di mio. Questo mi ha confermato nel mio proposito di attenermi per l'avvenire unicamente alla natura. Essa soltanto  infinitamente ricca, essa sola forma il grande artista. Si pu dir molto in favore delle regole; all'incirca quello che si pu dire in lode della societ civile: un uomo formatosi secondo le regole non far mai nulla di assurdo e di cattivo, come chi si modella sulle leggi della buona creanza non sar mai un vicino insopportabile, n potr divenire un vero scellerato; ma tutte le regole, si dica quello che si vuole, distruggono il vero sentimento e la vera espressione della natura.
Questo  troppo - dirai tu - esse non fanno che moderare, recidere i rami esuberanti eccetera. Caro amico, devo servirmi di un paragone? E' come l'amore! Un giovane si dedica completamente a una ragazza; passa tutte le ore del giorno presso di lei, usa tutte le sue forze e le sue facolt per mostrarle che le appartiene interamente. Viene allora un filisteo, un uomo che occupa una carica importante, e gli dice: Mio carissimo signore: amare  umano, ma voi dovete amare virilmente! Dividete le vostre ore, datene alcune al lavoro, e dedicate alla fanciulla che amate quelle che vi restano libere. Contate i vostri averi e, con quello che vi rimane dopo aver provveduto al necessario, non vi proibisco di fare a lei un regalo, ma non troppo spesso, per esempio nel suo giorno natalizio e per il suo onomastico. Se il giovane segue il consiglio, potr diventare un uomo utile e consiglierei al Principe di dargli un impiego. Ma  finita per il suo amore, e per la sua arte se egli  artista. Oh amici miei! perch il torrente del genio cos raramente straripa, cos raramente spumeggia in grandi flutti e scuote le vostre anime stupite? Cari amici,  perch sulle due rive abitano dei tranquilli signori, di cui le casette campagnole, le aiuole di tulipani e gli orti sarebbero devastati, ed essi sanno preservarsi dal minaccioso pericolo con argini e fosse costruite in tempo.


27 maggio.

Mi accorgo di esser caduto in estasi, paragoni e declamazioni e ho dimenticato di raccontarti quello che  poi accaduto dei due bambini. Rimasi per ben due ore seduto sull'aratro, tutto preso dal sentimento pittorico che ti descrive la mia frammentaria lettera di ieri. A sera una giovane donna venne verso i fanciulli che intanto non si erano mossi: aveva un cestello infilato al braccio e gridava da lontano: Filippo, sei stato proprio bravo! Mi salut, io ricambiai il saluto e, alzandomi, mi avvicinai a lei e le chiesi se fosse la madre dei due bimbi. Mi disse di s e, mentre dava al pi grande una mezza ciambella, prendeva in braccio il piccolo e lo baciava con tenerezza tutta materna.
"Ho affidato il mio piccino a Filippo - mi disse - e sono andata in citt col pi grande per comprare pane bianco, zucchero e un tegamino di terra".
Vidi tutto questo nel paniere, di cui era caduto il coperchio.
"Ora voglio cuocere una minestra per stasera al mio Giovanni (era il nome del pi piccolo), quel birichino del mio figliolo maggiore mi ha rotto ieri il tegame, disputandosi con Filippo gli avanzi della pappa".
Domandai del maggiore, e lei mi aveva appena detto che era nel prato a correr dietro a due oche, quando il fanciullo arriv saltellando e portando al secondo un ramo di nocciolo. Mi intrattenni ancora con la donna e seppi che era la figlia del maestro elementare, e che il marito era in viaggio in Svizzera dove si era recato per raccogliere l'eredit di un cugino.
"Volevano ingannarlo - mi disse - e non rispondevano alle sue lettere; cos  andato di persona. Purch non gli sia accaduto nulla di male; io non ho avuto sue notizie!".
Mi fece pena staccarmi da quella donna: diedi un soldo a ciascuno dei bimbi, e uno a lei perch comprasse per il piccolo un panino da aggiungere alla pappa, quando sarebbe andata in citt.
Ti assicuro, mio caro, che quando non riesco a frenare i miei sensi, calma il mio tumulto la vista di una creatura come questa, che trascorre in una felice tranquillit la stretta cerchia della sua esistenza e vive giorno per giorno, e vede cadere le foglie pensando soltanto che l'inverno si avvicina. Da allora io vado spesso laggi. I fanciulli hanno fatto amicizia con me, hanno lo zucchero quando io bevo il caff e la sera dividono con me il pane e burro e il latte quagliato. La domenica non manca mai il loro kreuzer, e se io non mi trovo l all'ora della preghiera, l'ostessa ha l'ordine di distribuirlo.
Essi sono pieni di espansivit, mi raccontano ogni cosa, e io godo specialmente di osservare le loro passioni e l'esplosione dei loro desideri quando si riuniscono molti bambini del villaggio.
Ho durato gran fatica a persuadere la madre la quale temeva che i bambini potessero dar fastidio al SIGNORE.


30 maggio.

Quello che ti dicevo recentemente a proposito della pittura, pu anche riferirsi alla poesia: si tratta soltanto di saper riconoscere quello che c' di meglio e di osare esprimerlo: certo questo si chiama dir molto in poche parole. Oggi ho assistito a una scena che, ben descritta, formerebbe il pi bell'idillio del mondo: ma che importa dire POESIA, SCENA, IDILLIO? perch bisogna sempre agghindarsi quando si vuole interessarsi a una manifestazione di natura?
Se ti aspetti, dopo questo esordio, qualcosa di elevato e di eccezionale, t'inganni. E' semplicemente un contadino che mi ha destato questa viva simpatia. Come al solito io racconter molto male e, come al solito, io penso, tu mi troverai esagerato:  ancora Wahlheim, e sempre Wahlheim che produce queste meraviglie.
Una comitiva era riunita sotto i tigli a bere il caff: poich non mi piaceva gran che, presi un pretesto per rimanere isolato.
Un contadino usc da una casa vicina e si mise ad accomodare qualcosa all'aratro che io avevo recentemente disegnato. Il suo aspetto mi piacque, gli parlai, gli domandai delle sue condizioni; la conoscenza fu ben presto fatta e, come mi avviene con quella gente, divenne intimit.
Mi raccont che era al servizio di una vedova e che ne era trattato molto bene. Mi parl tanto di lei e ne fece tali lodi che io potei subito capire come egli le fosse completamente devoto. Diceva che lei non era pi giovane, che il primo marito l'aveva fatta soffrire e che non voleva pi sposarsi; dal suo racconto traspariva chiaramente quanto egli la trovasse bella e affascinante, quanto desiderasse di essere prescelto a cancellare il ricordo dei torti del primo marito, e io dovrei ripeterti il suo discorso parola per parola per darti un'idea della pura inclinazione, dell'amore e della fedelt di quell'uomo. Dovrei possedere le facolt di un gran poeta per poterti ripetere al vivo l'espressione dei suoi gesti, l'armonia della sua voce e il fuoco che si rivelava nel suo sguardo. No, le parole non potrebbero mai esprimere la tenerezza che si manifestava nel suo essere e nel suo aspetto: sarebbe scialbo, incolore tutto quello che io potrei dire. Specialmente mi commoveva il suo timore che io potessi dubitare della correttezzza dei suoi rapporti con lei. Soltanto nell'intimo dell'anima mia io posso ripetere il fascino da cui ero preso sentendolo parlare dell'aspetto di lei, del suo corpo che lo attirava potentemente e lo avvinceva, pur essendo privo dello splendore della giovinezza. Nella mia vita non mi  mai accaduto di vedere un desiderio, una calda, nostalgica passione accompagnata da tanta purezza; devo dire anzi che non ho saputo neppure pensare e sognare cos puramente. Non rimproverarmi se ti dico che al ricordo di quell'innocenza e di quella sincerit d'affetto l'anima mia arde, che mi segue dovunque il ricordo di quella fedelt e di quella tenerezza e che, come se io stesso fossi innamorato, languisco e mi consumo. Voglio cercare di vederla al pi presto... ma piuttosto, pensandoci meglio, voglio evitarla. E' meglio che io la veda attraverso gli occhi di colui che l'ama; forse ai miei propri occhi lei non apparirebbe qual  ora, e perch dovrei guastarmi la bella immagine?

16 giugno.

perch non ti scrivo? Me lo domandi proprio tu che sei un sapiente! Dovresti indovinare che sto bene e che... In breve ho fatto una conoscenza che mi tocca proprio il cuore. Ho... non so quel che ho!
Sar difficile che io possa raccontarti ordinatamente come ho conosciuto la pi deliziosa fra le creature. Sono soddisfatto e contento; e per conseguenza non sono un buono storico.
Un angelo! ahi, questo ognuno lo dice della sua amata. E quindi non so come fare a dirti come lei sia perfetta, perch sia perfetta: in breve lei  riuscita ad avvincere tutto il mio essere.
Una grande purezza si unisce a una grande intelligenza, e la bont e l'energia, la pace dell'animo e l'amore alla vita attiva armonizzano in lei. Tutte le cose che ti scrivo non sono che chiacchiere inutili e vane astrazioni che non esprimono nulla di quello che lei . Un'altra volta... no, non un'altra volta, ora subito voglio raccontarti, perch se non lo faccio ora, non mi decido pi. Giacch, a dirti la verit, da quando ho cominciato a scriverti, tre volte sono stato sul punto di posare la penna, di far sellare il cavallo e di andar l. Eppure stamattina ho giurato che non andr oggi, ma vado ogni momento alla finestra per vedere quanto  ancora alto il sole...
Non ho potuto resistere, son dovuto andare. Ora sono di ritorno, Guglielmo, manger il pane e burro della mia cena e ti scriver. Quale gioia  stata per me il vederla nel cerchio vivace di tanti cari fanciulli, i suoi otto fratelli e sorelle!
Se continuo cos, alla fine ne saprai quanto in principio; ma ascolta, e io mi sforzer di venire ai particolari.
Ti scrissi ultimamente che ho conosciuto il consigliere S. e che egli mi ha invitato ad andarlo a trovare nel suo eremitaggio, o meglio nel suo piccolo regno. Io trascurai la cosa e non vi sarei forse mai andato, se il caso non mi avesse indicato quale tesoro si nascondeva in quella tranquilla contrada. I nostri giovanotti avevano organizzato un ballo in campagna, e io pure dovevo prendervi parte. Offrii il braccio a una ragazza buona e bella, ma nell'insieme insignificante, e fu stabilito che io avrei preso una carrozza e che con la mia dama e una cugina saremmo andati al luogo scelto per la festa, prendendo con noi, via facendo, Carlotta S.
- Ora far conoscenza con una bella signorina - disse la mia compagna, mentre traversavamo la grande foresta diradata per andare verso la casa di caccia - Badi di non innamorarsene! - aggiunse la cugina. - E perch? - dissi io. - E' gi promessa - rispose - a un brav'uomo che ora  in viaggio:  andato a mettere in ordine i suoi affari perch il padre  morto, e a procurarsi un buon impiego. -
La notizia mi fu piuttosto indifferente.
Mancava ancora un quarto d'ora perch il sole raggiungesse la montagna, quando arrivammo alla porta della villa.
Era un caldo soffocante, e le signore mostravano qualche preoccupazione per un temporale che alcune nuvole bianche, grige e cupe sembravano far presagire, radunandosi all'orizzonte. Io calmai i loro timori, dandomi l'aria di saper presagire il tempo, bench io stesso temessi che la nostra festa sarebbe stata turbata.
Io ero sceso di carrozza, e una donna, che era venuta alla porta del cortile, ci preg di scusare un momento, che la signorina Carlotta sarebbe venuta subito. Traversai il cortile, andai verso la casa ben costruita e quando salii la scala esterna e spinsi la porta, si present ai miei occhi il pi grazioso spettacolo che mai avessi visto. Nella sala d'entrata sei fanciulli dai due ai sei anni si agitavano intorno a una bella giovinetta, di media statura, ornata di una semplice veste bianca con nastri rosa al petto e alle braccia. Aveva in mano un pane nero e tagliava a ciascuno dei piccoli che le erano intorno un pezzo proporzionato all'et e all'appetito; lo porgeva a ognuno gentilmente, e ognuno proferiva il suo spontaneo "Grazie", dopo aver tenuto a lungo le manine in alto, ancor prima che il pane fosse tagliato; poi si allontanavano con la loro merenda saltellando, o alcuni, secondo il loro pi tranquillo carattere, si avvicinavano quieti al portone per vedere i forestieri e la carrozza sulla quale doveva montare la loro Carlotta.
"Vi prego di perdonarmi - disse lei - se vi ho dato il fastidio di entrare e se ho fatto attendere le signore. Nel vestirmi e nel dar le disposizioni necessarie alla casa durante la mia assenza, ho dimenticato di dare la merenda ai miei piccoli ed essi vogliono che il pane sia tagliato proprio da me". Balbettai un complimento insignificante; tutta la mia anima era presa dal suo aspetto, dal suono della sua voce, dal suo portamento, ed ero appena rinvenuto dalla sorpresa quando lei corse nella sua camera a prendere i guanti e il ventaglio. I bambini mi guardavano e stavano da parte, a una certa distanza; mi avvicinai al pi piccolo: un bellissimo bimbo, che si ritrasse da me, proprio quando Carlotta rientrava. Lei gli disse: "Luigi, dai la mano a quel signore, tuo cugino". Il bimbo obbed graziosamente, e io non potei fare a meno di abbracciarlo, nonostante il suo nasino imbrattato. "Cugino?" dissi io, mentre le porgevo la mano, "credete che io sia degno della gioia di esser vostro parente? - Oh", disse lei, con un arguto sorriso, "la nostra parentela  molto estesa; mi dispiacerebbe che voi foste il peggiore di tutti!".
Scendendo diede a Sofia, una fanciulla di circa undici anni, la maggiore dopo di lei, l'incombenza di badare ai pi piccoli e di salutare il padre quando fosse ritornato dalla sua cavalcata. Ai piccoli raccomand di ubbidire a Sofia come avrebbero obbedito a lei, ed alcuni lo promisero sinceramente. Ma una piccola impertinente di circa sei anni disse: - Ma non sei tu, Carlottina, e noi preferiamo quando sei tu! - I due ragazzi pi grandi si erano arrampicati sulla vettura e, alla mia preghiera, la sorella permise loro di accompagnarci fino al limite della foresta, se promettavano di non farsi dispetti e tenersi ben saldi.
Ci eravamo appena seduti e le signore si erano da poco scambiati i saluti e le impressioni sui loro vestiti, e specie sui cappelli, e avevano passato in rivista la compagnia che ci attendeva, quando Carlotta fece fermare il cocchiere e scendere i fratelli, i quali vollero baciarle un'altra volta la mano, ci che il primo fece con tutta la tenerezza con cui avrebbe potuto farlo un ragazzo di quindici anni, e l'altro con vivacit e spensieratezza. Lei salut ancora una volta i bambini e proseguimmo il cammino.
La cugina le domand se aveva finito il libro che recentemente le aveva mandato. - No, disse Carlotta, non mi piace e ve lo render: anche il precedente non era migliore. - Rimasi meravigliato quando domandai di quali libri si trattava e lei mi rispose... (Nota dell'autore: Si  creduto necessario sopprimere questo passo della lettera per non dare ad alcuno, motivo di lamento. Bench in fondo ogni autore darebbe ben poca importanza al giudizio di una fanciulla e di un giovane. Fine della nota). Trovavo una profonda individualit in tutto ci che lei diceva e a ogni sua parola vedevo un nuovo fascino, un nuovo raggio del suo spirito brillarle sul viso che si andava animando sempre pi, perch lei sentiva che io la comprendevo. "Quando ero pi giovane", diceva, "nulla mi dilettava quanto i romanzi. Sa Dio come ero felice se potevo la domenica sedermi in un angolo e seguire con tutto il cuore le vicende liete o tristi di una Miss Jenny. Non nego che ancor oggi questo genere di libri abbia attrattiva per me; ma giacch molto raramente posso prendere in mano un libro, bisogna che esso almeno sia completamente di mio gusto. E l'autore che io preferisco  quello che rappresenta il mio mondo, nel quale tutto avviene come intorno a me, le cui storie mi interessano e mi stanno a cuore come la mia vita domestica, che non  proprio un paradiso, ma che in complesso  una fonte di gioie inesprimibili".
Io facevo sforzi per nascondere la commozione che mi destavano quelle parole. Ma non potei durare a lungo, perch quando la sentii parlare incidentalmente, con profonda verit del VICARIO DI WAKEFIELD di... (Nota dell'autore: Anche qui sono stati tralasciati i nomi di alcuni autori nazionali. Quelli che godono il favore di Carlotta lo sentiranno nel proprio cuore, se leggeranno questa pagina, e del resto nessuno ha bisogno di conoscere i gusti di lei. Fine della nota), non potei pi trattenermi, le dissi tutto quello che mi venne in mente, e solo qualche tempo dopo, quando Carlotta rivolse la parola alle altre, osservai che per tutto quel tempo erano rimaste con gli occhi spalancati, come se si fossero trovate in un altro mondo. La cugina mi guardava con aria canzonatoria, ma non me ne importava nulla.
La conversazione cadde poi sui piaceri della danza.
- Se pure questa passione  colpevole, disse Carlotta, confesso che non c' cosa al mondo che io metta al di sopra del ballo. E se mi passa qualcosa di triste per la testa, basta che io strimpelli una contradanza sul mio piano scordato e subito mi torna il buon umore. -
Durante la conversazione quanto mi beavo dei suoi occhi neri! E come le sue vivide labbra e le sue fresche guance deliziavano tutta la mia anima! Ed ero cos preso dall'alto significato dei suoi discorsi che non udivo le parole con le quali si esprimeva - e tu che mi conosci puoi farti un idea di questo. -
In breve scesi di carrozza come in preda a un sogno, quando ci fermammo davanti alla casa della festa, ed ero cos perduto nelle mie fantasticherie, tra i bagliori del crepuscolo, che appena sentii la musica il cui suono scendeva fino a noi dalla sala illuminata.
Il signor Audran e un certo N. N... - come si pu ricordare tutti i nomi? - che erano i ballerini della cugina e di Carlotta ci ricevettero allo sportello della carrozza, s'impadronirono ciascuno della sua dama, e io condussi di sopra la mia.
Cominciammo a ballare il minuetto: io invitai una signora dopo l'altra, e proprio quelle che avevano meno grazia non si decidevano mai a porgere la mano e a finire il ballo. Carlotta e il suo cavaliere cominciarono una danza inglese e tu puoi immaginare quale fu la mia gioia quando dovemmo metterci in figura con lei!
Metteva nel ballo l'anima e il cuore, il suo corpo si muoveva armonioso, lei era spensierata e ingenua come se non pensasse, non sentisse che la danza; e certo in quel momento ogni altra cosa era sparita per lei.
La pregai di concedermi la seconda contradanza; mi promise la terza e, con la pi grande franchezza, mi disse che amava molto il valzer. "L'uso vuole che per il valzer ogni cavaliere resti con la sua dama, ma il mio balla male, e mi sar grato se gli risparmier questa fatica. La vostra ballerina  nelle stesse condizioni e invece ho visto nella danza inglese che voi siete molto abile; se volete dunque ballare il valzer con me, andate a chiedermi al mio cavaliere, e io m'intender con la vostra dama".
Le diedi allora la mano, e fu deciso che nel frattempo il suo cavaliere avrebbe tenuto compagnia alla mia ballerina.
Via dunque! Ci divertimmo dapprima a intrecciare variamente le braccia. Con quale grazia e leggerezza lei si muoveva! Venne poi il momento di cominciare il valzer; le coppie cominciarono a girare le une intorno alle altre come sfere celesti, e ci fu un po' di confusione perch pochi sanno ballare bene. Noi fummo prudenti e lasciammo sfogare gli altri; poi quando i meno abili ballerini ebbero lasciato libero il campo, ci mettemmo in lizza con un'altra valida coppia: Audran e la sua dama. Non sono mai stato cos abile e leggero: non ero pi un uomo. Avere fra le braccia un'amabile creatura, girare con lei in un turbine come la tempesta, e non veder pi niente intorno a s... Per dirti la verit, Guglielmo, ho giurato che se amassi una fanciulla e aspirassi a lei, dovrebbe ballare il valzer soltanto con me e non con altri, a qualunque costo. Tu mi capisci,  vero?
Facemmo qualche giro, camminando per la sala, per riprendere fiato. Poi lei sedette, e le arance che avevo messo da parte, le sole che mi restavano, ci furono utilissime... soltanto, io mi sentivo il cuore trafitto quando, per complimento, lei offriva uno spicchio a una vicina indiscreta.
Alla terza danza inglese, noi formavamo la seconda coppia. Mentre seguivamo la colonna danzante e io (Dio sa con quale gioia) pendevo dal suo braccio e dal suo sguardo, dove brillava la pi sincera e pura espressione di piacere, arrivammo presso una signora che avevo gi osservato per il suo aspetto piacente bench non fosse pi giovane. Guard Carlotta sorridendo, alz un dito in atto minaccioso e, passando, pronunzi due volte il nome di Alberto in tono significativo.
Chi  Alberto? se non sono indiscreto, chiesi a Carlotta. Lei stava per rispondermi, ma dovemmo separarci per formare una catena di otto, e mi parve scorgere, quando c'incontrammo, l'ombra di una preoccupazione sulla sua fronte. Quando mi diede la mano per la PROMENADE, disse: "perch dovrei nascondervelo? Alberto  un onest'uomo al quale sono quasi promessa". Non era una novit per me: le ragazze me lo avevano detto lungo il cammino, eppure mi parve una notizia inattesa perch non l'avevo considerata in rapporto a lei che in pochi minuti mi era diventata tanto cara.
In breve, mi confusi, fui smemorato, mi trovai in mezzo a un'altra coppia, guastai ogni cosa, e ci volle la presenza di spirito di Carlotta che mi tirava di qua e di l per ristabilire l'ordine al pi presto.
Il ballo non era ancora finito quando i lampi, che da molto tempo vedevamo brillare all'orizzonte e che sempre avevo dati per lampi di calore, si fecero pi frequenti e il tuono copr il suono della musica. Tre dame fuggirono, e i loro cavalieri le seguirono: il disordine divenne generale e la musica cess. Quando una disgrazia o qualche cosa di spaventoso ci coglie immersi nel piacere, esso produce naturalmente in noi una forte impressione, in parte a causa del contrasto che ce lo fa sentire pi vivo, in parte perch i nostri sensi sono aperti alle emozioni e ricevono pi rapidamente ogni impressione. A questo io devo attribuire lo strano contegno al quale vidi abbandonarsi molte signore. La pi saggia si mise in un angolo, volgendo la schiena alla finestra e turandosi le orecchie; un'altra s'inginocchi davanti a lei e le nascose la testa sul grembo; una terza venne tra loro due e abbracci la sorellina in un torrente di lacrime. Alcune volevano ritornare a casa; altre non sapevano pi quello che facevano e non avevano sufficiente presenza di spirito per tenere a freno i giovani storditi che sembravano molto occupati a raccogliere dalle labbra delle belle tremanti le angosciose preghiere che esse levavano al cielo. Alcuni signori erano scesi per fumare in pace la loro pipa, e il resto della compagnia accett il saggio invito dell'ostessa che ci offriva una stanza fornita di imposte e di tende. Appena vi fummo entrati Carlotta si occup di disporre le sedie in circolo e quando, assecondando la sua preghiera, tutti ebbero preso posto, lei cominci a spiegare un gioco. Vidi parecchi cavalieri che, nella speranza di un pegno gustoso, avevano l'acquolina in bocca e tendevano le loro membra.
- Giochiamo a contare, disse Carlotta, e ora attenzione! Io andr in giro da destra a sinistra e voi conterete uno dopo l'altro, ciascuno il numero che gli toccher, il computo deve essere rapido come il lampo, e chi esita o si sbaglia ha uno schiaffo... e cos fino a mille. - Era divertente a vedersi. Lei camminava in circolo, col braccio teso. "Uno" disse il primo, "due" continu il secondo, "tre" il seguente, e cos di seguito. Poi lei cominci ad andare in fretta e sempre pi in fretta: Uno si sbaglia: Paf! uno schiaffo e, poich il vicino ride, anche Paf! E sempre pi in fretta. Io stesso ebbi due colpi e, con segreto piacere, mi parve che erano pi forti di quelli che dava agli altri. Uno scoppio generale di risate e di chiasso pose fine al gioco prima che si arrivasse a mille. Gli amici fra di loro pi intimi si tirarono da parte insieme; il temporale era cessato e io seguii Carlotta nella sala.
Via facendo mi disse: "Con gli schiaffi hanno dimenticato il temporale e tutto il resto!". Non seppi rispondere nulla, ma lei continu: "Io ero una delle pi paurose, ma nel farmi forza per dar coraggio agli altri sono diventata coraggiosa io stessa".
Ci avvicinammo alla finestra: tuonava in lontananza, una benefica pioggia cadeva sulla campagna e i pi soavi profumi salivano fino a noi nell'aria tiepida. Carlotta si appoggiava col gomito alla finestra, il suo sguardo errava sui campi, si levava al cielo, poi si posava su di me, io vidi i suoi occhi pieni di lacrime, lei pos la sua mano sulla mia e disse: Klopstock! Io ricordai l'ode sublime cui lei pensava in quel momento e mi immersi nel torrente di sensazioni che la sua parola aveva destato in me. Non potei trattenermi, mi chinai sulla sua mano e gliela baciai inondandola di dolci lacrime. E la guardai ancora negli occhi! Nobile poeta, se tu avessi potuto vedere in quello sguardo la tua apoteosi! e se io potessi ora non sentir pi pronunciare il tuo nome cos spesso profanato.


19 giugno.

Non so pi l'altro giorno a qual punto sono rimasto del mio racconto: so che erano le due di notte quando andai a letto, e che se avessi potuto chiacchierare con te, invece di scriverti, ti avrei probabilmente tenuto sveglio fino alla mattina.
Non ti ho ancora raccontato quello che accadde al nostro ritorno dal ballo e anche oggi non ne ho il tempo.
L'aurora era splendida; intorno a noi si stendevano i campi rinfrescati e la foresta stillante. Le nostre compagne di viaggio si assopirono; mi domand se volevo anch'io fare altrettanto, dicendomi di non trattenermi per lei. "Finch vedr questi occhi aperti, le dissi fissandola, non corro rischio di addormentarmi". E rimanemmo entrambi svegli fino alla porta di casa sua, che la cameriera venne ad aprire silenziosamente: alla domanda di Carlotta, lei disse che il padre e i bambini stavano bene, e che tutti dormivano ancora. La lasciai, pregandola di permettermi di andarla a vedere il giorno stesso: acconsent, e io andai: da allora il sole, la luna e le stelle possono tranquillamente seguire il loro corso: io non so se sia giorno o notte, e tutto il mondo scompare intorno a me.


21 giugno.

Vivo giorni cos felici, quali Dio ne concede ai suoi beati: qualunque cosa possa avvenirmi ora, non potr dire di non aver gustato le pi pure gioie della vita. Tu conosci il mio Wahlheim; l mi sono definitivamente stabilito: sono soltanto a una mezz'ora di distanza da Carlotta e vi godo tutta la felicit che pu essere concessa a un uomo. Eppure non avrei pensato, scegliendo Wahlheim come meta delle mie passeggiate, che esso sarebbe stato cos vicino al cielo. E quante volte nelle mie lunghe escursioni ho contemplato, dal monte, o dalla pianura che si stende al di l del fiume, la casa di caccia che ora racchiude tutti i miei desideri!
Caro Guglielmo, ho tanto meditato sul desiderio degli uomini di allontanarsi, di fare nuove scoperte, di percorrere il mondo, poi un impulso segreto limita il loro cammino, li spinge sulla via tracciata dall'abitudine, ed essi non si curano pi di quel che avviene a destra e a sinistra.
E' strano: quando sono venuto qui e, dall'alto della collina, guardavo la bella vallata, essa da ogni parte mi attirava: l  il boschetto! Oh potessi tu immergerti nella sua ombra! Lass  la cima del monte! Ah potessi tu da l contemplare la vasta contrada! E la catena di colline, e le valli piene di mistero! Oh potessi perdermi nel loro seno! E correvo lontano, e ritornavo, senza aver trovato quello che cercavo. E qual' la distanza, tale  l'avvenire! Un vasto panorama dai contorni confusi ci sta dinanzi all'anima: i nostri sensi come i nostri sguardi si perdono in esso, e con tutto il nostro essere noi aspiriamo alla volutt di provare un unico, grande, potente sentimento. E quando abbiamo corso, quando il LAGGIU'  divenuto il QUI, tutto  come prima, noi siamo nella nostra povert, negli angusti confini che prima ci chiudevano, e l'anima sospira il sollievo che le sfugge.
Cos il pi irrequieto vagabondo desidera infine la sua patria e trova nella sua capanna, nel seno della sua sposa, nella schiera dei suoi bambini, nel lavoro compiuto per loro, la gioia che invano ha cercato nel lontano mondo.
Quando la mattina al levar del sole io esco per recarmi al mio Wahlheim e l nel giardino colgo da me stesso i piselli, poi mi siedo e li sgrano mentre leggo Omero; quando scelgo un pentolino nella cucina, taglio il burro, metto i piselli al fuoco, li copro, e siedo l vicino per poterli di tanto in tanto rigirare, allora io capisco perfettamente come i superbi pretendenti di Penelope uccidessero buoi e maiali, li facessero a pezzi e li arrostissero. Nulla mi d una cos sincera e profonda sensazione di pace come i tratti di vita patriarcale che, ringraziando il Signore, posso senza affettazione introdurre nella mia vita.
Mi fa bene vedere che il mio cuore pu gustare la semplice, innocente gioia data all'uomo che porta alla sua tavola un cavolo che egli stesso ha piantato, e gode non solo del cavolo, ma di tanti bei giorni: della bella mattina in cui lo ha piantato, delle dolci sere in cui lo innaffiava e con gioia ne sorvegliava il progresso crescente: tutto in quello stesso istante gli rinnova il godimento.


29 giugno.

L'altro ieri il medico della citt venne qui in casa del Sindaco, e mi trov disteso a terra, fra i bambini di Carlotta, alcuni dei quali mi si arrampicavano addosso, mentre gli altri mi tiravano da ogni parte e levavano alte grida se io facevo loro il solletico. Il dottore che  un dogmatico fantoccio meccanico, e parlando aggiusta le pieghe dei suoi manichini e mette in mostra un grandioso collare, trov questo gioco poco dignitoso per un uomo serio: lo vidi dal suo aspetto. Non me ne curai, lasciai che facesse discorsi gravi e fabbricai di nuovo ai ragazzi i castelli di carta che avevano distrutto. Poi egli and in citt a diffondere la notizia che i bambini del Sindaco erano gi abbastanza maleducati, e che Werther finiva di guastarli!
S, mio caro Guglielmo, i bambini sono particolarmente cari al mio cuore. Quando li osservo, e vedo in quei piccoli esseri il germe di ogni virt e di ogni forza che un giorno sar loro necessaria, quando nell'ostinazione io scopro la futura costanza e fermezza di carattere, nella vivacit il buon umore e la facilit con la quale passeranno fra i pericoli della vita... e tutto questo cos puro e completo, sempre io ripeto le auree parole del Maestro degli uomini: guai a voi se non diverrete come uno di costoro! Eppure noi trattiamo come sudditi questi che sono nostri simili e che dovrebbero essere i nostri modelli. Essi non devono avere nessuna volont... E noi forse non ne abbiamo? e perch dobbiamo essere privilegiati? Forse perch siamo pi vecchi e pi abili? Buon Dio, dal tuo cielo tu non vedi che vecchi e bambini, niente altro! e tuo figlio da lungo tempo ci ha detto quali ti danno maggiore gioia. Ma essi credono in lui e non lo ascoltano - anche questa  cosa vecchia - e formano i loro bambini a loro immagine e somiglianza, e... addio Guglielmo: non voglio a questo proposito delirare di pi!


Primo luglio.

Che cosa deve essere Carlotta per un malato, io lo sento nel mio povero cuore, che  pi sofferente di uno che giaccia in un letto di dolore. Lei passer qualche giorno in citt, da una buona signora che, secondo quanto dicono i medici, non ha pi molto da vivere e che in questi ultimi momenti vuole avere Carlotta presso di s!
La settimana scorsa andai con lei a far visita al Parroco di San...;  un paesello fra i monti, a un'ora di qui. Arrivammo circa alle quattro; Carlotta aveva preso con s la sorella minore. Quando entrammo nel cortile della canonica, ombreggiato da due alberi di noce, il buon vecchio sedeva su di una panca dinanzi alla porta di casa, e appena vide Carlotta sembr rinascere a nuova vita, dimentic il suo nodoso bastone, e os muoversi per venirle incontro. Lei corse verso di lui, lo obblig a sedersi mettendoglisi vicino, gli port molti saluti del padre, e abbracci un fanciullo brutto e sudicio, il bimbo pi piccolo del pastore, il figlio della sua vecchiaia! E avresti dovuto vedere quale cura prese del vecchio: come alzava la voce perch giungesse chiara al suo orecchio mezzo sordo, come gli raccontava di persone giovani e robuste, e pure morte improvvisamente, come gli vantava l'efficacia di Carlsbad lodando la sua decisione di passarvi l'estate e come badava a ripetergli che trovava il suo aspetto migliore e pi vivace dell'ultima volta che lo aveva visto. Nel frattempo io avevo presentato i miei omaggi alla moglie del pastore. Il vecchio era del tutto rianimato e poich io non seppi trattenermi dal lodare i begli alberi di noce che ci davano ombra cos grata, egli cominci, bench con qualche difficolt, a narrarcene la storia.
"Non sappiamo chi abbia piantato il pi vecchio, - disse - chi nomina l'uno e chi l'altro pastore. Ma il pi giovane ha proprio l'et di mia moglie: cinquant'anni in ottobre. Suo padre lo piant la mattina, e lei nacque la sera. Fu il mio predecessore nel presbiterio e non si pu dire quanto l'albero gli fosse caro: n lo  meno a me. Mia moglie sedeva su una panca, alla sua ombra, e lavorava di calza, quando io, ventisette anni fa - ero allora un povero studente - entrai per la prima volta in questo cortile".
Carlotta gli domand di sua figlia; rispose che era andata in un prato vicino, con il signor Schmidt, a vedere gli operai, e il vecchio prosegu il racconto: disse come il suo predecessore avesse preso a volergli bene, e cos pure la figlia di lui, e come egli fosse diventato dapprima il suo vicario e poi il suo successore. La storia era appena finita quando la figlia del pastore venne col signor Schmidt, attraversando il giardino: accolse Carlotta con calda espansione, e devo dire che non mi dispiacque affatto:  una brunetta vivace e ben fatta che deve rendere molto piacevole il tempo a chi lo passi con lei in campagna. Il suo innamorato (come tale si present subito il signor Schmidt) era una persona fine, ma silenziosa, e non volle prender parte alla nostra conversazione, bench Carlotta ve lo spingesse continuamente. E io rimasi turbato, potendo vedere dal suo viso che non per mancanza d'intelligenza egli se ne stava appartato, ma per capriccio e cattivo umore. E questo apparve in seguito anche pi evidente, giacch quando passeggiando Federica si trov con Carlotta e, casualmente, anche con me, il viso di quel signore, gi naturalmente bruno, divenne cos cupo che era proprio tempo che Carlotta mi tirasse per la manica e mi avvertisse che ero troppo gentile con Federica. Ora, nulla mi urta tanto quanto vedere gli uomini tormentarsi l'un l'altro, specie quando sono giovani che potrebbero godere di tutte le gioie e che invece si amareggiano i pochi giorni buoni concessi e troppo tardi si accorgono della loro irreparabile prodigalit. Questo proprio mi tormenta, e la sera quando ritornammo al presbiterio e fummo seduti attorno a una tavola dove ci servirono del latte, allorch la conversazione cadde sui dolori e le gioie della vita, non potei trattenermi dal cogliere la palla al balzo e parlare con tutta l'anima contro il cattivo umore.
"Spesso noi ci lamentiamo, dissi, perch pochi sono i giorni buoni e molti quelli tristi, ma abbiamo torto, a quel che mi sembra. Se avessimo sempre il cuore aperto e pronto a godere il bene che Dio ogni giorno ci concede, avremmo poi forza sufficiente per sopportare il male quando viene".
- Ma noi non siamo padroni del nostro umore - disse la moglie del pastore - molte volte esso dipende dalla salute! quando si  sofferenti si sta male dovunque. -
Le diedi ragione, ma aggiunsi: - Ebbene, consideriamo la cosa come una malattia, e vediamo se non esistono dei rimedi.
- E' giusto, disse Carlotta, credo che molto dipenda da noi, a giudicare da me stessa. Quando qualcosa mi turba e minaccia di mettermi di cattivo umore, corro in giardino canticchiando qualche ballabile, e tutto passa.
- E' proprio quello che volevo dire, ripresi, avviene per l'umore come per la pigrizia: anzi  proprio una specie di pigrizia. Per natura vi siamo molto inclinati, ma se una volta abbiamo la forza di vincerla, il lavoro ci pare facile e troviamo nell'attivit un vero piacere". Federica ascoltava attentamente, e il giovane si rivolse a me dicendo che non si  padroni di se stessi, e che tanto meno si pu comandare ai propri sentimenti. "Ma in questo caso, replicai, si tratta di una sensazione spiacevole, di cui ciascuno si libererebbe volentieri; e nessuno sa fin dove arrivano le sue forze se non le ha prima sperimentate: eppure, chi  ammalato, consulter certo tutti i medici e con grande rassegnazione prender le medicine pi amare per riacquistare la desiderata salute".
Osservai che il nobile vecchio tendeva l'orecchio per prender parte alla conversazione; allora alzai la voce, e rivolsi a lui il mio discorso: "Si predica contro tanti vizi, dissi, ma ancora non ho sentito dire che dal pergamo si sia levata la voce contro il cattivo umore".
- "Questo tocca ai pastori delle citt, disse lui; i contadini non conoscono il cattivo umore; eppure se io lo facessi non sarebbe male: potrebbe se non altro servire di lezione a mia moglie e al signor Sindaco". -
Tutti risero, ed egli pure rise di cuore, finch un colpo di tosse lo prese, e interruppe per un poco il nostro discorso. Poi il giovane prese la parola: "Voi chiamate il cattivo umore un vizio; mi sembra che siate eccessivo".
"A me non sembra, risposi; se qualcosa nuoce a noi stessi e agli altri, merita senz'altro tale nome. Come se non bastasse il non poterci render felici l'un l'altro, dovremmo anche rapirci il piacere che talvolta il nostro cuore sa procurarsi? E trovatemi un uomo di cattivo umore che sia cos bravo da nasconderlo, da sopportarlo solo, senza turbare la gioia che lo circonda! O piuttosto non deriva la nostra inquietudine da un'intima coscienza della nostra indegnit, da uno scontento di noi stessi, che sempre si collega con l'invidia e con una pazza vanit? Noi vediamo felici delle persone che non ci debbono la loro felicit, e questo non possiamo sopportarlo!".
Carlotta mi sorrise, vedendo la commozione con la quale parlavo, e una lacrima di Federica mi spinse a continuare: "Guai a coloro, dissi, che si servono dell'influenza che hanno su di un cuore per rapirgli le semplici gioie che esso sa procurare a se stesso! Tutti i doni, tutte le premure della terra non compensano un istante di spontaneo piacere, rapitoci dalla gelosa importunit del nostro tiranno!"
Il mio cuore era gonfio in quel momento; tutti i ricordi del passato si affollavano nell'anima mia, e gli occhi mi si riempivano di lacrime. Tutti ogni giorno dovrebbero dirsi: tu non puoi far altro per i tuoi amici che lasciar loro le gioie che hanno, e render pi vivo il loro piacere, godendone con essi. Infatti potresti tu, se il loro animo fosse tormentato da un'angosciosa passione e oppresso dal dolore, versar loro una goccia di balsamo consolatore?
E quando l'ultima pi dolorosa malattia sorprender la creatura che tu avrai tormentato nel fiore degli anni, e che giacer in uno stato di compassionevole esaurimento, quando il suo occhio spento sar rivolto al cielo e il freddo sudore della morte bagner la sua pallida fronte, e tu starai presso il letto come un condannato, con l'intimo sentimento di non poter far nulla nonostante tutto il tuo buon volere, allora una profonda angoscia ti stringer, pensando che daresti tutto al mondo per poter infondere nella creatura morente una stilla di forza, una scintilla di coraggio!
Il ricordo di una simile scena, alla quale avevo assistito, si risvegli potente in me mentre pronunciavo queste parole. Mi coprii gli occhi con il fazzoletto, mi allontanai dalla compagnia, e solo la voce di Carlotta che mi chiamava perch era ora di andar via, mi fece rientrare in me stesso. Cammin facendo lei mi rimprover di prendermela per tutto troppo vivamente; mi disse che questo mi far morire e che devo aver riguardo di me. Angelo caro! per te, io voglio vivere.


6 luglio.

Carlotta  sempre presso la sua amica morente, ed  sempre la stessa provvida cara creatura che, dovunque si trova, mitiga il dolore e porta la gioia. Ieri sera and a passeggiare con Marianna e con la piccola Amalia; io lo sapevo, le raggiunsi, e andammo insieme. Dopo aver camminato un'ora e mezzo, tornammo verso la citt e giungemmo alla fontana che mi era cara e che ora amo mille volte di pi. Carlotta si sedette sul muretto e noi rimanemmo in piedi davanti a lei. Io mi guardavo intorno, e ripensavo al tempo in cui il mio cuore era solo. "Mia cara fontana, dicevo, da allora non mi sono pi riposato alla tua frescura, e qualche volta, passando in fretta, non ti ho neppure guardata!". Abbassai gli occhi e vidi Amalia molto occupata a risalire con un bicchier d'acqua. Poi guardai Carlotta, e compresi tutto ci che lei  per me. Intanto arriv la piccola Amalia con il suo bicchiere. Marianna voleva prenderlo. - No, esclam la piccina dolcemente, no, tu, Carlotta devi bere per prima! - Rimasi cos commosso dalla spontaneit e dalla bont con la quale aveva parlato che, non potendo in altro modo esprimere quello che sentivo, alzai la bimba da terra e la baciai cos fortemente che si mise a piangere e a gridare. "Avete fatto male", disse Carlotta. E io rimasi confuso. "Vieni Amalia, continu, prendendola per mano e scendendo i gradini, ora ti laverai subito con l'acqua fredda, e non sar nulla".
Stetti a vedere con quale ardore la piccola si strofinava le guance con le manine bagnate, fiduciosa che la sorgente miracolosa avrebbe portato via ogni impurit e le avrebbe risparmiato la vergogna di vedersi spuntare una brutta barba; Carlotta diceva: basta, ma la bimba continuava a lavarsi con ardore, pensando che molto era meglio di poco. Ti assicuro, Guglielmo, che non ho mai assistito ad un battesimo con pi grande rispetto. E quando Carlotta risal, volentieri mi sarei prosternato davanti a lei, come dinanzi a un profeta che avesse redento i peccati di una nazione.
La sera, nella gioia del mio cuore, non potei trattenermi dal raccontare il caso a una persona alla quale attribuivo un senso di umanit, perch intelligente: ma come capitai male! Egli mi disse che Carlotta non aveva agito bene, che non bisogna mai far credere ai bambini delle fandonie perch questo d origine a una quantit di errori e superstizioni dalle quali invece guardare i bambini fin dalla pi tenera infanzia. Mi ricordai allora che quell'uomo da otto giorni aveva fatto battezzare un bambino, lasciai cadere il discorso, e rimasi in cuor mio convinto di questa verit: bisogna fare con i bambini come Dio fa con noi: egli non ci rende mai tanto felici come quando ci lascia nell'ebbrezza di una cara illusione!


8 luglio.

Come si diventa bambini! Quanto si desidera uno sguardo, proprio si diventa bambini! Eravamo andati a Wahlheim; le signore erano in carrozza, e durante la passeggiata mi parve vedere negli occhi neri di Carlotta... perdonami, sono pazzo, ma dovresti vederli tu quegli occhi! Per essere breve (giacch gli occhi mi si chiudono dal sonno) le signore erano salite in carrozza e noi stavamo l intorno, il giovane W. Selstadt, Audran e io. Si chiacchierava vivacemente con quei giovani che erano abbastanza leggeri e frivoli. Cercai gli occhi di Carlotta; essi andavano dall'uno all'altro, ma su di me, su di me che stavo l solo e triste, su di me non si fermarono! La carrozza part e una lacrima bagn i miei occhi. La seguii con lo sguardo e vidi la testa di Carlotta sporgersi fuori dello sportello, e voltarsi a guardare... chi? me forse? Mio caro, mi dibatto in questa incertezza e questa  la mia consolazione: forse lei si  voltata indietro per vedermi! forse! Buona notte, sono proprio un fanciullo!


10 luglio.

Dovresti vedere che figura stupida faccio quando in societ si parla di lei, e quando qualcuno mi domanda se mi piace... Piacermi! Odio a morte questa parola! Che uomo sarebbe quello a cui piacesse Carlotta, e che non avesse pensieri e sentimenti pieni di lei! Piacere! del resto, recentemente, qualcuno mi chiedeva se Ossiam mi piace!


11 luglio.

La signora M. sta molto male: io prego per la sua vita, giacch soffro con Carlotta: la vedo raramente presso la mia amica, e oggi lei mi ha raccontato una strana storia. Il vecchio M.  un sordido e cattivo avaro che, durante la vita di sua moglie, l'ha tormentata e fatta stentare; pure lei ha sempre saputo cavarsi d'impiccio. Pochi giorni fa, quando il medico le ebbe tolta ogni speranza, fece chiamare il marito - Carlotta era nella stanza - e gli disse: "Devo confessarti una cosa che dopo la mia morte potrebbe esser causa di turbamenti e dispiaceri: ho cercato fino ad ora di governare la nostra casa col massimo ordine e con la pi stretta economia: ma tu devi perdonarmi di averti sempre ingannato in questi trent'anni. Tu stabilisti al principio della nostra vita in comune una piccola somma per le spese della cucina e tutti gli altri bisogni domestici: quando la nostra casa divenne pi dispendiosa e i nostri affari si estesero, tu non volesti aumentare, in proporzione dei bisogni, il denaro che mi davi ogni settimana: in una parola tu sai che nel tempo in cui maggiori furono le spese, mi obbligavi a provvedere a tutto con sette fiorini alla settimana. Li ho accettati senza far rimostranze, e ho poi prelevato il resto dalle nostre entrate, giacch nessuno avrebbe potuto supporre che la padrona rubasse dalla cassa. Non ho sprecato nulla e, anche senza questa dichiarazione, sarei entrata fiduciosa nell'eternit; ma quella che dopo dovr reggere la casa non saprebbe come fare, e tu potresti sostenere che con questa somma la tua prima moglie faceva fronte alle spese".
Parlai con Carlotta dell'incredibile cecit di spirito di un uomo, il quale non si accorge che dev'esserci qualche mistero, se sette fiorini bastano a una spesa che importa il doppio. Ma ho conosciuto delle persone che senza stupore avrebbero tenuto nelle loro case l'inesauribile ampolla d'olio del Profeta.


13 luglio.

No, non m'inganno: leggo nei suoi occhi neri un vero interesse per me, per la mia sorte. Io sento, e posso lasciar parlare il mio cuore, sento che lei... devo in queste parole esprimere la mia celeste felicit? sento che lei mi ama!
Mi ama! E come sono divenuto caro a me stesso! a te posso dirlo perch hai l'animo atto a comprendermi. Come mi sento elevato ai miei propri occhi da quando lei mi ama!
E' forse presunzione? o  coscienza dei veri sentimenti che ci uniscono? Io non conosco nessun uomo di cui temere l'influenza sul cuore di Carlotta. Pure quando lei parla del suo fidanzato con tanto calore e con tanto affetto, mi sento come un uomo al quale si sottraggano tutti i suoi onori e le sue dignit, e a cui si porti via la sua spada.


16 luglio.

Quale brivido mi corre nelle vene quando per caso le mie dita toccano le sue, quando i nostri piedi s'incontrano sotto la tavola! Mi ritiro come dal fuoco, una segreta forza mi spinge avanti di nuovo, e tutti i miei sensi sono presi da vertigine. E la sua innocenza, la sua anima ignara non le lasciano comprendere come queste piccole familiarit mi fanno male. Se, parlando, lei posa la sua mano sulla mia, se nel calore della conversazione si avvicina a me in modo che il suo alito divino sfiori le mie labbra, io credo di morire, come percosso dal fulmine. E se una volta, Guglielmo, quell'anima celeste e fiduciosa io osassi... tu mi capisci? No, il mio cuore non  cos corrotto! Ma  debole, molto debole, e questa non  forse corruzione?
Lei mi  sacra. Ogni desiderio tace alla sua presenza. Non posso dire quello che succede in me quando le sono vicino; mi pare che tutta l'anima si riversi nei miei nervi. Carlotta sa una melodia che suona al pianoforte con un'angelica espressione, con grande semplicit e spirito. E' la sua aria preferita, e appena suona la prima nota, fuggono lontano da me pene, preoccupazioni, capricci.
Sono cos preso da quella semplice melodia che non mi pare inverosimile niente di quel che si racconta del fascino della musica antica. E come lei sa cominciarla al momento opportuno, proprio quando starei per tirarmi una palla nella testa. Il cupo turbamento della mia anima si dissipa, e io di nuovo respiro liberamente.


18 luglio.

Guglielmo, che sarebbe per il nostro cuore un mondo senza amore? Quello che  una lanterna magica senza la luce. Appena tu introduci la piccola lampada, ecco apparire sulla bianca parete le pi svariate immagini! E se pur non sono che fantasmi passeggeri, essi formano egualmente la nostra felicit, quando noi ci fermiamo dinanzi ad essi come ingenui fanciulli rapiti dalle apparizioni meravigliose. Oggi non ho potuto andare da Carlotta: sono stato trattenuto qui da persona che non potevo evitare. Che potevo fare? Ho mandato da lei il mio servitore, solo per avere intorno a me un uomo che oggi le fosse stato vicino. Con quale impazienza l'ho atteso! con quale gioia l'ho rivisto! Volentieri l'avrei abbracciato e baciato, se non mi fossi vergognato.
Si racconta che la PIETRA FELSINEA quando rimane un po' esposta al sole, ne raccoglie i raggi e risplende per una parte della notte... Cos pareva a me che avvenisse con quel ragazzo. Il pensiero che gli occhi di Carlotta si erano posati sul suo viso, sulle sue guance, sui bottoni del suo vestito, sul colletto del suo soprabito, mi rendeva tutto ci prezioso e sacro. In quel momento non avrei dato il mio servitore per mille talleri. La sua presenza mi faceva bene: Dio ti guardi dal ridere! Guglielmo, possiamo chiamare illusioni queste, se ci rendono felici?


19 luglio.

Io la vedr! esclamo al mattino quando mi sveglio, e con gioia guardo il bel sole: io la vedr! E non ho altro desiderio per tutto il giorno. Tutto, tutto  assorbito in questa prospettiva!


20 luglio.

Non ho ancora accolto la vostra idea di farmi partire con l'ambasciatore per... Non mi piace troppo di essere subordinato, e inoltre tutti sappiamo che quest'uomo ha un cattivo carattere. Tu dici che mia madre desidererebbe molto di sapermi attivo; ci mi ha fatto ridere. Non sono forse attivo anche ora? e in fondo non  forse indifferente che io raccolga piselli o lenticchie? tutto al mondo finisce in cose da nulla, e un uomo che, per volere altrui, ma senza un'intima passione, una personale necessit, si affanna dietro al denaro, l'onore o altro, sar sempre un pazzo.


24 luglio.

Ti sta tanto a cuore che io non trascuri il disegno, e io preferirei non parlartene affatto, piuttosto che dirti che da qualche tempo in qua me ne occupo assai poco.
Mai sono stato pi felice, mai il mio sentimento della natura, esteso fino alle pietruzze e ai fili d'erba,  stato pi integro e pi profondo... eppure, non so come esprimermi; la mia forza di rappresentazione  debole: tutto  mobile e ondeggiante dinanzi a me, e io non posso fissare un contorno; mi immagino che se avessi dell'argilla o della cera saprei ben modellarla. Se dura cos, finir col prendere dell'argilla e darle forma, dovessi anche fare delle palle!
Tre volte ho cominciato il ritratto di Carlotta, e tre volte mi sono vergognato: sono veramente dolente perch prima ero molto felice nel cogliere le somiglianze. Ho fatto invece la sua SILHOUETTE, e bisogna che me ne contenti.


26 luglio.

S, mia cara Carlotta, mi occuper di ogni cosa e ordiner quello che desiderate; datemi anzi un maggior numero di commissioni, datemene spesso. Solo di una cosa vi prego: non mettete sabbia sui bigliettini che mi scrivete. Quello di oggi l'ho rapidamente avvicinato alle mie labbra e i miei denti hanno scricchiolato.


26 luglio.

Molte volte mi sono proposto di non vederla troppo spesso. Ma chi potrebbe mantenere una simile promessa? Ogni giorno non so resistere alla tentazione, e solennemente giuro a me stesso che l'indomani rester lontano da lei. Ma fin dalla mattina trovo un motivo imprescindibile e, prima di rendermene conto, sono a casa sua. Se la sera lei mi ha detto: verrete dunque domani? come potrei non andare? o se lei mi d una commissione trovo pi conveniente andarle a portare io stesso la risposta; e se infine la giornata  molto bella, io vado a Wahlheim e, quando mi trovo l, sono soltanto a una mezz'ora di distanza da lei: respiro la sua atmosfera... ed ecco mi trovo laggi!
Mia nonna raccontava la storia di un monte magnetico. Le navi che si avvicinavano troppo ad esso perdevano a un tratto tutti i loro ferramenti; i chiodi volavano sulla montagna e i poveri naviganti perivano tra le tavole che precipitavano le une sulle altre.


30 luglio.

Alberto  arrivato, e io me ne andr; fosse egli il migliore, il pi nobile degli uomini, al quale io fossi pronto a dichiararmi inferiore sotto ogni rispetto, pure mi sarebbe insopportabile vederlo davanti ai miei occhi in possesso di quella perfetta creatura. Possesso! Basta, Guglielmo; il fidanzato  qui!  un bravo, caro uomo, per il quale bisogna provare simpatia. Fortunatamente non ero presente al suo arrivo: ne avrei avuto il cuore lacerato. E' cos generoso che non ha mai baciato Carlotta davanti a me. Che Dio lo ricompensi! Devo amarlo per il rispetto che ha per lei. Mi vuol bene, e io capisco che  per merito di Carlotta piuttosto che per sua propria inclinazione: perch le donne in questo sono abili e hanno ragione: se possono mantenere il buon accordo fra due adoratori  sempre un vantaggio per loro, per quanto raramente una cosa di questo genere possa riuscire.
Intanto non posso negare ad Alberto la mia stima. Il suo aspetto tranquillo contrasta con l'irrequietezza del mio carattere vivace, che non riesco a nascondere. Ha molto sentimento e sa quello che significa possedere Carlotta. Sembra non andar soggetto al cattivo umore e tu sai che questo  il peccato che io odio di pi negli uomini.
Egli mi ritiene un uomo di buon senso e l'attaccamento, la calda amicizia che ho per Carlotta, l'interesse che prendo a tutto ci che fa, rendono pi glorioso il suo trionfo ed egli la ama ancor di pi. Non so se qualche volta la tormenti con un po' di gelosia e non voglio indagare: se fossi al suo posto questo demonio non mi lascerebbe completamente tranquillo.
Ma in ogni modo la mia gioia di stare presso Carlotta  finita. Devo chiamare ci pazzia o accecamento! Che importa il nome?  la cosa che conta! Prima che Alberto venisse sapevo gi tutto quello che so ora: sapevo che non potevo sperare nulla da lei... e non speravo infatti... almeno per quanto  possibile non desiderare al cospetto di una cos affascinante persona. E ora, da povero pazzo, mi meraviglio perch l'altro viene davvero e mi porta via la ragazza.
Io mi adiro e rido della mia miseria, e mi burlo di tutti quelli che mi dicono che devo rassegnarmi poich la cosa non pu andare diversamente. Liberatemi da questi uomini di paglia! Mi aggiro correndo per le foreste e, se incontro Carlotta e Alberto le siede al fianco nel giardinetto, sotto il pergolato, allora non posso pi trattenermi, mi sento pazzo e faccio mille stravaganze.
"Per amor di Dio, mi ha detto oggi Carlotta, vi prego, non fate scene come quelle di ieri sera! Siete spaventoso quando siete cos allegro!".
A dirla fra noi io calcolo il tempo in cui egli  occupato; subito mi affretto e sono felice quando la trovo sola.


8 agosto.

Ti assicuro, caro Guglielmo, che certamente non pensavo a te quando dichiaravo insopportabili gli uomini che richiedono da noi la rassegnazione a un destino inevitabile. Non pensavo proprio che tu potessi essere di questo parere. E in fondo hai ragione. Solo una cosa voglio dirti, mio caro: al mondo  molto difficile che le sensazioni e i modi d'agire si distinguano recisamente con un dilemma: ma vi sono tante gradazioni, quante ve ne possono essere fra un naso aquilino e uno camuso. Non avertene dunque a male se pur abbracciando tutto intero il tuo argomento, io cerco di sfuggire al suo dilemma: o questo o quello.
O tu hai speranza in Carlotta - mi dici - o non ne hai affatto: nel primo caso cerca di agire, di arrivare al compimento del tuo desiderio; nel secondo fatti forza e cerca di liberarti da una passione funesta che consuma le tue energie! Mio caro, hai detto bene, ma si fa presto a dirlo!
Puoi tu domandare a un infelice la cui vita si spegne a poco a poco per un'insidiosa malattia, puoi tu chiedergli di troncare con una pugnalata la sorgente della vita? Il male che mina le sue forze non gli toglie nello stesso tempo il coraggio di liberarsene?
Veramente tu potresti rispondermi con un paragone analogo: chi non preferirebbe farsi tagliare un braccio piuttosto che mettere in gioco la vita per indecisione e per timore? Non so... e non vorrei che ci tormentassimo con i paragoni. Pure, Guglielmo, ho qualche volta dei momenti di coraggio improvviso e impetuoso e allora... se soltanto sapessi dove... me ne andrei volentieri.


Di sera.

Mi  capitato oggi fra le mani il mio diario che da molto tempo avevo trascurato, e mi sono meravigliato di vedere come, in piena coscienza, passo passo mi sono addentrato in questa avventura! ho sempre veduto chiara la mia situazione eppure ho agito come un fanciullo: e ancora oggi vedo chiaro, eppure non c' nessuna apparenza di miglioramento.


10 agosto.

Potrei vivere completamente felice, se non fossi un pazzo. Raramente un insieme di circostanze favorevoli come quelle in cui io mi trovo, contribuiscono a rallegrare l'anima di un uomo! Esser membro di un'amabilissima famiglia, ed essere amato dal vecchio come un figlio, dai bambini come un padre... e da Carlotta!... Inoltre quel bravo Alberto che non turba la mia gioia con nessun atteggiamento di cattivo umore, che mi circonda di affettuosa amicizia e per il quale, dopo Carlotta, sono la persona pi cara al mondo. Guglielmo,  una gioia udirci quando passeggiamo insieme e ci intratteniamo di lei: non si potrebbe forse trovare una situazione pi ridicola, eppure, spesso, pensandoci, mi vengono le lacrime agli occhi. A volte egli mi racconta della virtuosa madre di Carlotta: mi dice che al letto di morte raccomand alla figlia la sua casa e i suoi bambini, che da allora Carlotta fu animata da un nuovo spirito e divenne una vera madre nella seriet acquistata e nella cura della casa, che ogni istante della sua vita fu dedicato al costante, amorevole lavoro, senza che per questo la sua vivace serenit l'avesse mai abbandonata. Io cammino vicino a lui e raccolgo fiori lungo la strada, li riunisco accuratamente in un mazzo... poi li getto nel fiume che scorre, e li seguo con lo sguardo finch lentamente affondano.
Non so se ti ho scritto che Alberto si stabilisce qui e avr a corte, dove  molto ben visto, un posto ben retribuito. Ho visto pochi che lo uguaglino per l'ordine e l'attivit negli affari.


12 agosto.

Alberto  certamente il miglior uomo che esista sotto la volta celeste. Ieri ho avuto con lui una discussione che non dimenticher. Andai a casa sua per prendere congedo, giacch mi  venuta la fantasia di andare cavalcando per le montagne dalle quali ora ti scrivo: andando su e gi per la camera, mi caddero sotto gli occhi alcune pistole: "Prestamele per il viaggio", gli dissi. "Volentieri, mi rispose, se vuoi prender la pena di caricarle: io le tengo l appese solo PRO FORMA".
Ne scelsi una, ed egli continu: "da quando la mia previdenza mi ha giocato un brutto tiro, non voglio pi avere a che fare con quegli strumenti".
Ero molto curioso di sapere la storia, ed egli raccont: "Passavo la quarta parte dell'anno presso un amico, in campagna: avevo due pistole scariche e dormivo tranquillo. Una volta, durante un piovoso pomeriggio nel quale sedevo oziando, non so come, pensai che potevamo essere assaliti, che le pistole potessero esserci necessarie e che... basta, tu sai come vanno queste cose. D le armi al servitore perch le ripulisca e le carichi: egli si mette a scherzare con le ragazze, vuole spaventarle e, Dio sa come, il colpo parte: la bacchetta che era ancora nella canna colpisce una povera ragazza ai muscoli della mano destra e le spezza il pollice. Ho dovuto ascoltare i lamenti e pagare la cura, e da allora lascio le pistole scariche.
- Mio caro amico, a che cosa serve la previdenza? Il pericolo non si lascia mai vedere per intero! Eppure...".
Ora tu sai che io amo molto Alberto, finch non arriva ai suoi EPPURE: non  cosa di per se stessa evidente che ogni regola ha le sue eccezioni? Ma quell'uomo  cos scrupoloso che quando crede di aver detto qualcosa di troppo azzardato o generico, e non completamente vero, non la finisce pi di limitare, modificare, di aggiungere o di sopprimere, finch di quanto ha detto non rimane pi niente. E in questo caso si sprofond proprio nel TESTO... io finii col non ascoltarlo pi, mi misi a fantasticare, e con gesto rapido mi appoggiai alla fronte la canna della pistola, al di sopra dell'occhio destro. "Ebbene, che significa ci?", esclam Alberto strappandomi l'arma di mano. " scarica", risposi. "E se pure  scarica, che vuol dire questo?" riprese impaziente, "io non posso ammettere che un uomo sia cos pazzo da uccidersi: il solo pensiero mi rivolta..."
"Ma voi uomini, esclamai, quando parlate di qualche cosa, dovete sempre dire:  pazza,  savia,  buona,  cattiva! e questo che significa? Avete voi, che dite cos, indagato i moventi interni di un'azione? Sapete scoprirne con certezza le cause, e capire perch  avvenuta e perch doveva avvenire? Se l'aveste fatto, non sareste cos pronti a giudicare".
"Mi concederai, disse Alberto, che alcune azioni rimangano degne di biasimo, da qualunque motivo siano determinate".
Glielo concessi, scrollando le spalle. Pure continuai: "Vi sono sempre dei casi eccezionali. E' vero che il furto  un delitto. Ma l'uomo che ruba per salvare s e i suoi che stanno per morire di fame, merita piet o castigo? Chi scaglier la prima pietra contro il marito che nella sua giusta collera immola la sua donna infedele e l'indegno seduttore? contro la fanciulla che in un'ora di volutt si perde nelle indicibili gioie dell'amore? Le stesse nostre leggi, fredde e pedanti, si lasciano commuovere e sospendono la loro punizione!"
"Questo non c'entra, replic Alberto, perch un uomo che  in bala delle passioni perde ogni forza di ragione, ed  considerato come in preda all'ebbrezza o al delirio".
"Oh le persone ragionevoli!, esclamai sorridendo. Passione! Ebbrezza! Delirio! Voi siete cos impassibili, cos estranei a tutto questo, voi uomini per bene! Rimproverate il bevitore, condannate l'insensato, passate dinanzi a loro come il sacrificatore e ringraziate Dio, come il fariseo, perch non vi ha fatto simili a loro! Pi di una volta io sono stato ebbro, le mie passioni non sono lontane dal delirio, e di queste due cose io non mi pento perch ho imparato a capire che tutti gli uomini straordinari che hanno compiuto qualcosa di grande, e che pareva impossibile, sono stati in ogni tempo ritenuti ebbri o pazzi.
Ma anche nella vita comune,  insopportabile sentir dire ogni volta che qualcuno sta per compiere un'azione libera, nobile, inattesa: quell'uomo  ubriaco,  pazzo! Vergognatevi, uomini sobri e savi!"
"Ecco le tue solite fantasie, disse Alberto, tu esageri tutto, e in questo caso hai per lo meno il torto di paragonare il suicidio di cui ora  questione, con delle grandi gesta, mentre esso non pu esser considerato che come una debolezza. poich certo  pi facile morire che sopportare con fermezza una vita dolorosa".
Ero sul punto di interrompere il discorso, perch niente mi mette cos fuori dei gangheri come vedere qualcuno armato di insignificanti luoghi comuni mentre io parlo con tutto il cuore. Pure mi contenni, perch molte volte ho sentito addurre quell'argomento e me ne sono indignato: risposi dunque alquanto vivamente: "Tu lo chiami una debolezza? Ti prego, non lasciarti ingannare dall'apparenza. Puoi chiamare debole un popolo che geme sotto il giogo di un tiranno se infine, fremendo, spezza le sue catene? Un uomo che nel terrore di vedere la sua casa in preda alle fiamme sente le sue forze centuplicate, e solleva facilmente dei pesi che a mente calma potrebbe appena muovere? e uno che nel calore dell'offesa ne affronta sei, e li vince, tu lo chiami debole? E, mio caro, se lo SFORZO costituisce la forza, perch lo sforzo supremo dovrebbe essere il contrario?".
Alberto mi guard e disse: "Non te ne avere a male, ma gli esempi che tu porti non hanno nulla a vedere col nostro discorso". "Pu darsi, risposi, gi pi volte mi hanno detto che il mio modo di ragionare  spesso privo di logica. Vediamo se possiamo in altro modo figurarci quale coraggio deve avere un uomo che si decide a gettare il fardello della vita, che  generalmente gradito. perch solo in quanto noi sentiamo una cosa, possiamo parlarne con giusto criterio.
La natura umana, continuai dunque, ha i suoi limiti: essa pu sopportare la gioia, la sofferenza, il dolore fino a un certo punto, e soccombe se questo  oltrepassato. Non  questione di stabilire se un uomo  debole o forte, ma di vedere se egli pu sopportare la sofferenza che gli  imposta, sia morale che fisica; e a me pare tanto strano dire che un uomo  vile perch si toglie la vita, come troverei assurdo dire che  tale perch muore di febbre maligna".
"Che paradosso!" esclam Alberto.
"Non tanto quanto tu pensi, ribattei. Ammetterai che noi chiamiamo mortale una malattia la quale assale la nostra costituzione naturale in modo che le sue forze sono in parte distrutte e in parte sminuite nella loro attivit: sicch essa non pu in alcun modo aiutarci n riattivare, per mezzo di alcuna risoluzione, il corso della vita. Ebbene, amico mio, applichiamo questo allo spirito. Vedi quante impressioni agiscono sull'uomo nella sua limitata sfera, quante idee penetrano in lui, finch una crescente passione non gli toglie ogni serena forza di pensiero e lo trascina alla sua perdita. Invano l'uomo libero da ogni cura e in possesso della sua ragione lo guarda con piet, invano cerca di convincerlo con la persuasione. E' come un uomo sano che pur stando al letto di un infermo non pu infondergli la minima parte delle sue forze".
Ma per Alberto queste erano idee troppo generali. Gli raccontai allora di una fanciulla che da poco tempo era stata trovata morta annegata, e ripetei la sua storia. Era una buona giovane creatura, cresciuta nell'angusta cerchia delle occupazioni casalinghe, nel lavoro di tutta la settimana, e che non aveva altra prospettiva ed altro piacere oltre quello di andare a volte la domenica, con le sue compagne, a passeggiare intorno alla citt, abbellita da qualche ornamento messo insieme a poco a poco; di ballare forse una volta nelle feste solenni e di chiacchierare qualche ora da una vicina con vivacit ed interesse a proposito di una disputa o di una maldicenza. L'ardore della sua giovinezza le fa provare infine degli intimi desideri accesi dalle lunsinghe degli uomini. Le sue antiche gioie le sembrano sempre pi insipide, e infine incontra un uomo verso il quale  irresistibilmente spinta da un sentimento sconosciuto e su cui posano tutte le sue speranze; dimentica il mondo intero, non ode, non vede, non sente che lui, non aspira che a lui, l'Unico. E poich non  corrotta dai vuoti piaceri di un'incostante vanit, il suo desiderio va dritto allo scopo, vuole essere di lui, vuole in un eterno legame raggiungere tutta la felicit che le manca e godere tutte le gioie alle quali aspira. Ripetute promesse, che coronano tutte le sue speranze, ardite carezze che accendono il suo desiderio, dominano tutta la sua anima; lei  in preda a un oscuro sentimento che le fa pregustare ogni gioia, si esalta al massimo grado, stende infine le braccia per cingere l'oggetto dei suoi desideri... e il suo amato la abbandona. Lei si stupisce e, come insensata, le pare di essere davanti a un abisso: tutto  tenebre intorno a lei; non ha nessun avvenire, nessun conforto, nessuna speranza, perch l'ha lasciata colui nel quale si sentiva vivere. Non vede il vasto mondo che si stende davanti a lei, n i molti che potrebbero consolarla della perdita subta; si sente sola, abbandonata da tutti al mondo, e cieca, oppressa nell'angustia dell'orribile miseria del suo cuore, si precipita per distruggere tutti i suoi tormenti in una morte annientatrice. Vedi, Alberto,  questa la storia di molte persone! e non ti pare proprio lo stesso caso di una malattia? La natura non trova nessuna via d'uscita dal labirinto delle forze turbate e contrarie, e l'uomo deve morire.
Guai a colui che potr dire, vedendo un simile evento: che pazza! se avesse aspettato, se avesse lasciato agire il tempo, la sua disperazione si sarebbe placata, qualche altro si sarebbe trovato per consolarla! Sarebbe lo stesso che dire: quel pazzo,  morto di febbre! se avesse aspettato finch le forze gli fossero ritornate, i succhi vitali purificati, e calmato il tumulto del suo sangue! Egli vivrebbe ancora oggi e tutto sarebbe andato bene!".
Alberto, a cui il paragone non pareva appropriato, mosse ancora qualche obiezione; e fra l'altro disse che io avevo parlato di una semplice giovinetta, ma che egli non capiva come si sarebbe potuto scusare un uomo di criterio, di mente non cos limitata, e che sa cogliere un maggior numero di rapporti.
"Amico mio, esclamai, l'uomo  uomo, e quel poco d'intellligenza che egli pu avere serve poco o niente quando arde la passione e l'essere umano  spinto verso i confini della sua forza. Tanto pi... Ma ne parleremo un'altra volta" dissi, e presi il cappello... Il mio cuore era gonfio e ci lasciammo senza esserci compresi. Ma del resto in questo mondo  difficile che gli uomini si comprendano.


15 agosto.

E' certo che al mondo nulla  necessario agli uomini quanto l'amore. Sento che Carlotta sarebbe dolente di perdermi, e i bambini pensano che io debba sempre ritornare l'indomani. Oggi ero andato da Carlotta per accordare il suo pianoforte, ma non  stato possibile perch i bambini mi hanno perseguitato per farsi raccontare una favola, e Carlotta ha detto che dovevo soddisfare la loro volont. Ho tagliato loro il pane della merenda che ora essi accettano volentieri da me come da Carlotta, e ho raccontato la storia della principessa che  servita da mani incantate. Ti assicuro che cos imparo molte cose, e sono meravigliato dell'impressione che produco. poich qualche volta devo inventare un particolare, lo dimentico poi ripetendo il racconto, ed essi subito osservano che l'altra volta la cosa era andata diversamente, cos che io ho imparato a recitare il mio rosario con un'invariata cantilena. E ho anche imparato che quando un autore fa di una sua storia una seconda edizione modificata, anche migliore dal punto di vista poetico, deve necessariamente danneggiare il suo libro. La prima impressione ci trova docili e l'uomo  fatto in modo che lo si pu persuadere delle pi strane avventure, ma esse s'imprimono subito fortemente negli spiriti, e guai a colui che vuole sradicarle e distruggerle.


18 agosto.

Doveva proprio avvenire che ci che forma la felicit dell'uomo fosse anche la fonte della sua miseria? Il pieno, caldo sentimento che prova il mio cuore per la viva natura mi dava tanta gioia, trasformava in un paradiso il mondo intorno a me, e deve ora trasformarsi in un insopportabile strumento di pena, in uno spirito tormentatore che mi segue dappertutto? Quando io contemplavo una volta dalla roccia che sporge sul fiume la fertile vallata, e vedevo ogni cosa intorno a me germogliare e sgorgare; quando vedevo quei monti rivestiti di folti alberi dalla base alla cima, quelle valli dagli svariati contorni che amate foreste ombreggiavano, e il mite ruscello che scorreva tra canneti mormoranti e rispecchiava le graziose nuvole che il mite vento della sera cullava nel cielo; quando sentivo gli uccelli animare intorno a me la foresta e vedevo milioni d'insetti danzare allegramente nell'ultimo ardente raggio di sole, e il suo ultimo cadente sguardo liberare dal verde involucro il ronzante scarabeo, e il brulicare della vita mi faceva attento al suolo; e il muschio, che trae dalla dura roccia il nutrimento, e la ginestra che cresce sulle aride colline sabbiose, mi rivelavano l'intima, fiorente, sacra vita della natura: tutte queste cose io abbracciavo col mio cuore ardente, mi sentivo come divinizzato in quella copia di cose belle, e le splendide forme del mondo sconfinato si muovevano ravvivando ogni cosa nel mio animo. Monti enormi mi circondavano, abissi mi stavano dinanzi, torrenti tempestosi precipitavano, fiumi scorrevano ai miei piedi, la foresta e la montagna risuonavano; io vedevo tutte queste forze misteriose agire e creare all'unisono nelle profondit della terra, e poi sulla terra e sotto il cielo brulicare le razze delle svariate creature.
Tutto, tutto si popola di mille forme diverse; e gli uomini si rinchiudono sicuri nelle loro casette e immaginano di essere signori del mondo. Povero pazzo che giudichi ogni cosa ristretta perch sei cos piccolo! Dalla montagna inaccessibile al deserto che nessun piede ha calcato, all'estremo dell'ignoto oceano, alita lo spirito dell'eterno creatore e si rallegra di ogni grano di polvere che lo comprende e vive! Oh quante volte avrei voluto allora sulle ali della gru che volava sul mio capo, essere trasportato alla riva del mare sconfinato, bere alla coppa spumante dell'infinito l'ardente gioia di vivere, e solo per un istante far penetrare nel mio seno ristretto una stilla della beatitudine che prova l'essere il quale tutto crea in s e per s.
Fratello, il solo ricordo di quelle ore mi fa bene. Lo stesso sforzo che io faccio per risvegliare in me quei sentimenti ineffabili, per esprimerli ancora eleva l'animo mio, e mi fa doppiamente sentire l'angoscia dell'ora presente.
Mi sembra che dinanzi alla mia anima sia stato tirato un sipario e lo spettacolo della vita sconfinata si cambia davanti a me nell'abisso della tomba eternamente aperta. Tu puoi dire: questo esiste! quando tutto passa, quando ogni cosa scompare con la velocit del fulmine, e cos raramente conserva l'integrit del suo essere, ed  travolta nel torrente e annientata contro le rocce? Non passa un istante che non distrugga te e i tuoi, non uno in cui tu non sia, non debba essere un distruttore; la pi innocente passeggiata costa la vita a mille poveri insetti, un passo distrugge gli edifici delle formiche faticosamente costruiti, e seppellisce in una tomba ingloriosa tutto un piccolo mondo. Ah non le grandi rare catastrofi del mondo mi commuovono, non le inondazioni che inghiottiscono i vostri villaggi, non i terremoti che distruggono le vostre citt; mi atterrisce la forza annientarice che  nascosta nell'essenza della natura; la quale non produce nessuna cosa che non sia distrutta dalla sua vicina, o che da se stessa non si distrugga. Cos io vado barcollante e tormentato fra il cielo e la terra e le forze creatrici che mi circondano: e vedo soltanto un essere mostruoso che eternamente divora e rumina.


21 agosto.

Invano io le tendo le braccia al mattino, quando mi sveglio da sogni penosi, invano la cerco la notte sul mio letto quando un dolce, puro sogno mi fa credere di sedere vicino a lei sul prato e di tenere la sua mano, e di coprirla di baci. Ah, quando sono ancora quasi immerso nell'ebbrezza del sonno, e la cerco... e poi mi sveglio, un torrente di lacrime irrompe dal mio cuore oppresso, e io piango sconsolatamente nella prospettiva di un cupo avvenire.


22 agosto.

E' una disgrazia, Guglielmo, le mie forze attive si consumano in una irrequieta indolenza, non posso restare in ozio e neppure posso far nulla. Non ho forza d'immaginazione, non ho sentimento di natura e i libri mi disgustano: e quando noi manchiamo a noi stessi, tutto ci manca. Io te lo giuro, vorrei talvolta essere un operaio che lavora a giornata per avere la mattina al risveglio la prospettiva del giorno che viene, per avere un impulso, una speranza. Spesso invidio Alberto che vedo sepolto nelle carte fino agli occhi, e immagino che sarei contento se fossi al suo posto. E gi qualche volta sono stato sul punto di scrivere a te e al ministro per sollecitare quel posto all'ambasciata che, a quanto tu mi dici, non mi verrebbe rifiutato. E del resto lo credo anch'io: il ministro mi vuol bene da molto tempo e mi ha detto pi volte che dovrei dedicarmi a qualche occupazione; e per un'ora penso anch'io che questo sarebbe bene. Ma quando poi rifletto mi viene in mente la favola del cavallo che, insofferente della sua libert, si fece mettere sella e briglia, e fu ignominiosamente cavalcato... e non so che cosa devo fare. E del resto, amico mio, questo impulso che mi spinge a cambiare di condizione non  forse un'intima, morbosa impazienza che dovunque mi perseguiter?


28 agosto.

Certo, se il mio male potesse guarire, questa brava gente lo guarirebbe. Oggi  stato il giorno del mio compleanno, e stamattina all'alba ho ricevuto un pacchettino di Alberto. Aprendolo, ci che prima d'ogni altra cosa colp il mio sguardo fu uno dei nastri rosa pallido che Carlotta portava quando io la conobbi, e che da allora parecchie volte le avevo chiesto. C'erano anche due libretti in dodicesimo: il piccolo Omro di Wetstein, un'edizione che avevo spesso desiderato per non dovermi trascinar dietro, passeggiando, quella dell'Ernesti. Vedi come esse prevengono i miei desideri, e come cercano di farmi tutti i piccoli piaceri suggeriti dall'amicizia che valgono mille volte di pi di splendidi doni con i quali la vanit del donatore ci umilia. Io bacio quel nastro mille volte, e ad ogni mio respiro rivive in me il ricordo della beatitudine che mi diedero quei pochi giorni felici, che pi non ritorneranno. E' cos Guglielmo, e io non mormoro. I fiori della vita non sono che apparizioni. Quanti passano senza lasciar traccia, quanti pochi danno frutti e quanti pochi di questi frutti diventano maturi! Eppure, fratello mio, possiamo noi trascurare, disprezzare i frutti maturi, e lasciarli marcire inutilizzati?
Addio!  una magnifica estate; spesso salgo sugli alberi da frutta nel giardino di Carlotta, con una lunga pertica, e raggiungo le pere sulla cima. Lei sta sotto l'albero e prende i frutti che io lascio cadere gi.


30 agosto.

Infelice! Non sei pazzo? non inganni te stesso? Che diverr questa passione furiosa e senza fine? Io non prego pi che per lei; alla mia immaginazione non si presenta altra immagine che la sua, e tutto quello che mi circonda nel mondo lo considero soltanto in quanto ha rapporto con lei. E passo cos ore felicissime, finch devo strapparmi questa immagine. Ah, Guglielmo, fin dove mi trasciner il mio cuore? Quando sono stato seduto due o tre ore vicino a lei e mi sazio del suo aspetto, dei suoi gesti, delle sue celesti espressioni, a poco a poco tutti i miei sensi si esaltano, un'ombra si stende dinanzi ai miei occhi, sento appena, mi pare d'essere afferrato alla gola da una mano omicida, e poi il mio cuore, nei suoi battiti precipitosi, cerca sollievo per i miei sensi oppressi e non fa che aumentare il loro turbamento... Guglielmo, spesso non so se vivo! E se qualche volta la tristezza mi vince e Carlotta non mi concede l'estrema consolazione di bagnar di lacrime la sua mano, devo andarmene, fuggire, perdermi lontano nei campi; allora la mia gioia  di arrampicarmi su di un monte scosceso, di aprirmi un sentiero attraverso una foresta impraticabile, attraverso i cespugli che mi feriscono, attraverso le spine che mi lacerano. Allora mi sento un poco meglio, un poco! E se talvolta oppresso dalla stanchezza e dalla sete io soccombo lungo il cammino; se qualche volta nella notte profonda, quando la luna piena brilla sul mio capo, nella foresta solitaria, io mi siedo sul tronco ricurvo di un albero per dare ristoro ai miei piedi feriti, nel chiarore crepuscolare, io mi addormento di un sonno faticoso. Oh Guglielmo, la solitaria dimora di una cella, il saio di crini e il cilicio sarebbero un sollievo al quale la mia anima aspira. Addio! Io non vedo a questa sofferenza altro limite che la tomba.


3 settembre.

Devo partire! Ti ringrazio, Guglielmo, di avere reso salda la mia risoluzione oscillante. Gi da quindici giorni penso che la lascer. Devo partire! Lei  di nuovo in citt presso un'amica. E Alberto... e... bisogna che io parta!


10 settembre.

Che notte, Guglielmo! ora io posso sopportare qualunque cosa. Non la vedr pi! Oh potessi volare fra le tue braccia, ed esprimerti, caro amico, con le mie lacrime e i miei slanci tutti i sentimenti che agitano il mio cuore. Ora siedo qui, anelante, cerco di calmarmi, aspetto il mattino, e col sorger del sole i cavalli saranno pronti.
Lei dorme tranquilla, e non pensa che non mi vedr pi. Mi sono strappato da lei, sono stato forte abbastanza per non tradire il mio segreto in un colloquio di due ore. E, mio Dio, quale conversazione!
Alberto mi aveva promesso di trovarsi in giardino con Carlotta subito dopo cena. Ero in terrazza, sotto i grandi castagni, e guardavo il sole che per l'ultima volta vedevo tramontare di l della valle amata, di l del mite ruscello. Tanto spesso ero stato l con lei a contemplare il magnifico spettacolo... E ora! Andavo su e gi per quel viale che mi era caro: una segreta, simpatica attrattiva mi aveva trattenuto in quel luogo prima che io conoscessi Carlotta; e qual piacere era stato per noi, al principio della nostra relazione, scoprire reciprocamente la nostra preferenza per quel luogo, uno dei pi romantici creati dall'arte!
Prima di tutto, fra i castagni, si gode di una bella vista... ma mi ricordo di averti molte volte scritto di queste alte pareti di faggi, che limitano il viale che diventa sempre pi cupo a causa di un boschetto vicino, finch tutto finisce in una piazzetta chiusa intorno a cui sembrano alitare tutti i fremiti della solitudine. Io sento ancora il fascino segreto che provai la prima volta che vi entrai, mentre splendeva alto il sole di mezzogiorno; presentivo che esso doveva esser per me teatro di beatitudine e di dolore.
Avevo gi trascorso una mezz'ora immerso nei tristi e dolci pensieri della separazione e del rivedersi, quando li sentii salire sulla terrazza. Corsi loro incontro e, con un brivido, presi la mano di lei e la baciai. Eravamo appunto arrivati, quando la luna si lev dalla collina coperta di cespugli; conversammo un poco e poi giungemmo al gabinetto oscuro. Carlotta entr e si sedette, Alberto si mise vicino a lei e io pure; ma la mia inquietudine non mi permise di stare a lungo seduto; mi alzai, mi misi davanti a Carlotta; feci qualche passo in su e in gi, mi sedetti di nuovo: era uno stato di angoscia. Lei ci fece osservare il bell'effetto di luna che dal fondo del boschetto di faggi illuminava davanti a noi tutta la terrazza; il colpo d'occhio era splendido e ci colpiva ancor pi, in quanto eravamo avvolti da una profonda oscurit. Eravamo silenziosi e, dopo qualche tempo, lei cominci a dire: non posso mai passeggiare al chiaro di luna senza pensare a tutti i miei morti, senza esser presa dal sentimento della morte e dell'avvenire. Noi avremo una seconda vita, prosegu con accento forte e sentito; ma, Werther, ci potremo ritrovare, riconoscere? Che cosa pensate, che ne dite voi?
- Carlotta - dissi, e le tesi la mano mentre gli occhi mi si riempivano di lacrime - ci rivedremo; qui e lass, noi ci rivedremo. - Non potei dire altro. Guglielmo, doveva lei farmi questa domanda mentre io avevo in cuore l'angoscia dell'addio?
Lei continu ancora: e i nostri cari assenti sanno, sentono che quando noi siamo felici li ricordiamo con caldo affetto? L'immagine di mia madre mi sta sempre dinanzi quando, nella serata tranquilla, i suoi bambini, i miei bambini, sono rimasti intorno a me come erano riuniti intorno a lei. Allora io guardo il cielo con nostalgiche lacrime, e desidero che lei possa vedere almeno un istante come mantengo la parola che le ho dato all'ora della morte, quando le giurai di essere la madre dei suoi bambini. Con profondo sentimento io esclamo: perdonami, se non sono per loro quello che tu stessa saresti stata. Pure io faccio tutto ci che posso; essi sono almeno vestiti, nutriti e, quel che pi importa, curati e amati. Se tu potessi vedere la nostra unione, benediresti con la pi calda riconoscenza quel Dio a cui con le supreme amarissime lacrime chiedesti la felicit dei tuoi figli...
Cos diceva Carlotta... o Guglielmo, chi pu ripetere quello che diceva? Come pu una lettera fredda e morta dare un'idea della celeste essenza del suo spirito? Alberto l'interruppe dolcemente: vi commuovete troppo, Carlotta. So quanto questi pensieri vi sono cari, ma vi prego... Oh Alberto, disse lei, io so che tu non hai dimenticato le sere che passavamo seduti intorno al tavolino rotondo, quando il babbo era in viaggio, e avevamo mandato a letto i bambini. Tu avevi spesso un buon libro, e qualche volta venivi a leggerci qualcosa. Lo scambio di idee con quell'anima sublime non superava ogni dolcezza? Dio vede le lacrime che verso nel mio letto quando gli domando di farmi somigliare a mia madre!
Carlotta, esclamai, mentre mi gettavo ai suoi piedi e le prendevo la mano inondandola di pianto, Carlotta, la benedizione di Dio e lo spirito di tua madre stanno su di te! - Se l'aveste conosciuta, disse lei stringendomi la mano, era degna di esser conosciuta da voi. - Credetti venir meno: mai una cos grande, alta parola mi era stata rivolta.
Carlotta disse ancora: quella donna doveva morire nel fiore degli anni, quando il suo bimbo pi piccolo non aveva ancora sei mesi! La malattia fu breve, lei era tranquilla, rassegnata; solo i suoi figli le facevano pena, specialmente il pi piccolo. Quando sent avvicinarsi la fine, e mi disse: falli venir su; ed io feci entrare i pi piccoli ignari, i pi grandi fuori di s dall'angoscia, quando furono attorno al letto, e giunse le mani e preg per loro, poi li baci uno dopo l'altro, e li mand via, mi disse: "Sii la loro mamma", io le diedi la mano, in segno di promessa. "Tu prometti molto, figlia mia - mi disse - il cuore di una madre, l'occhio di una madre! Ho visto spesso, dalle tue lacrime riconoscenti, che tu comprendi quello che valgono. Li avrai per i tuoi fratelli, e abbi per tuo padre la fedelt e l'obbedienza di una sposa. Tu li consolerai".
Domand di vederlo: egli era uscito per nasconderci il dolore che provava: era disfatto... Tu eri nella camera, Alberto. Lei sent camminare qualcuno, domand chi era, e pos su noi due uno sguardo tranquillo e consolato, pensando che saremmo stati felici insieme... Alberto le gett le braccia al collo, e la baci esclamando: lo siamo, lo saremo! Werther - disse Carlotta - quella donna doveva morire! Dio, quando penso che ci lasciamo portar via cos quelli che sono pi cari al nostro cuore; e nessuno lo sente cos fortemente come i bambini, i quali a lungo si lamentarono perch gli uomini neri avevano portato via la mamma.
Si alz; io ero rientrato in me stesso, e tremavo; rimasi seduto, e tenni stretta la sua mano. "Bisogna rientrare, disse Carlotta,  l'ora" e volle liberare la sua mano, ma io la trattenni con pi forza. "Ci rivedremo, gridai, ci ritroveremo, e FRA TUTTI ci riconosceremo. Vado via, continuai, vado via volontariamente..."; pure, se avessi dovuto dire PER SEMPRE, non avrei potuto.
"Addio Carlotta! Addio Alberto! Ci rivedremo". "Domani, penso", disse lei scherzando. Sentii questo DOMANI. Ah, lei non sapeva, quando ritir la sua mano dalla mia... Si allontanarono lungo il viale; io rimasi fermo; li seguii con lo sguardo nel chiarore della luna, mi gettai a terra, piansi, e mi rialzai improvvisamente; corsi sulla terrazza e vidi ancora da lontano, all'ombra dei grandi tigli, il suo abito bianco luccicare presso la porta del giardino; tesi le braccia; lei spar.



LIBRO SECONDO



20 ottobre 1771.

Siamo arrivati ieri. L'ambasciatore  indisposto e rimarr in casa per qualche giorno. Se non fosse cos poco gentile, tutto andrebbe bene. Io osservo, osservo che il destino mi ha riservato delle dure prove. Ma coraggio! Uno spirito leggero sopporta tutto! Uno spirito leggero? rido, vedendo che questa parola mi corre alla penna. Oh, un carattere un p pi leggero mi renderebbe il pi felice fra gli uomini. Come? mentre altri con le loro poche forze, col loro poco talento si pavoneggiano soddisfatti davanti a me, io dubito della mia forza, dei miei doni naturali? Buon Dio, tu che me li hai tutti elargiti, perch non ne riprenderesti la met, dandomi in cambio la fiducia in me stesso e la gioia di quello che possiedo? Pazienza! Pazienza! le cose andranno meglio. perch, devo dirtelo, amico mio, tu hai ragione: da quando ogni giorno sono circondato dalla folla e vedo quello che fanno gli altri e come si comportano, sono molto pi contento di me. Certo poich noi siamo fatti in modo che paragoniamo tutti a noi stessi, e noi stessi a tutti, la felicit o il dolore dipendono da coloro con i quali stiamo a contatto, e nulla  pi pericoloso della solitudine. La nostra immaginazione, che  naturalmente portata ad elevarsi, alimentata dalle fantastiche immagini della poesia, si crea una schiera di esseri fra i quali noi occupiamo l'ultimo posto; e all'infuori di noi tutto ci sembra splendido e ogni persona perfetta. E questo  naturalissimo. Spesso sentiamo che ci manca qualche cosa, e proprio quel che ci manca ci sembra di trovarlo in un'altra persona alla quale attribuiamo tutto ci che noi pure abbiamo, e inoltre una grazia ideale. Cos immaginiamo l'uomo felice. Ed esso  una creatura della nostra fantasia.
Quando invece nonostante tutto la nostra debolezza e lo sforzo che dobbiamo compiere, proseguiamo la nostra opera, spesso osserviamo che pur andando lentamente e perdendo tempo avanziamo pi di altri che vanno a forza di vele e di remi... ed  allora che si  veramente consci di se stessi; quando si va alla pari con gli altri, ed anzi si sorpassano.


26 novembre.

Tutto sommato comincio a trovarmi discretamente qui. Per fortuna c' molto da fare; inoltre gli uomini di ogni specie, e le nuove, varie figure che mi sfilano dinanzi formano uno spettacolo svariato. Ho conosciuto il conte C., un uomo che ogni giorno imparo a rispettare di pi: ha una mente larga, e non  freddo perch sa vedere le cose fino in fondo; la sua conversazione rivela molta sensibilit all'amicizia e all'affetto. Egli ha preso interesse a me da quando ho trattato un affare con lui, e fin dalle prime parole ho osservato che c'intendevamo e che egli poteva parlare con me come con nessun altro. E io non posso lodare abbastanza la sua lealt verso di me. Non vi  al mondo gioia pura e calda come quella di vedere una grande anima che si apre a noi.


24 dicembre.

L'ambasciatore mi d molte noie, e io l'avevo previsto. E' il pazzo pi puntuale che esista,  esatto e minuzioso come una vecchia zitella; un uomo che non  mai contento di s e dinanzi al quale, per conseguenza, nessuno pu trovare grazia. A me piace lavorare correntemente, e quello che  scritto  scritto; egli  capace di rendermi una memoria e dire: "Va bene, ma riguardatela ancora; si trova sempre una parola pi propria, una particella pi giusta".
Avrei voglia, allora, di sbattere la testa nel muro. Non deve mancare un E, n una congiunzione, ed egli  nemico mortale di tutte le inversioni che talvolta mi sfuggono; quando il pericolo non  modulato sopra un ritmo tradizionale, egli non capisce niente:  una sofferenza avere a che fare con simili uomini.
La fiducia del conte C.  la sola cosa che mi ricompensi. Ultimamente egli mi diceva, con tutta franchezza, com' scontento della lentezza e della minuziosit del mio ambasciatore. Queste persone rendono tutto pi difficile per loro stessi e per gli altri: bisogna rassegnarvisi come un viaggiatore che deve valicare una montagna: se il monte non ci fosse, la via sarebbe pi corta e pi comoda; ma poich c', bisogna oltrepassarlo!
Il mio vecchio si accorge della preferenza che il Conte ha per me; questo gli dispiace e cerca tutte le occasioni per dir male del conte in mia presenza; naturalmente io ribatto, e la discussione si fa aspra. Ieri egli mi mise fuori dai gangheri dicendo: "Il Conte s'intende benissimo degli affari di questo mondo; lavora con facilit e scrive bene, ma manca di conoscenze solide come tutti i begli spiriti".
E a questo punto egli fece un gesto come per dire: senti la stoccata? Ma non produsse su di me alcun effetto; solo disprezzai l'uomo che poteva pensare e agire cos. Resistetti e lottai abbastanza vivacemente. Dissi che il Conte era un uomo degno di stima per il suo carattere e per la sua cultura. Non ho mai visto nessuno, dissi, che sia riuscito a svolgere il suo spirito, a estenderlo su innumerevoli argomenti, e a conservare nello stesso tempo una tale attivit per la vita pratica. Ma per il suo cervello questo era arabo, e io mi allontanai per non prendere una bile sentendolo sragionare ancor di pi. Di tutto questo  vostra la colpa, di voi tutti che mi avete messo sotto il giogo e mi avete decantato l'attivit. Attivit! Se non fa pi di me colui che pianta patate e che va a vendere grano in citt, voglio ancora lavorare dieci anni sulla galera dove sono ora incatenato. E quale miseria dissimulata, quale noia regna fra il popolo sciocco che si vede qui accalcato! Quale mania di primeggiare per cui osservano, spiano il modo di guadagnare un passo gli uni sugli altri! frivole, miserabili passioni che si mostrano a nudo. C' una donna, per esempio, che parla a tutti della sua nobilt e delle sue terre, in modo che ogni forestiero penser:  una pazza a cui un po' di nobilt e la fama delle sue terre hanno fatto girare la testa! Ma c' di peggio: questa donna  la figlia di uno scritturale del vicinato! Io non posso concepire come l'umanit abbia tanto poco senno da prostituirsi in questo modo!
Invece io osservo ogni giorno che si ha torto di giudicare gli altri da se stessi. E poich ho tanto da fare nel pensare a me stesso e questo mio cuore  cos turbinoso, lascio volentieri che gli altri seguano la loro strada purch mi lascino seguire la mia.
Quello che pi mi importuna sono le ineluttabili distinzioni sociali. So benissimo quanto  necessaria la differenza di classe, e quanti vantaggi ne ritraggo io stesso: ma vorrei che non venisse a sbarrarmi la strada proprio quando potrei godere quaggi un po' di gioia, un'illusione di felicit. Ho conosciuto recentemente, alla passeggiata, la signorina B., una graziosa creatura che, in questo mondo artefatto, conserva molta naturalezza. Conversammo con gran piacere reciproco, e quando ci lasciammo le domandai il permesso di recarmi a farle visita. Me lo concesse con tanta gentilezza che a stento potei aspettare il momento conveniente per andare da lei. Lei non  di qui, e abita con una zia. La fisionomia della vecchia non mi piacque. Ebbi per lei molti riguardi, le rivolsi spesso la parola, e in meno di mezz'ora riuscii a capire ci che la signorina stessa mi conferm poi: cio che la sua cara zia manca di tutto nella vecchiaia; che non ha mezzi, non ha spirito, e non possiede che la schiera dei suoi antenati, non ha altro rifugio oltre il RANGO del quale si gloria, altro godimento oltre quello di guardare dalla finestra i borghesi che passano. In giovent deve essere stata bella, e ha consumato la sua vita; prima ha tormentato molti poveri giovani con i suoi capricci; poi nei suoi anni maturi si  piegata all'ubbidienza verso un vecchio ufficiale, che a prezzo di un discreto matrimonio pass con lei l'et del bronzo, e mor. Ora  sola nell'et del ferro, e nessuno la guarderebbe, se la nipote non fosse cos graziosa.


8 gennaio 1772.

Che razza d'uomini sono quelli di cui l'anima  tutta assorta dal cerimoniale, di cui ogni pensiero ed ogni sforzo tende a sedersi a tavola, arrampicandosi su di una sedia pi elevata! E non si pu dire che non abbiano occupazioni; al contrario, i lavori si accumulano per loro, perch questi piccoli traffici impediscono il disbrigo degli affari importanti. La settimana scorsa vi furono delle difficolt nella disposizione delle corse in slitta, e il nostro piacere fu guastato.
Pazzi sono coloro i quali non vedono che il posto non significa niente, e che colui che ha il primo posto raramente ha l'ufficio pi importante! Quanti re sono governati dai loro ministri, quanti ministri dai segretari. Qual  dunque il primo? secondo me colui che domina gli altri, che ha sufficiente potere o astuzia per far servire le loro passioni all'esecuzione dei suoi piani.


20 gennaio.

Devo scrivervi, cara Carlotta, qui nella stanza di un povero albergo di villaggio, dove mi sono riparato dal cattivo tempo. Finch sono stato nel triste nido di D... dove mi aggiro tra una folla del tutto straniera al mio cuore, non un istante  trascorso nel quale un impulso non mi abbia detto di scrivervi; e ora in questa capanna, in questa solitudine, in questa prigione, mentre la neve e la grandine turbinano contro la mia finestra, il mio primo pensiero  stato per voi. Appena sono entrato qui, la vostra immagine, il vostro ricordo mi hanno penetrato in modo cos sacro e ardente! Mio Dio,  questo il primo momento felice che io ritrovo! Se mi vedeste, cara, immerso in questo torrente di distrazioni! come sono inariditi i miei sentimenti: non un istante il mio cuore  soddisfatto, non ho un'ora di beatitudine! Nulla, nulla: sto come davanti a una cassetta di curiosit: vedo piccoli uomini e piccoli cavalli che corrono dinanzi a me, e spesso mi domando se non  un'illusione ottica. Mi diverto, o meglio essi si divertono con me come con una marionetta, e talvolta io stringo al mio vicino la sua mano di legno, e rabbrividisco. La sera mi propongo di godere il levar del sole e il mattino seguente non mi muovo dal letto; il giorno mi riprometto lo spettacolo del chiaro di luna e poi rimango nella mia camera. Non so precisamente perch mi alzo, perch vado a letto. Mi manca il lievito che teneva in fermento la mia vita;  svanito il fascino che mi teneva desto nelle profonde notti, l'incanto che la mattina mi destava dal sonno  fuggito. Non ho trovato qui che una donna, la signorina B.; vi assomiglia, Carlotta, per quanto si pu rassomigliarvi. Ecco, direte voi, ecco che si mette a fare dei graziosi complimenti! Ed  vero in parte. Da qualche tempo sono molto gentile perch non posso fare altrimenti; ho molto spirito e le donne dicono che nessuno  capace come me di lodare (e di mentire - aggiungerete voi - perch l'una cosa non pu avvenire senza l'altra, vero?). Ma volevo parlare della signorina B.  piena di sentimento, ed esso traluce dai suoi occhi azzurri. La sua elevata condizione le  di peso perch non soddisfa nessun desiderio del suo cuore. Lei aspira ad uscire da questo tumulto, e talvolta nei campi sognamo ore di completa felicit... e sognamo di voi, Carlotta! Molto spesso lei deve rendervi omaggio... cio non deve, lo fa spontaneamente, volentieri sente parlare di voi; vi ama.
Oh se fossi seduto ai vostri piedi, nella piccola stanza tranquilla, e i nostri cari piccini giocassero intorno a me, e io potessi, quando il loro chiasso vi d noia, raccogliermeli intorno tranquilli e avvincerli con una storia terribile!
Il sole tramonta superbamente sulle valli risplendenti di neve, la tempesta  passata e io... devo rientrare nella mia gabbia! Addio! Alberto  con voi? E come...? Dio mi perdoni questa domanda!


8 febbraio.

Da otto giorni abbiamo un tempo orribile, e io me ne rallegro. poich da quando sono qui, non  mai apparso nel cielo un bel giorno senza che qualcosa non me l'abbia guastato o distrutto. Almeno quando piove e nevica e gela e disgela... io penso che non si pu star peggio in casa che fuori o viceversa, e cos va bene. Quando invece la mattina il sole sorge e promette una bella giornata, non manco mai di esclamare: ecco un bene divino che gli uomini possono rapirsi gli uni agli altri. Non c' niente che essi non si rapiscano reciprocamente: salute, buon nome, gioia, riposo e, il pi delle volte, per ingenuit, ignoranza, ristrettezza di mente e, a sentir loro, con le migliori intenzioni! Vorrei talvolta pregarli in ginocchio di non sbranarsi a vicenda con tanto furore.


17 febbraio.

Ho paura che il mio ambasciatore e io non potremo durare a lungo insieme. Quell'uomo  assolutamente insopportabile! Il suo modo di lavorare e di trattare gli affari  cos ridicolo che io non posso trattenermi dal criticarlo, dall'agire spesso secondo il mio criterio e il mio modo di vedere e, naturalmente, quello che io faccio non va mai bene. Proprio per questo si  lamentato di me a corte, e il ministro mi ha fatto un rimprovero, mite in verit, ma sempre un rimprovero, tanto che io pensavo di dare le mie dimissioni, quando ho ricevuto da lui una lettera privata (nota dell'autore: per il riguardo dovuto ad autorevoli personaggi si  omessa questa lettera e anche un'altra pi gi menzionata; la pi viva riconoscenza del pubblico non avrebbe potuto giustificare un simile ardire. Fine della nota), una lettera dinanzi alla quale mi sono inginocchiato e ho adorato quello spirito alto, nobile, saggio. In qual modo egli riprende la mia sensibilit troppo acuta! egli si compiace di vedere un felice ardore di giovinezza nelle mie idee esaltate, nella mia attivit, nel mio desiderio di influire sugli altri, nella mia risolutezza negli affari, e cerca, non di distruggere tutto questo fervore, ma di moderarlo, di indirizzarlo in modo che esso possa trovare il suo giusto svolgimento e produrre un effetto durevole. Cos per otto giorni io sono fortificato e in pace con me stesso. Il riposo dell'anima, la soddisfazione della propria coscienza sono cose bellissime. E' un vero peccato, mio caro amico, che questo gioiello sia fragile quanto  splendido e prezioso.


20 febbraio.

Dio vi benedica, amici miei cari, e vi dia i bei giorni che a me sono negati!
Io ti ringrazio, Alberto, di avermi ingannato; aspettavo di apprendere quando avrebbe avuto luogo il vostro matrimonio, e avevo deciso che quel giorno avrei solennemente staccato dalla parete la SILHOUETTE di Carlotta, e l'avrei sepolta fra le altre carte. Ora voi siete sposi, e la sua immagine  sempre l. Che vi resti! perch non dovrebbe rimanervi? Io so che sono vicino a voi, che, senza farti torto, sono nel cuore di Carlotta; in esso occupo il secondo posto, e voglio e devo conservarlo. Diventerei pazzo se lei potesse dimenticare. Alberto, c' un inferno in questo pensiero. Addio, Alberto! Addio, angelo del cielo! Carlotta, addio!


15 marzo.

Ho dovuto sopportare una mortificazione che mi caccer di qui. Mi mordo la lingua: diavolo! la cosa non potr accomodarsi, e la colpa sar vostra, perch voi mi avete spronato, tormentato, incitato ad assumere un posto che non corrispondeva alle mie inclinazioni. E ora ecco quello che mi capita! E perch tu non dica che le mie idee esaltate sono causa di tutto, ti far, mio signore, un racconto chiaro e semplice quale potrebbe tracciarlo un cronista.
Il conte C. mi vuol bene e mi tiene in conto, questo ormai  risaputo e te l'ho detto cento volte. Ieri ero a pranzo da lui, ed era appunto il giorno in cui una nobile societ di signore e gentiluomini si riunisce in casa sua per trascorrere la serata; non ci avevo affatto pensato e non mi era passato per la mente, che noi subalterni non siamo al nostro posto in queste riunioni. Dunque, pranzo dal Conte; dopo pranzo passeggiamo in lungo e in largo nella gran sala, io parlo con lui e col colonnello B... che era sopraggiunto, ed arriva cos l'ora della riunione. Dio mi  testimone che non pensavo a nulla. Arriva la nobilissima signora S. con il suo egregio consorte e con quell'ochetta di figlia dal seno appiattito e dal grazioso abbigliamento; essi prendono EN PASSANT un'aria sdegnosa e, poich io ho per questa gente una cordiale antipatia, volevo congedarmi e aspettavo soltanto che il Conte fosse libero dalle loro chiacchiere, quando la mia signorina B. entr. poich il cuore mi batte sempre un poco quando la vedo, rimasi in piedi dietro la sua seggiola, e osservai soltanto dopo qualche tempo che lei mi parlava con meno franchezza del solito, ed era un po' confusa. Rimasi sorpreso.
E' anche lei simile a tutta questa gente, pensavo, ed ero urtato, e volevo andarmene, pure restavo perch avrei voluto scusarla, e non potevo pensar male di lei, e speravo ancora che mi avrebbe rivolto qualche parola gentile... e... che vidi? Intanto la compagnia fu al completo. Il barone F... con tutto il guardaroba del tempo in cui fu incoronato l'aulico consigliere R..., che qui si faceva annunciare in qualit di signor R. con la sua sorda signora; e non bisogna dimenticare il signor J. mal vestito, che colma le lacune del suo antico gotico guardaroba con dei moderni stracci: insomma c'era una folla, e io parlai con alcune persone di mia conoscenza, tutte molto laconiche, non pensavo e non badavo che alla mia signorina B., e non avevo osservato che in fondo alla sala le donne si parlavano all'orecchio, che fra gli uomini avveniva qualche cosa, che la signora S. parlava col Conte (tutto questo me lo ha poi raccontato la signorina B.); infine il Conte venne da me, e mi trascin nel vano di una finestra. Voi conoscete, mi disse, i nostri strani costumi, vedo che la societ non  contenta di vedervi qui; io non vorrei per niente al mondo... Io lo interruppi: Eccellenza, vi faccio mille scuse; avrei dovuto pensarci prima, e so che voi mi perdonerete questa assurdit; avrei gi voluto prender congedo; un cattivo genio mi ha trattenuto, gli dissi sorridendo, mentre mi inchinavo. Il Conte mi strinse le mani con un'espressione che rivelava tutto il suo animo. Silenziosamente mi allontanai dalla compagnia, mi misi in una carriola e mi feci condurre a M. per veder tramontare il sole dalla collina, e leggere in Omero quel mirabile canto che narra come Ulisse fu ospitato dal guardiano dei porci: esso calzava a pennello!
La sera ritornai all'ora di pranzo; c'erano ancora pochi ospiti nella sala: giocavano a dadi in un angolo, ed avevano rialzato la tovaglia. Giunge il signor Adelin, posa il cappello, mi guarda, e mi dice piano: Hai avuto delle noie? - Io? domandai. - Ma s, il Conte ti ha fatto abbandonare la sua societ. - Vada al diavolo, esclamai, sono stato felice di respirare aria libera. - E' bene, disse lui, che tu prenda la cosa leggermente; mi dispiace soltanto perch ormai se ne parla dappertutto. -
Allora finalmente cominciai ad essere annoiato sul serio. Tutti quelli che venivano a tavola mi guardavano, io pensavo che era per quello, e il sangue mi andava alla testa.
Oggi ancora, dovunque io vado mi si compiange; sento che gli invidiosi trionfano e dicono che si vede quel che succede ai presuntuosi che si prevalgono di un po' di spirito e si credono autorizzati a passar sopra a tutte le convenienze... Ci sarebbe da piantarsi un coltello nel cuore. Si vanti infatti finch si vuole l'indipendenza di carattere: vorrei proprio vedere chi potrebbe sopportare che dei facchini parlassero di lui quando possono trovare un pretesto: quando le chiacchiere sono senza base, allora  pi facile tollerarle!


16 marzo.

Tutto mi provoca e urta la mia suscettibilit. Oggi nel viale ho incontrato la signorina B., non mi sono potuto trattenere dal rivolgerle la parola e, appena ci siamo un poco allontanati dalla compagnia, le ho manifestato il mio risentimento per la sua condotta dell'altra sera.
- O, Werther, mi ha detto con voce commossa, come poteste interpretare male il mio turbamento, voi che conoscete il mio cuore? Che cosa non ho sofferto per voi dal momento in cui sono entrata nella sala! Prevedevo ogni cosa, e cento volte fui sul punto di parlarvi. Sapevo che le signore S. e T. si sarebbero allontanate coi loro mariti piuttosto che restare in vostra compagnia: sapevo che il Conte non poteva rompere con loro... e ora tutto questo chiasso...
- Come, signorina, dissi, nascondendo la mia angoscia mentre tutto quello che mi aveva detto Adelin l'altro giorno mi correva in quel momento nelle vene come acqua bollente... - Che cosa mi siete gi costato! - aggiunse la dolce creatura mentre gli occhi le si riempivano di lacrime. Io non ero pi padrone di me stesso, e stavo per gettarmi ai suoi piedi.
- Spiegatevi - le dissi. Le lacrime le rigarono le guance; ero fuori di me. Lei asciug i suoi pianti, senza cercare di nasconderli. - Voi conoscete mia zia, cominci; lei era presente alla scena, e potete immaginare con quali occhi l'ha vista. Werther, ieri sera e stamane ho dovuto ascoltare una predica sulla mia relazione con voi: ho dovuto sentirvi abbassare, demolire, senza potere, senza osare difendervi che a met.-
Ogni parola che lei pronunciava mi penetrava nel cuore come una spada. Lei non sentiva come sarebbe stato pi caritatevole di tacermi tutto questo e continu a parlare di tutte le chiacchiere che si sarebbero fatte e di quale specie di persone avrebbe trionfato. E mi disse che si sarebbe goduto di veder punito il mio orgoglio e il mio disprezzo per gli altri che mi si rimprovera da tanto tempo. Sentir da lei tutto questo, Guglielmo, e con l'accento della pi viva simpatia. Ero annientato, e mi sento ancora ribollire il cuore! Avrei voluto che qualcuno osasse parlarmi di fronte per poterlo trapassare con la mia spada; starei meglio se vedessi del sangue! E cento volte ho preso in mano un coltello nel desiderio di dare aria al mio cuore oppresso. Si parla di una nobile razza di cavalli i quali quando sono troppo accaldati e affaticati si spezzano istintivamente una vena, per respirare pi liberamente. Spesso io vorrei aprirmi una vena che mi desse l'eterna libert.


24 marzo.

Ho dato a corte le mie dimissioni, e spero che saranno accettate, e voi mi perdonerete di non aver prima chiesto il vostro permesso. Devo ormai partire, e so tutto quello che mi direste per indurmi a restare. Dunque... Fate che mia madre prenda bene la cosa: non riesco a contentare me stesso, e lei deve avere pazienza se non posso contentare anche lei. Certo sar dispiaciuta. La bella corsa che suo figlio aveva intrapreso verso gli alti gradi del Consiglio segreto e dell'ambasciata  interrotta ad un tratto, ed eccolo ricaduto nel branco dei comuni mortali! Giudicate pure la cosa come credete, ed immaginate tutte le possibili combinazioni con le quali avrei dovuto e potuto restare;  inutile, io parto. E perch sappiate dove vado, vi dir che c' qui il Principe xxx, che trova molto piacere nella mia compagnia e che, appena ha conosciuto le mie decisioni, mi ha pregato di andar con lui nelle sue terre e di passarvi la bella primavera. Mi ha promesso di lasciarmi perfettamente libero e poich fino a un certo punto c'intendiamo, voglio tentare la fortuna e partire con lui.



Poscritto.


19 aprile.

Grazie per le tue due lettere. Non ti ho risposto perch ho aspettato, per spedire questa mia, che le mie dimissioni fossero accettate dalla corte; temevo che mia madre potesse rivolgersi al ministro e ostacolasse i miei disegni. Ma ormai  finita e ho il mio congedo. Non posso dirvi con quanto rimpianto me lo hanno dato, e quello che mi ha scritto il ministro: prorompereste in nuovi lamenti. Il principe ereditario mi ha mandato una gratificazione di venticinque ducati, accompagnata da parole che mi hanno commosso fino alle lacrime; non ho dunque bisogno del denaro di cui recentemente scrissi a mia madre.


5 maggio.

Domani parto da qui e poich il mio paese nativo non  che a sei miglia dalla via che dobbiamo percorrere, voglio rivederlo, voglio rivivere gli antichi giorni felici, trascorsi come in sogno. Voglio entrare proprio per quella porta per la quale uscii con mia madre quando, dopo la morte di mio padre, lei abbandon quel luogo tranquillo e caro per andarsi a rinchiudere nella sua citt natale. Addio, Guglielmo, avrai notizie del mio viaggio.


9 maggio.

Mi sono recato alla mia patria con l'animo di chi compie un pellegrinaggio, e sono stato invaso da sentimenti inattesi. Giunto al gran tiglio che si trova presso S. a un quarto d'ora dalla citt, feci fermare la carrozza, discesi e mandai avanti il postiglione per assaporare a mio agio, con tutto il cuore, ogni ricordo nella sua vivacit e novit.
Mi fermai sotto il tiglio che, quando ero bimbo, era stato mta e confine delle mie passeggiate. Come tutto era mutato! Allora, in una felice ignoranza io aspiravo a slanciarmi nel mondo ignoto, dove credevo di trovare per il mio cuore un tal pascolo e un tal godimento, da poter soddisfare e colmare il mio ardente, nostalgico desiderio. Ora io ritorno dal lontano mondo... ahim, amico mio, con quante speranze deluse, con quanti piani distrutti! Ecco sorgere dinanzi a me i monti che mille volte erano stati mta dei miei desideri. Potevo restare delle ore seduto aspirando a valicare le cime, perdendomi con la fantasia nelle valli e nelle foreste che apparivano al mio sguardo in una dolce luce crepuscolare; e quando all'ora fissata dovevo ritornarmene, con quale rincrescimento abbandonavo il mio posto favorito! Mi avvicinai alla citt; e salutai amichevolmente le antiche casette a me note; le nuove mi diedero noia, come tutti i cambiamenti che erano stati fatti. Varcai la porta della mia citt e mi orientai subito e completamente. Ma non voglio entrare in particolari; per me erano pieni di fascino, ma diventerebbero monotoni nella narrazione. Avevo deciso di prendere alloggio nella piazza, vicino alla nostra antica casa. Osservai passando che la scuola dove una buona vecchia rinchiudeva e ammucchiava noi ragazzi, era stata trasformata in una bottega di vendita al minuto; ricordai allora l'irrequietezza, le lacrime, lo smarrimento, l'angoscia; tutto ci che avevo sopportato in quel buco. Non potevo fare un passo senza trovare qualcosa di notevole. Un pellegrino in Terra Santa non trova certo tanti luoghi consacrati da ricordi religiosi, e difficilmente la sua anima pu esser cos piena di profonda commozione. Ancora un esempio, fra mille: scesi lungo il fiume fino a una certa fattoria: quella via mi era consueta un tempo, ed era quello il luogo in cui noi ragazzi ci esercitavamo a chi faceva pi volte rimbalzare nell'acqua le pietre piatte: ebbi vivo il ricordo di quando mi fermavo talvolta a contemplare il fiume, a seguirne il corso con meravigliosi presagi, a immaginare strani paesi per i quali esso sarebbe passato; ben presto la mia fantasia trovava i suoi confini, pure io mi sentivo trascinato lontano, sempre pi lontano, finch mi perdevo nella contemplazione di una vaga lontananza. Cos, amico mio, erano gli antichi nostri padri: rinserrati in angusti confini, eppure felici! cos infantili erano il loro sentimento e la loro poesia. Quando Ulisse parla del mare immenso, della terra sconfinata, egli  umano, vero, profondo, affascinante e misterioso. Che m'importa di poter ripetere ora con ogni scolaretto che la terra  rotonda? Poche zolle sono sufficienti all'uomo per vivere e godere, ancor meno per riposarvi di sotto.
Mi trovo ora nella casa di caccia del principe; ed  molto piacevole vivere con lui che  sincero e semplice:  circondato da strani uomini che non riesco a comprendere. Non sembrano birbanti, eppure non hanno l'aspetto di persone perbene: talvolta mi sembrano degni di rispetto, eppure non posso confidarmi con loro. Una cosa che pure mi dispiace  che il principe parla spesso di cose che conosce solo attraverso letture o conversazioni, e ne parla sempre dal punto di vista sotto il quale gli altri gliele hanno presentate.
Inoltre egli apprezza la mia intelligenza e i miei talenti pi del mio cuore, la sola cosa di cui sono orgoglioso, che  sorgente di ogni forza, di ogni gioia, di ogni dolore. Tutti possono sapere quello che io so... ma il mio cuore, lo possiedo io solo.


25 maggio.

Avevo in mente qualcosa di cui non volevo parlarvi finch non fosse un fatto compiuto; poich invece la cosa non ha avuto seguito, posso egualmente spiegarmi. Volevo entrare in servizio militare; ci ho pensato a lungo e, specialmente per questo, ho seguito qui il principe che  generale agli ordini di... Durante una passeggiata gli esposi la mia idea, ma egli mi dissuase e, per non dare ascolto alle sue ragioni, avrei dovuto esser guidato dalla passione piuttosto che dal capriccio.


11 giugno.

D quello che vuoi, non posso restare qui pi a lungo. Che cosa dovrei fare? il tempo non passa mai; il principe mi tratta nel miglior modo possibile, eppure non mi sento a mio agio: in fondo non abbiamo niente in comune l'uno con l'altro. Egli  un uomo di criterio, ma di un criterio molto comune: la sua conversazione non m'interessa pi di quel che m'interesserebbe un libro ben scritto. Rester ancora otto giorni e poi riprender le mie peregrinazioni: quel che ho fatto di meglio qui  stato il disegnare. Il principe sente l'arte, e la sentirebbe ancor di pi se la sua mente non fosse ristretta in noiose formule scientifiche e in una rigida terminologia. Talvolta mi mordo le labbra, quando percorro con l'immaginazione i vasti campi della natura e dell'arte, ed egli pensa di stupirmi lanciando nel discorso qualche termine tecnico.


16 giugno.

S, io sono soltanto un viandante, un pellegrino sulla terra. E voi siete qualcosa di pi?


18 giugno.

Dove penso di andare? te lo dir in confidenza. Rester qui ancora quindici giorni dopo i quali ho detto che desidero visitare le miniere di...; in fondo non c' nulla di vero; voglio avvicinarmi a Carlotta, e questo  tutto. Rido del mio cuore... ma finisco col far sempre la sua volont.


29 luglio.

No, va bene, va tutto bene! Io, il suo sposo! Dio, che mi hai creato, se tu mi avessi concesso questa beatitudine avrei passato la mia vita ad adorarti. Non voglio penetrare i tuoi decreti, e Tu perdonami queste lacrime, perdonami questi vani desideri! Lei, mia sposa! se avessi potuto stringere tra le mie braccia la pi amabile creatura... Un brivido mi scuote, Guglielmo, quando Alberto cinge la sua figurina ben fatta!
E, devo dirlo? perch no, Guglielmo? Lei sarebbe stata pi felice con me che con lui: egli non  l'uomo che possa colmare i desideri del suo cuore. Un difetto di sensibilit, un difetto... chiamalo come vuoi... ma io non vedo il suo cuore battere all'unisono con quello di lei a qualche passaggio di un libro amato durante il quale il mio cuore e quello di Carlotta si sarebbero incontrati; e in cento altri casi quando ci avviene di esprimere i nostri sentimenti sulle azioni di altri. Caro Guglielmo! Invero egli l'ama con tutta l'anima, e che cosa non merita un simile amore!
Un uomo insopportabile  venuto ad interrompermi: le mie lacrime si sono disseccate; io mi sono distratto. Addio.


4 agosto.

Non sono solo io: tutti gli uomini sono delusi nelle loro speranze, ingannati nella loro attesa. Sono andato in cerca della mia buona donna, sotto il tiglio. Il bambino pi grande mi  venuto incontro, e le sue grida di gioia hanno fatto accorrere la madre, che mi  parsa molto abbattuta. La sua prima parola fu: - Signore, il mio Gianni  morto! Era il bimbo pi piccolo. E mio marito, aggiunse,  ritornato dalla Svizzera e non ha portato nulla: senza l'aiuto di persone buone avrebbe dovuto mendicare: gli  venuta la febbre lungo la via. -
Non potei dir nulla; regalai qualcosa al bambino, e lei mi preg di accettare qualche mela, ci che io feci, lasciando quel luogo pieno di tristi ricordi.


21 agosto.

Talvolta, come per un colpo di mano, tutto cambia per me, e la vita si illumina di un giocondo sorriso, ahi, solo per un istante! Quando mi perdo cos nei sogni, non posso impedirmi di pensare: e, se Alberto morisse! Tu saresti..., s, lei sarebbe... e proseguo in questa visione finch essa mi porta sull'orlo di abissi davanti ai quali mi ritraggo con orrore.
Quando esco dalla porta di citt, e percorro la via per la quale andai la prima volta a prendere Carlotta per condurla al ballo come tutto mi sembra mutato! Tutto, tutto  finito! Nessuna traccia di quel mondo svanito, nessun battito di cuore che risponda ai miei sentimenti passati. Sono come un fantasma che ritornando, vedesse arso e distrutto il castello che un tempo, egli, principe fiorente, aveva fabbricato ornandolo di ogni splendore, e che morendo aveva lasciato, pieno di speranze, al diletto figlio.


3 settembre.

Talvolta non posso concepire che un altro possa, osi amarla, mentre io l'amo cos unicamente, profondamente, compiutamente, e non conosco, non so, non ho che lei al mondo!


4 settembre.

S,  cos. Come la natura volge verso l'autunno, cos l'autunno si fa in me e intorno a me. Ingialliscono le mie foglie, e gi le foglie degli alberi vicini sono cadute. Ti parlai una volta di un contadino, appena venni qui? Ora ho chiesto sue notizie a Wahlheim; mi dissero che era stato licenziato dal suo servizio, e nessuno sapeva altro sul suo conto. Ieri l'ho incontrato per caso, sulla strada di un altro villaggio, gli ho rivolto la parola, e mi ha raccontato la sua storia che mi ha profondamente commosso, come facilmente comprenderai quando a mia volta te l'avr narrata. Ma perch tutto questo? perch non tengo per me ci che mi angoscia e mi addolora? perch vengo a turbare anche te, e ti porgo sempre motivo di compiangermi e biasimarmi? forse pure questo vorr il mio destino.
Il giovane rispose alle mie prime domande con una cupa tristezza nella quale mi parve di riscontrare un po' di confusione, ma poi, come se ad un tratto avesse riconosciuto se stesso e me, confess le sue colpe e lament le sue sventure. Se potessi, amico mio, ripeterti tutte le sue parole! egli confessava e raccontava, provando a questo ricordo soddisfazione e gioia, che la passione per la sua signora era in lui aumentata giorno per giorno; che infine egli non sapeva pi che cosa fare n, per usare la sua espressione, dove battere la testa. Non poteva n bere, n mangiare, n dormire; aveva un nodo alla gola, faceva quel che non avrebbe dovuto, dimenticava quello che gli era stato ordinato, era come perseguitato da un cattivo spirito; finch un giorno sapendo che lei si trovava in una camera al piano superiore, l'aveva seguita, o meglio si era sentito attratto verso di lei; poich lei non cedeva alle sue preghiere aveva voluto prenderla con la forza; non sapeva che cosa era avvenuto in lui e giurava dinanzi a Dio che le sue intenzioni verso di lei erano sempre state pure, che il suo desiderio era quello di sposarla e di passarle la vita accanto. Dopo aver cos parlato per qualche tempo, esit come qualcuno che ha ancora qualcosa da dire e non osa. Mi confess infine timidamente le piccole familiarit che lei gli aveva promesso, i favori che gli aveva concesso... E s'interruppe due o tre volte per dire e ripetere con le pi vive proteste che non diceva questo per metterla in cattiva luce, che egli l'amava e l'apprezzava come prima, che queste cose non gli erano mai uscite di bocca, e che me le diceva solo per mostrarmi che non era cattivo n pazzo... E qui, amico mio, ricomincio il mio eterno ritornello che vorrei sempre ricantare: se potessi descriverti quell'uomo quale mi era, quale mi sta ancora dinanzi! Se sapessi dirti tutto perfettamente perch tu potessi sentire come il suo destino m'interessa, e deve interessarmi! Ma basta, tu conosci la mia sorte, tu mi conosci, e sai benissimo cos' che mi attira verso tutti gli infelici, e specialmente verso quello!
Rileggendo la mia lettera mi accorgo che ho dimenticato di raccontarti la fine della storia, che del resto s'indovina facilmente. La donna si difese: sopravvenne il fratello che da lungo tempo odiava il servo, da lungo tempo desiderava vederlo uscire dalla casa perch temeva che un nuovo matrimonio della sorella privasse dell'eredit i suoi figli, che avevano concepito delle belle speranze essendo la vedova senza figlioli. Questo fratello l'aveva immediatamente scacciato e aveva dato alla cosa tanta pubblicit che la donna, anche se avesse voluto, non avrebbe osato riprenderlo in casa. Ora aveva preso un altro servitore e si diceva che anche a causa di questo lei era in discordia con il fratello: si assicurava anzi che lo avrebbe sposato, ma il giovane era deciso a non sopportare una cosa simile.
La storia che ti narro non  esagerata, n imbellita; posso dire anzi di averla raccontata debolmente, e di averle fatto perdere la sua forza perch ho usato parole usuali e corrette.
Questo amore, questa fedelt, questa passione non  dunque una finzione poetica: essa esiste, vive splendidamente pura in quella classe di uomini che noi chiamiamo rozzi e incolti, noi, gente cos raffinata da diventare ineducata. Ti prego di leggere questa storia con raccoglimento. Io sono calmo oggi scrivendoti, e tu vedrai dalla mia calligrafia che non sono affrettato e agitato come al solito: leggi, mio caro, e pensa che questa  pure la storia del tuo amico. S, ecco quel che mi  successo, e che mi succeder: e io non ho la met della forza e del coraggio che possiede quel povero infelice al quale non oso quasi paragonarmi.


5 settembre.

Lei aveva scritto un bigliettino a suo marito che alcuni affari trattenevano in campagna. Cominciava cos: caro, carissimo, vieni il pi presto che puoi, io ti aspetto con grande gioia. Un amico sopraggiunto annunci che Alberto, per alcune circostanze, non sarebbe ritornato tanto presto. Il biglietto rimase sul tavolo, e la sera mi capit fra le mani. Lessi, e sorrisi: lei mi domand perch...
- L'immaginazione  un dono divino, risposi: ho potuto pensare un istante che quelle righe fossero scritte per me... - Lei non continu il discorso che parve dispiacerle, e io tacqui.


6 settembre.

Mi  costata cara la decisione finalmente presa di buttar via il vestito BLEU che portavo il primo giorno che danzai con Carlotta, ma era diventato assolutamente insopportabile. Ne ho ordinato uno proprio uguale con il colletto e la guarnizione e che ha pure i pantaloni e il panciotto gialli.
Certo non far lo stesso effetto. Non so... ma col tempo penso che anche questo mi diventer pi caro.


12 settembre.

Carlotta  stata qualche giorno assente; era andata a prendere Alberto. Oggi sono entrato nella sua stanza, mi  venuta incontro, e con gran gioia le ho baciato la mano.
Un canarino  volato dallo specchio sulla sua spalla.
- Ecco un nuovo amico, - ha detto prendendolo in mano -  destinato ai miei piccoli. Guardate com' carino: se gli d del pane, batte l'ala e becca con grazia; mi bacia anche, vedete! -
E quando avvicin l'animaletto alla sua bocca esso premette amorosamente le dolci labbra come se avesse potuto apprezzare la beatitudine di cui godeva. - Deve baciare anche voi - disse, e spinse l'uccellino verso di me: il beccuccio pass dalla sua bocca alla mia, e le beccate erano come un soffio, un presagio di godimento d'amore. Dissi allora: il suo bacio  interessato: cerca nutrimento, e rimane scontento dopo una vana carezza. Mi mangia anche sulla bocca, aggiunse Carlotta. E gli offr qualche briciola di pane con le labbra sulle quali sorridevano gioconde le gioie di un innocente amore.
Io volsi il viso altrove. Lei non doveva far questo; non doveva infiammare la mia immaginazione con queste visioni di celeste innocenza e di gioia; non doveva risvegliare il mio cuore dal sonno nel quale talvolta lo culla l'indifferenza della vita!
E perch no? Lei ha fiducia in me! sa come io l'amo.


15 settembre.

C' da diventar furiosi, Guglielmo, vedendo che ci sono degli uomini incapaci di comprendere e di sentire il poco che c' ancora di buono sulla terra. Ricorderai gli alberi di noce sotto i quali mi sedetti con Carlotta nel cortile del buon parroco a San...; splendidi alberi che, Dio lo sa, mi riempivano di una grande gioia spirituale. Quale pace, quale ombra fresca essi diffondevano sul presbiterio!
Com'erano splendidi i loro rami, e sacro il ricordo dei venerandi sacerdoti che li avevano piantati da tanti anni! Il maestro spesso ricordava il nome di uno di loro che aveva appreso dal suo avo: fu senza dubbio un uomo virtuoso e sotto quegli alberi mi fu sempre sacra la sua memoria. Ebbene, il maestro aveva le lacrime agli occhi, ti assicuro, dicendomi ieri che li hanno abbattuti. Abbattuti! Mi sento impazzire, e sarei pronto a uccidere quel cane che ha vibrato il primo colpo di scure. Io che sarei capace di prendere il lutto se avessi nel mio giardino una coppia d'alberi simili a quelli, e uno dovesse morire di vecchiaia, io devo vedere una cosa simile. Pure, caro Guglielmo, c' un compenso; vedi che cos' il sentimento umano: tutto il villaggio  indignato, e io spero che la moglie del pastore si accorger dal burro, dalle uova e dagli altri segni di amicizia che di solito riceve, di aver ferito la sua parrocchia. perch  stata lei, la moglie del nuovo pastore (il nostro vecchio  morto), una donna magra e malaticcia che ha molte ragioni di non prendere interesse a nessuno al mondo, perch nessuno ne prende per lei. E' una pazza che si picca di essere sapiente, che si dedica allo studio del canone e lavora enormemente alla nuova riforma morale e critica del cristianesimo; si stringe nelle spalle alle fantasticherie di Lavater, la sua salute  scossa, e di conseguenza non gusta alcuna gioia su questa terra. Soltanto una creatura simile poteva esser capace di abbattere i miei alberi: vedi, non me ne posso capacitare! Figurati che le foglie cadute le insudiciavano e rendevano umido il cortile, gli alberi le toglievano la luce, e quando le noci eran mature i fanciulli vi gettavano contro delle pietre... e tutto questo le dava ai nervi, la turbava nelle profonde meditazioni durante le quali pesa e confronta Kennicot, Semler e Michaelis. Quando ho visto tutti scontenti nel villaggio, e specialmente i vecchi, ho detto loro: perch avete sopportato questo? - Se il borgomastro vuol qualche cosa, mi hanno detto, che possiamo fare noi, qui in campagna? Ma almeno qualcosa di bene  avvenuto: il borgomastro e il pastore (il quale sapeva questa volta di trar profitto dai capricci di sua moglie che di solito non rendono il suo pranzo pi lauto), avevano pensato di dividersi a mezzo il guadagno; ma  intervenuto il fisco che ha detto:  roba mia, perch aveva antichi diritti sulla parte del presbiterio dove erano gli alberi, e li ha venduti all'incanto. Essi giacciono abbattutti! Oh se fossi stato principe, la moglie del pastore, il borgomastro e il fisco vedrebbero... Principe! Gi, se fossi principe che m'importerebbe degli alberi del mio paese?


10 ottobre.

Mi basta vedere i suoi occhi neri per essere felice! Vedi, quello che mi cruccia  che Alberto non sembra essere cos felice come... sperava, come sarei io se... Non mi piacciono i puntini sospensivi, ma questa volta non posso esprimermi altrimenti, e mi sembra di essere abbastanza chiaro.


12 ottobre.

Ossian ha preso il posto di Omero nel mio cuore. In quale splendido mondo egli mi conduce! a errare sulla brughiera al mormoro del vento tempestoso che nella nebbia vaporosa fa apparire i fantasmi degli avi nella pallida luce lunare; a udire dai monti attraverso il mugghiare dei torrenti nelle foreste i gemiti mezzo soffocati che gli spiriti esalano nelle loro caverne, e i lamenti della fanciulla che sospira il suo dolore intorno alle quattro pietre coperte d'erba e di muschio che formano la tomba dell'eroe che amava. Quando io incontro allora il grigio bardo errante che cerca nella landa le orme dei suoi padri, e non trova che le loro tombe, e piangendo si volge all'amata stella della sera che si nasconde nel mare tempestoso, e i tempi del passato rivivono nell'anima dell'eroe, e ancora un raggio amichevole illumina il pericolo ai coraggiosi e la luna rischiara il battello che ritorna vittorioso; quando io leggo sulla sua fronte il tormento profondo, quando vedo l'ultimo fulgido eroe andare stanco e vacillante verso la tomba e attingere sempre nuove gioie, dolorose e ardenti, nella debole presenza delle ombre dei suoi morti, e abbassare gli occhi verso la terra fredda sulle alte erbe fluttuanti, ed esclamare: verr, verr il viandante che mi ha conosciuto nella mia bellezza e chieder: dov' il cantore, il nobile figlio di Fingal? Il suo passo sfiorer la mia tomba, e invano egli mi cercher sulla terra. O amico! volentieri allora io trarrei la spada come un nobile scudiero, per liberare ad un tratto il mio principe dal lacerante tormento di una vita che lentamente si spegne, per mandare la mia anima a raggiungere il semido liberato.


19 ottobre.

Ah qual vuoto, quale orribile vuoto sento nel mio cuore! Spesso io penso: se tu potessi una, una sola volta stringerla al petto, tutto il vuoto sarebbe colmato.


26 ottobre.

Mi convinco sempre pi, mio caro, che l'esistenza di una creatura  assai poca cosa. Venne un'amica a trovare Carlotta e io mi ritirai nella stanza vicina e presi un libro, ma non potei leggere; allora presi una penna per tentar di scrivere. Le sentivo parlare piano; si raccontavano cose insignificanti, novit del paese, che una si sposava, e che un'altra era malata, molto malata: aveva una tosse secca, il viso scarno, e aveva degli svenimenti: non scommetterei un soldo sulla sua vita, disse l'una. Anche il signor N. N. sta molto male, disse Carlotta. E' gi tutto gonfio, aggiunse l'amica. E la mia vivace fantasia mi trasportava al letto di questi infermi; vedevo con quale rimpianto si sentivano mancar la vita, Guglielmo, e le fanciulle parlavano di loro come si parla d'un estraneo che muore! E quando io volgo intorno lo sguardo e vedo questa camera, e gli abiti di Carlotta e le carte di Alberto, e i mobili che mi sono familiari, e perfino il calamaio, penso: tu immagini di esser tutto per questa casa! i tuoi amici ti apprezzano; spesso tu procuri loro la gioia e pensi che non potresti vivere senza di loro, eppure se tu te ne andassi, se tu scomparissi dalla loro cerchia? sentirebbero, e per quanto tempo sentirebbero il vuoto che la tua perdita lascerebbe nella loro esistenza? Per quanto tempo? L'uomo  cos effimero che anche l dove pi sicura  la sua esistenza, dove egli imprime l'unica vera traccia della sua presenza e cio nel ricordo, nell'anima dei suoi amici, anche l deve annientarsi e sparire, prontamente sparire!


27 ottobre.

Mi prende il desiderio di lacerarmi il petto e di battere la testa contro il muro quando vedo quanto poco noi possiamo gli uni per gli altri. Oh, nessuno potrebbe darmi l'amore, la gioia, il calore, la volutt che io non porto in me!, e io non potrei, se pure avessi il cuore pieno di beatitudine, render felice colui che sta dinanzi a me senza forza e senza ardore.
Di sera.
Ho tante sensazioni in me e il pensiero di lei le assorbe tutte; ho tante cose, e senza di lei tutto  nulla per me.


30 ottobre.

Almeno cento volte sono stato sul punto di gettarmi al suo collo! Sa il Dio onnipotente che cosa significa vedersi passare dinanzi una creatura affascinante e non poterla toccare; eppure toccare  istinto naturale per gli uomini. Non tendono i bimbi le loro manine verso tutto quello che cade sotto i loro sensi? E io?


3 novembre.

Dio sa quante volte io vado a letto, anzi con la speranza di non risvegliarmi pi: e la mattina apro gli occhi, rivedo il sole... e sono infelice. Oh, se io fossi capriccioso, se potessi prendermela col tempo, dar la colpa a una terza persona, a un'impresa fallita, non sentirei che a met il peso del mio malumore. Ma ahim, son troppo convinto che la colpa  soltanto mia... cio, non la colpa. In me si cela la fonte di ogni dolore come un tempo era in me la fonte di ogni beatitudine. Non sono forse io stesso che un tempo ondeggiavo in un mondo di sentimenti, che ero ad ogni passo circondato da un paradiso, che avevo un cuore capace di abbracciare l'universo in un amplesso d'amore? E' morto ora questo cuore, da lui non sgorga pi alcun incanto: i miei occhi sono inariditi, e i miei sensi che non sono pi rinfrescati da lacrime ristoratrici fanno corrugare angosciosamente la mia fronte. Soffro infinitamente perch ho perduto quella che era per me l'unica gioia della mia vita: la benefica forza vivificatrice con la quale creavo un mondo intorno a me: essa  scomparsa! Quando dalla mia finestra guardo verso i colli lontani e vedo il sole mattutino dissipare la nebbia e illuminare i prati gi nelle valli, quando vedo il fiume serpeggiare fra i salici spogli, quando questa meravigliosa natura sta dinanzi a me senza vita come un quadretto colorato, e tutta la bellezza non pu fare sgorgare una scintilla di gioia dal mio cuore al mio cervello, io, misero, sto l al cospetto di Dio come una fonte inaridita, un secchio disseccato. Spesso mi sono prostrato a terra e ho invocato da Dio le lacrime come un agricoltore invocherebbe la pioggia vedendo il cielo implacabilmente azzurro sul suo capo e, intorno, la campagna assetata.
Ma ahim! Dio non ci d la pioggia e il bel tempo secondo le nostre impazienti preghiere, e i giorni di cui mi tormenta il ricordo, perch erano cos felici? perch io attendevo con pazienza che si manifestasse la volont divina e accettavo con cuore riconoscente i benefici di cui mi colmava.


8 novembre.

Lei mi ha rimproverato i miei eccessi, ma con quanta grazia! I miei eccessi perch talvolta, da un bicchiere all'altro di vino, arrivo a bere una bottiglia. - Non fate cos, mi disse, pensate a Carlotta! - Pensare!, dissi io, avete bisogno di dirmelo? Che io pensi o non pensi, voi siete sempre presente nel mio spirito. Oggi ero seduto in quel luogo dove voi recentemente scendeste in carrozza... -
Lei parl d'altro e non mi lasci continuare il discorso. Caro mio, sono un uomo finito: Lei pu fare di me ci che vuole.


15 novembre.

Ti ringrazio, Guglielmo, del tuo amichevole interessamento, dei tuoi buoni consigli, e ti prego di stare tranquillo. Lasciami sopportare ancora; nonostante la mia pena ho forza sufficiente per arrivare alla fine. Tu sai che io onoro la religione; sento che essa  sostegno per molti affaticati, ristoro per molti abbattuti: ma pu e deve esserlo per tutti? Se tu guardi il vasto mondo, vedrai migliaia di persone per le quali la religione non  stata un conforto, siano esse state educate o no ai suoi princpi, e che sar per me? Lo stesso figlio di Dio non dice forse che attorno a lui staranno coloro che il Padre gli ha dato? E se io non gli fossi stato dato? se il Padre volesse tenermi per s, come mi dice il cuore? Ti prego di non interpretare male quanto ti dico: non vedere irriverenza in queste innocenti parole:  tutta la mia anima che ti apro; se tu non mi comprendi preferirei aver taciuto: perch non amo spendere vane parole su un argomento che ciascuno intende poco quanto me. Non  il destino degli uomini sopportare quanto possono e vuotare fino in fondo la coppa della vita? E se il Dio del cielo trov il calice troppo amaro per le sue labbra umane, perch io dovrei mostrarmi forte e dire che lo trovo dolce? E perch dovrei vergognarmi nello spaventoso momento in cui tutta la mia esistenza oscilla fra l'essere e il non essere, in cui il passato brilla come un lampo sul tenebroso abisso dell'avvenire, e tutto crolla intorno a me, e l'universo sprofonda con me... Non  la voce della creatura in se stessa angosciata, debole, irresistibilmente trascinata nel precipizio che grida nella profondit interna della sua vana forza esaurita: Mio Dio, mio Dio, perch mi hai abbandonato? E dovrei arrossire di questa parola, dovrei non essere angosciato in un momento al quale non  potuto sfuggire neppure Colui che avvolge i cieli come una tela?


21 novembre.

Lei non vede, non sente che prepara un veleno che trasciner me e lei nell'abisso; e io con piena volutt bevo fino in fondo la coppa che mi porge per annientarmi. Che significa il dolce sguardo che spesso... spesso? no, non spesso, ma qualche volta, mi rivolge? La benevolenza con la quale accoglie un'involontaria espressione del mio sentimento, la compassione per la mia sofferenza che si dipinge sulla sua fronte?
Ieri, quando me ne andai, mi porse la mano, e disse: - Addio, caro Werther - Caro Werther! Era la prima volta che mi chiamava CARO e questa parola mi penetr fino al midollo delle ossa. Cento volte me la sono ripetuta, e ieri sera, mentre andavo a letto, e mormoravo mille cose piano, ho detto: Buona notte, caro Werther!, e ho dovuto ridere di me stesso.


22 novembre.

Non posso pregare: Dio mio, lasciamela! Eppure spesso mi pare che sia mia; non posso neppure pregare: concedimela! perch  di un altro? Sottilizzo quindi con i miei dolori e, se me lo permettessi, potrei fare una litania di antitesi.


24 novembre.

Lei sente ci che io soffro: oggi il suo sguardo mi  arrivato fino al cuore. L'ho trovata sola; non ho detto niente, e lei mi ha guardato. E in lei non ho pi visto l'affascinante bellezza, la luce del nobile intelletto: tutto era scomparso ai miei occhi: un pi splendido sguardo agiva su di me, esprimendo tenero interesse, dolce compassione. perch non ho osato gettarmi ai suoi piedi? perch non ho osato gettarmi al suo collo e coprirla di baci? Lei  fuggita al pianoforte, e con voce dolce e leggera accompagnava le note col suo canto armonioso. Non ho mai visto cos seducenti le sue labbra; pareva che si aprissero ardenti per bere i dolci suoni che sgorgavano dallo strumento, e ai quali la sua bocca pura rispondeva soltanto come un'eco divina. Ah, se potessi esprimermi... Non resistetti pi a lungo; m'inchinai e giurai: mai oser imprimere su di voi un bacio, labbra sulle quali aleggiano spiriti celesti. Eppure, io voglio... Vedi, dinanzi alla mia anima sta come un muro di separazione. Questa felicit... e poi morire per espiare questo peccato...  un peccato?


26 novembre.

Qualche volta mi dico: "il tuo destino  unico: pensa che gli altri sono felici, che mai nessuno  stato tormentato come te". Poi leggo un poeta del tempo antico, e mi pare di leggere nel mio proprio cuore. Ho ancora tanto da soffrire! Ci sono stati prima di me degli uomini altrettanto infelici?


30 novembre.

Non devo, non devo mai rientrare in me stesso! Dovunque vado un'apparizione mi segue e mi fa perdere il senno. Oggi! Quale destino! Povera umanit.
Ero andato alla fontana verso mezzogiorno; non avevo nessuna voglia di mangiare. Tutto era deserto, un vento di ponente umido e freddo soffiava dai monti e grige nuvole di pioggia venivano dalla valle. Da lontano vidi un uomo, in un povero abito verde, che si arrampicava fra le rocce e sembrava cercare delle erbe. Quando giunsi vicino a lui, ed egli volse la testa al rumore che io feci, vidi un'interessante fisionomia di cui una tranquilla tristezza formava il carattere principale, e che esprimeva soltanto un sentimento buono; i suoi capelli neri erano fermati in due rotoli con delle forcelle; gli altri erano riuniti in una grossa treccia che gli cadeva sulle spalle. poich il suo abbigliamento sembrava rivelarlo di una classe inferiore, pensai che non si sarebbe offeso vedendomi attento al suo lavoro, e gli chiesi che cosa cercasse.
Mi rispose con un profondo sospiro: "cerco dei fiori, e non ne trovo alcuno. Veramente non  la stagione, dissi sorridendo. Ci sono tanti fiori, egli continu, discendendo fino a me. Nel mio giardino ci sono delle rose e due specie di caprifogli: uno me l'ha dato mio padre; e crescono come le male erbe; da due giorni li cerco e non posso trovarli. Anche l fuori ci sono sempre fiori: gialli, azzurri, rossi e la centaura ha dei bei fiori. Non posso trovarne".
Osservai qualcosa d'inquieto nel suo viso e gli chiesi, cercando di deviare il discorso, che cosa voleva fare con quei fiori. Uno strano sorriso lo rischiar. Non mi tradirete, disse mettendosi un dito sulla bocca: ho promesso un mazzo di fiori alla mia fidanzata. - Va benissimo, dissi. - Egli aggiunse: ha tante altre cose,  ricca. - Eppure fa conto del vostro mazzo. - S, continu, lei ha tanti gioielli e una corona. - Come si chiama? - Se gli Stati Generali mi pagassero io sarei un altro uomo. C'era un tempo in cui tutto mi andava bene. Ora  finita! ora sono... E lev al cielo un umido sguardo espressivo. - Eravate dunque felice? domandai. - Oh, vorrei essere com'ero allora. Mi sentivo cos bene, cos allegro, mi trovavo nel mio elemento come un pesce nell'acqua. -
Enrico! grid una vecchia che si avvicinava per il sentiero. Enrico, dove ti eri nascosto? Ti abbiamo cercato dappertutto. Vieni a tavola! - E' vostro figlio? le chiesi avvicinandomi a lei. - S,  il mio povero figlio, rispose. Dio mi ha dato una croce pesante da portare. - Da quanto tempo  cos? domandai. - Cos tranquillo, lei disse, saranno appena sei mesi; e ringrazio il Signore che almeno sia arrivato a questo; prima  stato per un anno intero furioso, e l'hanno tenuto alla catena in manicomio. Ora non fa nulla di male a nessuno: solo ha sempre da fare con imperatori e re. Era cos buono, tranquillo, mi aiutava a vivere; aveva una bella scrittura. A un tratto  diventato pensieroso,  caduto in uno stato febbrile, poi nel delirio: ora  come voi lo vedete. Se potessi narrarvi, signore... -
Interruppi quel torrente di parole e domandai: - Qual  dunque il tempo che egli rammenta e nel quale dice di esser stato cos felice, cos contento? - Poveretto, disse con un sorriso di piet: vuol parlare del tempo in cui era fuori di s: ricorda sempre di quando era in manicomio e non aveva coscienza di se stesso. - Fui colpito come da un fulmine; misi del denaro nelle mani della donna, e fuggii in fretta.
Allora eri felice - esclamavo mentre rapidamente mi avviavo alla citt; - allora eri come un pesce nell'acqua! Dio del cielo: questo  il destino che hai dato agli uomini: di esser felici soltanto prima di acquistare la ragione, e dopo averla perduta! Disgraziato! eppure io invidio il tuo turbamento, lo smarrirsi dei sensi nel quale tu langui. Tu esci pieno di speranza a raccogliere fiori per la tua regina, d'inverno, e ti rattristi e non puoi comprendere perch non ne trovi. E io... io esco senza speranza, senza scopo, e ritorno come sono uscito. Tu immagini quale uomo saresti se gli Stati Generali ti pagassero. Felice creatura che puoi attribuire a un ostacolo terreno la tua mancanza di felicit. Tu non senti che la tua miseria dipende dal tuo cuore distrutto, dal tuo cervello turbato, e che tutti i re della terra non possono aiutarti.
Deve morire disperato colui che deride un malato che viaggia verso lontane fonti che aumenteranno la sua malattia e renderanno pi dolorosa la sua fine; colui che insulta un cuore oppresso che per liberarsi dai suoi rimorsi e metter fine ai dolori dell'anima intraprende un pellegrinaggio al santo sepolcro. Ogni passo che gli lacera i piedi per i sentieri non segnati,  una goccia di balsamo per il suo animo oppresso; ad ogni giornata di cammino il suo cuore si riposa, alleviato da molte afflizioni. E voi osate chiamare questa follia, voi, mercanti di parole adagiati sui vostri guanciali? Follia! Dio, tu vedi le mie lacrime! Dovevi tu, dopo aver creato misero l'uomo, dargli anche dei fratelli che gli rapissero il poco che possiede, e il poco di fiducia che egli ha in te, Dio d'amore! poich la fiducia in una pianta salutare, nel succo della vigna non  altra cosa che la fiducia in te, la persuasione che tu hai comunicato a tutto quanto ci circonda una forza che guarisce o che consola e di cui possiamo aver bisogno ad ogni istante. Padre, che io non conosco! Padre che prima riempivi la mia anima, e che ora hai distolto da me il tuo viso! chiamami a te! non rimanere pi a lungo silenzioso! Il tuo silenzio non potr trattenere quest'anima assetata! Un uomo, un padre, potrebbe forse adirarsi quando il figlio ritornando all'improvviso gli si gettasse al collo esclamando: sono tornato, padre mio! Non ti irritare se abbrevio il pellegrinaggio che secondo il tuo volere avrei dovuto ancora proseguire. Il mondo  uguale dappertutto: nella fatica e nel dolore, nella ricompensa e nella gioia: ma che m'importa? Io sto bene dove tu sei, e vicino a te voglio godere e soffrire. E tu, amato padre divino, respingeresti da te questo figlio?


Primo dicembre.

Guglielmo, l'uomo di cui ti ho parlato, lo sfortunato felice, era scrivano presso il padre di Carlotta, e una passione che egli ebbe per lei, che tenne nascosta e che poi rivel, per la quale fu esonerato dal servizio, lo ha reso folle. Cerca di sentire, attraverso queste aride parole, in quale turbamento mi ha messo questa storia quando Alberto me l'ha raccontata tanto freddamente quanto tu forse la leggerai.


4 dicembre.

Ti prego... Vedi, per me  finita; non posso resistere pi a lungo. Oggi ero seduto vicino a lei, ero seduto e lei suonava al piano varie melode, sempre con grande espressione... Che devo dire? La sorellina vestiva la sua bambola sulle mie ginocchia. Mi sono venute le lacrime agli occhi; mi sono chinato, e il suo anello nuziale ha colpito il mio sguardo, e ho pianto. In quella, Carlotta ha cominciato l'antica, dolce meloda... in fondo all'animo mi si sono ridestati deliziosi sentimenti e un ricordo del passato di altri tempi in cui avevo inteso la meloda, di tristi giorni sopravvenuti, di dolore, di speranze deluse, e poi... andavo su e gi per la stanza; il mio cuore si spezzava dall'emozione.
- In nome di Dio, proruppi infine, andando bruscamente verso di lei, in nome di Dio, finitela! - Si ferm, e mi guard fissamente. - Siete molto ammalato, Werther, mi disse con un sorriso che mi penetr l'anima; i vostri cibi favoriti vi ripugnano. Andate, via, calmatevi, vi prego. - Mi sono strappato da lei e... Dio, tu vedi la mia miseria e vi porrai fine.


6 dicembre.

Come mi perseguita quell'immagine! Che io vegli o sogni, essa riempie tutta la mia anima! Qui, se io chiudo gli occhi, qui nella mia fronte dove si concentra l'interiore forza visiva, stanno i suoi occhi neri. Qui! io non posso esprimerti questo. Se chiudo gli occhi essi sono l, come un mare, come un abisso essi stanno davanti a me, dentro di me, dominano i miei pensieri.
Che cos' mai l'uomo, questo semido tanto apprezzato? Non gli mancano le forze proprio quando gli sarebbero pi necessarie? E che egli prenda lo slancio nella gioia o si sprofondi nel dolore, non  forse in entrambi i casi arrestato, ricondotto al cupo, freddo sentimento di se stesso, mentre aspirava a perdersi nell'oceano dell'infinito?



L'EDITORE AL LETTORE.

Molto avrei desiderato che sugli ultimi giorni del nostro amico, pieni di interesse per noi, ci fossero rimaste sufficienti testimonianze di sua mano, cos da non dover interrompere con un racconto il seguito delle lettere che egli ci ha lasciato.
Ho cercato con cura di raccogliere notizie esatte dalla bocca di persone che potevano essere ben informate sulla sua storia; essa  molto semplice. Tutte le relazioni concordano fra di loro salvo in qualche piccolo particolare: soltanto riguardo al carattere dei personaggi le opinioni differiscono e i giudizi sono disparati.

Lo scoraggiamento e la tristezza avevano messo sempre pi profonde radici nell'anima di Werther, si erano profondamente congiunti e si erano impadroniti a poco a poco di tutto il suo essere. L'equilibrio del suo spirito era completamente distrutto: un ardore, una violenza segreta che agivano su tutte le sue forze naturali, produssero gli effetti pi tristi, e lo lasciarono infine in preda a un abbattimento al quale egli non poteva ormai reagire che con sofferenze pi penose di tutti i mali fino allora sopportati. L'angoscia del cuore logor le ultime forze del suo spirito, la sua vivacit, la sua penetrazione. Divenne triste, sempre pi infelice, e pi ingiusto man mano che diveniva pi infelice. Questo almeno dicono gli amici di Alberto; essi sostengono che Werther non aveva potuto apprezzare quell'uomo puro e tranquillo che era arrivato a godere una felicit lungamente desiderata, n la sua condotta per assicurarsi questa felicit nell'avvenire, egli che ogni giorno dissipava tutto il suo bene per assaporare la sera la sofferenza e la miseria. Alberto, essi dicono, non era punto cambiato in cos breve spazio di tempo, era sempre lo stesso uomo che Werther aveva conosciuto fin da principio e che tanto aveva stimato e onorato. Egli amava Carlotta, soprattutto, era orgoglioso di lei, e desiderava che tutti la trovassero la pi perfetta creatura. Deve quindi esser biasimato se desiderava allontanare da lei ogni apparenza che potesse farla sospettare? Se non era in quel periodo disposto a dividere con nessuno anche nel modo pi innocente un tesoro cos prezioso? Essi ammettono che Alberto abbandonava spesso la stanza nella quale si trovava sua moglie quando Werther era presente, ma non per odio o avversione verso l'amico, bens perch aveva compreso che la sua presenza gli dava noia.
Il padre di Carlotta era stato preso da un'indisposizione che l'obbligava a rimanere in casa; mand dunque la carrozza alla figlia che si rec da lui. Era una bella giornata d'inverno: la prima neve era caduta abbondante e ricopriva tutto il paesaggio. Werther la raggiunse il giorno seguente per ricondurla a casa se Alberto non fosse venuto a prenderla.
La bella giornata ebbe poco effetto sul suo umore cupo, una squallida tristezza gli gravava sull'animo; nere visioni si erano impadronite di lui, e il suo spirito non poteva che passare da uno all'altro pensiero doloroso. poich viveva in continuo malumore, anche le condizioni degli altri gli sembravano pi critiche e pi torbide; egli credeva di aver turbato il buon accordo fra Alberto e sua moglie, si faceva dei rimproveri ai quali univa un segreto dispetto contro il marito. Su questo si aggiravano i suoi pensieri durante il cammino. S, s, diceva tra s, con sorda collera; ecco quest'unione intima, amichevole, tenera, reciproca; ecco la durevole e sicura fedelt:  saziet e indifferenza. L'affare pi insignificante non lo occupa pi di questa donna preziosa? sa egli apprezzare la sua felicit? sa stimare Carlotta come essa merita? Lei  sua, benissimo,  sua. Lo so, come so molte altre cose; credo di essermi abituato a questo pensiero, ma esso mi far impazzire e morire. E la sua amicizia per me dura ancora? Non vede gi nel mio attaccamento a Carlotta qualcosa che lede i suoi diritti? Nelle mie premure per lei un segreto rimprovero? Lo so, lo sento, egli non mi pu soffrire, desidera che mi allontani, la mia presenza gli pesa.
Spesso egli rallentava il suo passo rapido, spesso si fermava e sembrava voler tornare indietro, ma proseguiva il suo cammino, e tra questi pensieri e monologhi era infine arrivato, quasi contro la sua volont, alla casa di caccia.
Entr, domand notizie del vecchio e di Carlotta; trov la casa un po' sottosopra. Il ragazzo pi grande gli disse che era successa una disgrazia a Wahlheim; un contadino era stato assassinato. Ci non gli fece una grande impressione; entr nella camera e trov Carlotta occupata a dissuadere il vecchio che nonostante la sua infermit voleva andare sul luogo del delitto per fare un'inchiesta. L'assassino era ancora sconosciuto: la vittima era stata trovata la mattina davanti alla porta di casa e si formavano congetture; il morto era al servizio di una vedova la quale aveva avuto prima un altro domestico che aveva lasciato la casa non in buoni termini.
A questa notizia Werther rimase vivamente colpito: - Possibile!, esclam, devo andare a vedere, non posso tardare un istante. E corse a Wahlheim. Tutti i suoi ricordi si risvegliarono, e non un istante egli dubit che il colpevole non fosse quel giovane al quale aveva talvolta parlato, e che gli era diventato caro.
Mentre passava sotto i tigli per recarsi all'osteria dove il corpo era stato deposto, fu preso da orrore alla vista del luogo a lui caro. La soglia dove i bambini del vicino avevano tanto giocato era lorda di sangue. Amore e fedelt, i pi bei sentimenti dell'uomo, erano convertiti in violenza e delitto. I grandi lauri erano senza foglie e ghiacciati; le belle siepi che s'inarcavano al di sopra dei muretti del cimitero erano spoglie, e attraverso gli arbusti nudi si vedevano le pietre tombali coperte di neve.
Quando egli si avvicin all'osteria davanti alla quale era riunito tutto il villaggio, si lev improvviso un grido. Si vide da lontano un gruppo di uomini armati, e ciascuno disse che si conduceva l'assassino. Werther lo guard, e non rimase in dubbio a lungo. S, era proprio il servo che qualche tempo prima aveva incontrato errante in preda a cupo furore, a segreta disperazione.
Che hai fatto, disgraziato! esclam Werther avvicinandosi al prigioniero. Questi lo guard tranquillo, rimase un momento in silenzio, poi rispose senza commuoversi: "Nessuno l'avr, lei non avr nessuno".
Il prigioniero fu condotto nell'osteria e Werther scapp via. La spaventosa, violenta emozione aveva prodotto una scossa in tutto il suo essere. Per un istante egli fu strappato alla sua tristezza, al suo scoraggiamento, alla sua apatica rassegnazione; la piet lo penetr potentemente, ed egli fu preso da un irresistibile desiderio di salvare quell'uomo. Lo indovinava cos infelice, lo sentiva cos scusabile anche nel delitto, si metteva cos bene al suo posto che credeva fermamente di persuadere anche gli altri. Gi desiderava poter parlare in suo favore, gi la difesa pi efficace correva alle sue labbra e si affrettava alla casa di caccia e, cammin facendo, non poteva trattenersi dal dire a mezza voce quel che avrebbe voluto esporre al borgomastro.
Quando entr nella stanza, si trov in presenza di Alberto. Questo lo sconcert un momento, ma ben presto si riprese ed espose con calore i suoi sentimenti al borgomastro. Questi di tanto in tanto scuoteva la testa e, bench Werther esprimesse con la massima vivacit, passione, sincerit quanto un uomo pu dire per difendere un altro uomo, pure, come facilmente si pu immaginare, il vecchio non fu affatto scosso. Non lasci neppure che il nostro amico arrivasse fino in fondo, lo contraddisse e lo biasim perch proteggeva un assassino; gli mostr che in questo modo ogni legge sarebbe violata, la sicurezza sociale sarebbe sconvolta dalle basi; aggiunse poi che in un simile caso non poteva far nulla senza assumere una responsabilit troppo grande, e che la cosa doveva andare secondo l'ordine e le regole prestabilite.
Werther non si arrese ancora, soltanto preg il borgomastro di chiudere gli occhi se fosse stato possibile aiutare il giovane a fuggire, ma il borgomastro rifiut ancora. Alberto finalmente prese parte al discorso, e si mise dalla parte del vecchio; Werther fu sopraffatto e soffrendo orribilmente si rimise in cammino dopo che il borgomastro gli ebbe detto ancora una volta: no, non pu essere salvato.
Queste parole dovettero colpirlo profondamente, come possiamo vedere da un biglietto trovato fra le sue carte, e che senza dubbio fu scritto in quello stesso giorno.
"Tu non puoi esser salvato, infelice! Vedo bene che non pu esserci salvezza per noi".
Quello che Alberto aveva infine detto del prigioniero alla presenza del borgomastro, aveva profondamente irritato Werther: egli aveva creduto di scorgere dell'animosit contro di lui, e bench dopo pi mature riflessioni al suo spirito penetrante non sfuggisse che i due uomini potevano avere ragione, pure gli parve di non poterne convenire senza venir meno ai suoi pi intimi sentimenti.
A questo proposito troviamo fra le sue carte un foglietto che forse esprime il suo pensiero riguardo ad Alberto.
"Che serve che io dica e ripeta:  bravo,  buono? Il mio cuore  lacerato: non posso essere giusto".
La serata era dolce, il tempo volgeva al disgelo e Carlotta ritorn a piedi con Alberto. Cammin facendo si guardava ogni tanto intorno come se la compagnia di Werther le fosse mancata. Alberto cominci allora a parlare di lui, e a biasimarlo mentre nello stesso tempo lo giustificava. Parl della sua infelice passione, desiderando che gli riuscisse di vincerla. - Lo desidero anche per noi, disse, e ti prego di cercare di modificare la sua condotta verso di te, di fargli diradare le sue visite troppo frequenti. La gente comincia ad osservarle, e so che se ne parla di qua e di l. - Carlotta tacque, e Alberto parve aver compreso il suo silenzio; da quel momento almeno non parl pi di Werther davanti a lei, e quando era lei che ne parlava egli lasciava cadere il discorso e lo portava su un altro argomento.
L'inutile tentativo di Werther per salvare quel povero infelice, fu l'ultimo guizzo di una luce che si spegne; da allora egli ricadde pi profondamente nel dolore e nell'apata; fu poi quasi fuori di s quando ud che forse sarebbe stato chiamato come testimone contro il giovane, che aveva adottato il sistema di negare.
Tutto ci che gli era accaduto di spiacevole nella sua vita attiva, le noie all'ambasciata, le cose non riuscite, i dispiaceri avuti, tutto gli ritornava continuamente allo spirito. Il suo stato d'animo giustificava quasi il suo restare inattivo, si sentiva privo di ogni prospettiva avvenire, era incapace di prendere una qualunque decisione necessaria alle occupazioni quotidiane della vita. Era cos abbandonato interamente ai suoi sentimenti, ai suoi pensieri strani, a una sconfinata passione, nell'eterna monotona di una triste relazione con una donna amata e cara, di cui egli turbava il riposo, lottando contro le sue stesse forze, consumandole senza scopo e senza direttiva, che la sua triste fine si avvicinava sempre pi.
Il suo turbamento, la sua passione, i suoi sforzi e le sue lotte, la sua stanchezza di vivere infine, sono fortemente espressi in alcune lettere che egli ha lasciato e che vogliamo riportare qui.


12 dicembre.

Caro Guglielmo, io mi trovo nella condizione in cui si sono dovuti trovare coloro che si credevano posseduti da uno spirito maligno. Non so che cosa mi prende talvolta: non  angoscia, non  desiderio,  un interno, ignoto tumulto che minaccia di lacerarmi il petto, che mi stringe la gola. Allora, ahim, io corro senza mta fra le spaventose scene notturne di questa stagione nemica degli uomini.
Ieri sera ho dovuto uscire. Era appunto cominciato il disgelo, e avevo sentito dire che il fiume era straripato, che tutti i ruscelli erano gonfi e che da Wahlheim la mia amata valle era inondata. Vi corsi tra le undici e mezzanotte. Era uno spaventoso spettacolo vedere dalla roccia le onde agitate che turbinavano al chiarore della luna sui campi, i prati e le siepi, e veder tutta la valle trasformata in un mare tempestoso al soffio del vento. Quando la luna di nuovo apparve posandosi sulle nuvole oscure e dinanzi a me e i flutti con un terribile, magnifico riflesso si svolsero e risonarono, ero preso da un fremito e poi da un desiderio: con le braccia aperte mi sporgevo sul baratro, e aspiravo all'abisso fondo e mi smarrivo nella gioia di sommergere in quella tempesta i miei tormenti, il mio dolore, di rotolare laggi rumoreggiando come le onde. Eppure non potevo staccare il piede dal suolo e metter fine a tutti i tormenti! Compresi che la mia ora non era ancora venuta. Ah Guglielmo, come avrei dato volentieri la vita per attraversare le nubi e sollevare i flutti insieme con quel vento tempestoso! Ah, questa gioia, non sar forse concessa un giorno al povero prigioniero?
Con quanto dolore abbassai lo sguardo verso un posticino dove mi ero riposato con Carlotta, all'ombra di un salice, durante una calda passeggiata estiva! Il posto era anche sommerso e riconobbi appena il salice, Guglielmo! E pensavo ai suoi prati, alla campagna che circondava la casa di caccia, al nostro pergolato distrutto dal torrente devastatore. E il raggio di sole del passato brill al mio pensiero, come un sogno di pascoli e prati o di onori e di gloria sorride al prigioniero! Ero l... e non mi accuso perch ho il coraggio di morire... Io avrei... Ora siedo qui come una vecchia che raccoglie la sua legna fusto a fusto per prolungare e alleviare ancora un istante la sua vita languente e priva di gioie.


14 dicembre.

Che cosa provo amico mio? Ho paura di me stesso. Il mio amore per lei non  forse il pi santo, il pi puro, il pi fraterno amore? Ho mai sentito nell'anima un desiderio colpevole? Non voglio giurare... E ora... sogni... Avevano proprio ragione gli uomini che attribuivano a potenze estranee alcune manifestazioni contraddittorie! Stanotte, tremo nel dirlo, io la tenevo tra le braccia, la stringevo al petto, coprivo di innumerevoli baci la sua bocca che mormorava amore; il mio sguardo nuotava nell'ebbrezza del suo! Mio Dio! sono colpevole se provo ancora adesso un sentimento di beatitudine rievocando interiormente questa ardente volutt? Carlotta, Carlotta!  finita per me: i miei sensi si smarriscono, da otto giorni non ho pi la forza di pensare, e i miei occhi sono pieni di lacrime. Sto male dappertutto. Non desidero nulla. Sarebbe meglio per me, se me ne andassi.



In questo periodo di tempo e in tali circostanze la decisione di abbandonare la vita si era radicata con maggior forza nell'animo di Werther. Dopo esser ritornato presso Carlotta, questa era sempre stata la sua prospettiva, la sua speranza suprema; ma aveva detto a se stesso che voleva agire senza fretta n precipitazione, e che voleva compiere questo passo dopo essersi profondamente convinto e deciso con calma.
I suoi dubbi, la sua lotta interiore si rivelano in un biglietto che sembra essere il principio di una lettera a Guglielmo, e che  stato trovato fra le sue carte, senza data.

"La sua presenza, il suo destino, l'interesse che lei prende al mio, fanno sgorgare le ultime lacrime dal mio cervello disseccato.
Alzare il sipario, e passarvi dietro: questo  tutto! e perch temere, ed essere indecisi? Forse perch non si sa che cosa avviene di l? o perch non si ritorna? E perch  innato al nostro spirito l'immaginare tenebre e confusione nei luoghi di cui non sappiamo nulla di certo?"

Infine, egli si familiarizz sempre pi con quel triste pensiero, e una prova della sua ferma, irrevocabile decisione, si trova nella seguente, ambigua lettera che egli scrisse all'amico.


20 dicembre.

"Rendo grazie alla tua amicizia, Guglielmo, che ti ha fatto interpretare cos la mia parola. Hai ragione, per me la miglior cosa sarebbe di partire. La proposta che mi fai di ritornare fra voi non mi piace completamente; vorrei almeno fare ancora una deviazione, tanto pi che possiamo sperare di avere un ghiaccio solido e buone strade. Mi fa anche molto piacere che tu pensi di venirmi a prendere: lascia per passare una quindicina di giorni e aspetta da me un'altra lettera con ulteriori avvisi. E' necessario non raccogliere alcun frutto prima che sia maturo. E quindici giorni di pi o di meno contano molto. Dirai a mia madre di pregare per suo figlio, e le dirai che le domando perdono di tutti i dispiaceri che le ho dato. Era mio destino di turbare coloro che avrei dovuto rendere felici. Addio, mio carissimo! Che il cielo ti benedica. Addio!"
Che cosa passava in quel periodo nell'animo di Carlotta, quali erano i suoi sentimenti verso il marito, verso l'amico infelice, possiamo appena tentare di esprimerlo, sebbene, conoscendo il suo carattere, possiamo farcene un'idea, e ogni bell'anima femminile possa penetrare in quella di Carlotta e SENTIRE con lei.
Senza alcun dubbio lei era decisa a tentare ogni mezzo per allontanare Werther, ed esitava a causa di un tenero amichevole sentimento, sapendo quanto una cosa che gli pareva quasi impossibile lo avrebbe fatto soffrire. Pure in quel momento si sentiva pi che mai spinta ad agire seriamente; suo marito serbava su quest'amicizia l'assoluto silenzio che lei stessa aveva sempre serbato, e Carlotta voleva mostrargli con i fatti che aveva sentimenti degni dei suoi.
Lo stesso giorno in cui Werther aveva scritto al suo amico l'ultima lettera qui riferita, era la domenica prima di Natale; and la sera da Carlotta, e la trov sola. Era occupata a mettere in ordine dei giocattoli che aveva destinato ai fratellini come doni di Natale. Egli parl del piacere che avrebbero goduto i bambini, e del momento in cui all'inaspettata apertura di una porta sarebbe apparso l'alloro illuminato, ornato di dolci e di mele, facendo provare ai fanciulli gioie paradisache.
"Anche voi, disse Carlotta, cercando di nascondere la sua confusione con un dolce sorriso, anche voi avrete il vostro regaluccio se sarete buono, una candela di cera, e qualche altra cosa ancora!" - "E che cosa significa per voi esser buono, egli esclam, come devo essere, che cosa posso fare, cara Carlotta?" - "Gioved sera, disse lei,  la vigilia di Natale; i bambini verranno, mio padre verr, ognuno avr il suo regalo; venite anche voi... ma non prima". -
Werther tacque stupefatto. "Vi prego, continu Carlotta, deve essere cos; ve ne prego per la mia pace; non  possibile continuare in questo modo". E non lo guardava, e andava su e gi per la stanza dicendo piano: cos non si pu continuare! Comprendendo poi in quale orribile stato queste parole mettevano il giovane, lei cercava di deviare con altri argomenti i suoi pensieri, ma invano. "No, Carlotta, esclamava lui, non vi vedr pi!". - "Ma, perch? replicava lei, Werther, voi potete, voi dovete rivedermi, soltanto, moderatevi. Ah perch siete nato con questa violenza, questa passione irresistibile, ostinata che vi prende per tutto ci a cui vi avvicinate? Vi prego, disse ancora stringendogli la mano; vi prego, moderatevi. Pensate a tutti i godimenti che possono procurarvi il vostro spirito, la vostra istruzione, i vostri talenti: siate un uomo! rinunciate a questo infelice amore per una creatura che pu soltanto compiangervi!".
Egli stringeva i denti, e la guardava cupo. Ma la donna gli teneva sempre la mano, dicendo: "Per un momento, ascoltatemi a mente calma, Werther, non sentite che vi sbagliate, e che andate volontariamente verso l'abisso? perch, Werther, amare proprio me che appartengo a un altro? proprio me? Io temo, io temo che l'impossibilit di possedermi sia quella che eccita il vostro desiderio".
Egli svincol la sua mano da quella di lei e l'avvolse in uno sguardo stupito e corrucciato. "Bene, disse, molto bene!  forse di Alberto questa osservazione? In verit  abile, veramente abile!" - "Ognuno potrebbe fare una simile riflessione, replic lei. Non si pu trovare nel mondo una fanciulla che possa soddisfare i desideri del vostro cuore? Pensate a questo, cercate, e, ve lo prometto, troverete. Un viaggio senza dubbio potr distrarvi. Cercate, e troverete una creatura degna del vostro amore; poi ritornate e godremo insieme la dolcezza di una sincera amicizia".
Con un freddo sorriso egli disse: "Il vostro discorso si potrebbe stampare e raccomandare a coloro che governano i popoli! Mia cara Carlotta, lasciatemi riposare un poco, poi tutto si accomoder!" - "Soltanto, Werther, non venite prima della vigilia di natale!".
Egli voleva rispondere, quando Alberto entr nella stanza. Si diedero freddamente la buonasera e passeggiarono su e gi nella camera imbarazzati. Werther cominci un discorso insignificante, che ben presto cadde. Alberto fece lo stesso, poi domand a sua moglie di alcune commissioni e, sentendo che non erano state eseguite, pronunci parole che a Werther parvero fredde e anche aspre. Voleva andarsene, e non poteva, e aspett fino alle otto, mentre il suo dispetto e il suo malumore aumentavano, aspett fino a che la tavola fu apparecchiata, e prese infine il cappello e il bastone. Alberto lo invit a restare, ma a lui parve vedere in quelle parole un complimento convenzionale, per cui ringrazi freddamente e se ne and.
Giunse a casa, prese il lume dalle mani del domestico che voleva fargli luce, and solo nella sua stanza. Pianse forte, parl da s con violenza, passeggi agitato su e gi per la camera, infine si gett vestito sul letto. L lo trov il domestico quando verso le undici os entrare e domandare se il signore voleva farsi togliere gli stivali. Egli lasci fare, e poi ordin al servo di non entrare la mattina seguente senza esser chiamato.
Il luned mattina, ventuno dicembre, scrisse la seguente lettera che, dopo la sua morte, fu trovata suggellata sulla sua scrivania e che fu consegnata a Carlotta. La riporto qui in frammenti come probabilmente fu scritta, date le circostanze.

"E' deciso, Carlotta, voglio morire, e te lo scrivo senza esaltazione romantica, rassegnato, il mattino dell'ultimo giorno in cui ti vedr. Quando tu, cara, leggerai questa lettera, la fredda tomba chiuder i resti mortali dell'uomo irrequieto, infelice, che negli ultimi momenti della sua vita non conosce dolcezza pi grande di quella di intrattenersi con te. Ho trascorso un'orribile, ma pur benefica notte: essa ha fortificato, determinato la mia risoluzione: voglio morire! Quando ieri mi sono strappato da te in una spaventosa esaltazione dei miei sensi il cui tumulto mi opprimeva il cuore, e triste, disperato vicino a te, mi sentivo avvolgere da un brivido orribile e freddo, potei appena raggiungere la mia stanza, caddi in ginocchio e Tu, o Dio, mi concedesti il sollievo di versare le pi amare lacrime! Mille idee, mille diversi pensieri tumultuarono nel mio animo, e uno infine, ultimo, unico, rimase fermo e incrollabile: morire! Mi sono coricato, e stamattina nella calma del risveglio quel pensiero  ancora calmo nel mio cuore: voglio morire! Non  disperazione;  la certezza di aver terminato il mio compito, e di sacrificarmi per te. S, Carlotta, perch dovrei tacerlo? Uno di noi tre deve sparire, e io sar quello! Amica mia, nel mio cuore lacerato spesso si  insinuata l'insana idea... di uccidere... tuo marito! te! me! Cos sia. Quando in una bella sera d'estate tu salirai sulla collina, ricordati di me: ricorda quante volte ho attraversato la valle, poi volgi il tuo sguardo verso il cimitero, verso la mia tomba; guarda il vento che fa ondeggiare l'erba alta nello splendore del sole che tramonta... Ero tranquillo quando ho cominciato a scrivere, e ora... ora piango come un bambino pensando a tutto questo rigoglio di vita intorno a me".

Verso le dieci Werther chiam il suo domestico, e mentre si faceva aiutare a vestirsi gli disse che avrebbe fatto un viaggio di alcuni giorni; che bisognava mettere in ordine gli abiti, e preparare ogni cosa per i bagagli; gli diede anche l'ordine di richiedere tutti i conti da saldare, di farsi rendere alcuni libri prestati, e di dare due mesi anticipati ad alcuni poveri cui egli soleva fare settimanalmente un'elemosina.
Si fece portare il pranzo in camera e poi and a cavallo dal borgomastro, che non trov a casa. Passeggi pensieroso per il giardino, come se avesse voluto ancora una volta raccogliere e assaporare tutta la malincona dei ricordi.
I bambini non lo lasciarono a lungo tranquillo; lo rincorsero, gli saltarono addosso e gli dissero che trascorso il domani, e il giorno seguente e un altro ancora, sarebbero andati da Carlotta a ricevere i doni di Natale e gli narrarono le meraviglie che sognavano con la loro immaginazione infantile. Domani, egli esclam, dopodomni e un altro giorno ancora... Li baci tutti con affetto e voleva lasciarli quando il pi piccolo volle dirgli una cosa all'orecchio. E gli raccont che i fratelli grandi avevano scritto belle lettere di augurio, tanto lunghe, e che ce n'era una per il babbo, una per Alberto e Carlotta, e anche una per il signor Werther: le avrebbero mostrate il giorno di capodanno! Werther fu sopraffatto dalla commozione, regal qualcosa a ciascuno dei bimbi, mont a cavallo, lasci i saluti per il padre, e part con le lacrime agli occhi.
Ritorn a casa verso le cinque e ordin alla donna di sorvegliare il fuoco e di mantenerlo acceso fino alla notte. Al servo disse di mettere in fondo al baule i libri e la biancheria, e di preparare gli abiti. Probabilmente allora scrisse il seguente periodo della sua ultima lettera a Carlotta.

"Tu non mi attendi! tu pensi che io ti ubbidir e ti rivedr soltanto la sera della vigilia di Natale. Oh Carlotta, oggi o mai pi! La vigilia di Natale tu terrai questa carta fra le mani, tremerai e la bagnerai con le tue lacrime. Io voglio! Io devo! Come mi sento soddisfatto di essermi deciso!"

Carlotta intanto si trovava in una strana situazione. Dopo la sua ultima conversazione con Werther aveva compreso quanto le sarebbe stato doloroso separarsi da lui, quanto egli avrebbe sofferto se si fosse dovuto allontanare da lei.
In presenza di Alberto era stato detto, come incidentalmente, che Werther non sarebbe ritornato prima della vigilia di Natale, e Alberto si era recato a cavallo da un funzionario col quale aveva degli affari da definire e in casa di cui avrebbe trascorso la notte.
Carlotta era dunque sola; nessuno dei fratelli le era vicino, e lei si abbandonava ai suoi pensieri, esaminando con calma il suo stato d'animo. Si vedeva unita per la vita a un uomo di cui conosceva l'amore e la fedelt, al quale si era data con tutto il cuore, e che sembrava essere stato creato apposta dal cielo, cos tranquillo e sicuro, per formare la felicit di una donna onesta; sentiva che cosa sarebbe sempre stato per lei o per i suoi figli. D'altra parte Werther le era divenuto molto caro: dal primo momento in cui si erano conosciuti, l'affinit dei loro caratteri si era rivelata: la loro lunga relazione, e alcuni speciali momenti che avevano vissuto insieme le avevano lasciato in cuore un'impressione indelebile. Era abituata a farlo partecipare a tutto quanto interessava il suo pensiero e il suo cuore; la partenza di lui minacciava la sua esistenza di un vuoto che non avrebbe potuto esser colmato. Oh se avesse potuto in quel momento cambiarlo in un fratello, come sarebbe stata felice! Se avesse osato fargli sposare una delle sue amiche avrebbe potuto sperare di rimetterlo in buoni rapporti con Alberto!
Aveva passato in rivista tutte le sue amiche; a ognuna trovava qualche difetto, e a nessuna avrebbe volentieri dato Werther. E cos pensando fin col sentire profondamente pur senza formulare chiaramente il suo pensiero, che il suo segreto desiderio era quello di tenerselo per s, mentre invece non poteva e non doveva tenerselo. La sua anima bella e pura, che era stata fino allora libera e coraggiosa, sent in quel momento il peso di una malincona che le precludeva ogni speranza di gioia. Il suo cuore era oppresso, i suoi occhi offuscati da una nube oscura.
Erano le sei e mezzo quando sent Werther che saliva la scala, e ben presto riconobbe il suo passo, la sua voce che chiedeva di lei. Per la prima volta, possiamo quasi dire, il cuore le batt forte all'arrivo di lui. Avrebbe voluto non riceverlo, e quando entr gli disse con un appassionato turbamento: "Non avete tenuto la vostra parola!" - "Non ho promesso nulla", fu la risposta. - "Avreste almeno dovuto aver riguardo alla mia preghiera, replic lei: ve lo domandavo per la pace mia e vostra".
Lei non sapeva bene quel che diceva, e neppure quel che faceva quando mand a chiamare qualche amica per non rimanere sola con Werther. Egli pos sulla tavola dei libri che aveva portato, ne chiese altri, mentre Carlotta ora desiderava ora temeva che le amiche venissero. La cameriera torn e disse che le due amiche chiedevano scusa di non poter venire.
Lei pens allora di far rimanere la donna con il suo lavoro nella stanza vicina, ma poi cambi idea. Werther andava su e gi per la stanza, lei si avvicin al piano, e cominci un minuetto, che per non gli riusciva. Si calm intanto, e pot tranquillamente sedere vicino a Werther nel solito posto sul divano.
"Non avete niente da leggere?" chiese. Werther non aveva nulla. "L, nel mio cassetto, riprese Carlotta, c' la vostra traduzione di alcuni canti di Ossian: non li ho ancora letti, perch speravo sempre di udirli da voi, ma da allora non  mai stato possibile".
Egli sorrise, prese il poema, e un brivido lo scosse quando lo ebbe fra le mani, e gli occhi gli si riempirono di lacrime quando li pos sullo scritto. Sedette, e cominci a leggere:

"Stella della notte crepuscolare, tu risplendi fulgida all'occidente, tu alzi dal seno della tua nuvola la testa raggiante, e maestosamente avanzi sulla tua collina. Che cosa guardi nella brughiera? I venti tempestosi si sono calmati, da lontano giunge il mormoro del torrente; onde sussurranti si frangono contro la roccia lontana; nei campi si diffonde il ronzo degli insetti della sera. Che cosa guardi, bella luce? Ma tu sorridi, e passi, e ti circondano i flutti che bagnano la tua chioma graziosa. Addio, raggio tranquillo. Risplendi tu, splendida luce dell'anima ossianica!
"Ed essa appare in tutto il suo splendore. Vedo i miei amici che non sono pi, essi si raccolgono su Lora, come nei giorni passati. Fingal avanza come un'umida colonna di nebbia, intorno gli stanno i suoi eroi, ed ecco i bardi del canto! Ullino, dalle grige chiome, Ryno maestoso, e Alpin, il dolce cantore, e tu, Minona, che con dolcezza ti lamenti! Come siete cambiati, amici miei, dai giorni festosi di Selma in cui noi ci disputavamo il premio del canto, come i venti primaverili che sfiorando alterni la collina fanno piegare la flessibile erba mormorante!
"Allora Minona avanz bella, con lo sguardo abbassato e gli occhi pieni di lacrime: i suoi folti capelli erano agitati dal vento che soffiava dalla collina... Una cupa tristezza oscur l'anima degli eroi quando la dolce voce si lev; perch spesso essi avevano visto la tomba di Salgar, spesso la tenebrosa dimora della bianca Colma. Colma, abbandonata sulla collina, con la sua voce armoniosa. Salgar aveva promesso di venire, ma scendeva intorno la notte. Ascoltate la voce di Colma quando era sola, seduta sulla collina".

COLMA: "E' notte! Io sono sola, perduta sulla collina tempestosa. Il vento soffia nelle montagne; il fiume precipita gi dalla roccia. Nessuna capanna mi ripara dalla pioggia; sono abbandonata sulla collina tempestosa.
"Esci dalle nubi, o Luna! Risplendete, stelle della notte! Un raggio mi guidi al luogo dove il mio cuore riposa dopo le fatiche della caccia, avendo vicino l'arco disteso e i cani ansanti.
"perch indugia il mio Salgar? Ha forse dimenticato la sua promessa? Qui  la roccia, e l'albero e il torrente mormorante, ed egli aveva promesso di trovarsi qui al cader della notte; oh dove si sar smarrito il mio Salgar? Io volevo fuggire con te, abbandonare il padre e i fratelli orgogliosi! Da lungo tempo sono nemiche le nostre stirpi, ma noi non siamo nemici, o Salgar!
"Taci un istante, o vento! Calmati un breve attimo, o torrente, affinch la mia voce possa risonare attraverso la valle, e il mio viandante mi oda. Salgar, sono io che ti chiamo. Qui c' l'albero e la roccia! Salgar, mio amato, sono qui; perch tardi a venire?
"Vedi, la luna risplende, il fiume riluce nella valle, le rocce grige si ergono sulla collina: ma io non vedo lui sulle alture; i suoi cani dinanzi a lui non annunciano la sua venuta. Devo sedere qui sola.
"Ma chi sono coloro che io vedo sdraiati laggi sulla brughiera? Il mio amato? mio fratello? Parlate, miei cari. Essi non rispondono. Quanta angoscia nell'animo mio! Ah, essi sono morti. Le loro spade sono tinte di sangue! Fratello, fratello, perch hai ucciso il mio Salgar? O mio Salgar, perch hai ucciso mio fratello? Mi eravate tutti e due tanto cari! Tu eri bello tra mille, sulla collina. Egli era terribile nel combattimento. Rispondetemi! Udite la mia voce, miei cari! Ahim sono muti, muti per sempre! Il loro petto  freddo come la terra!
"Dalle rocce del colle, dalla cima dei monti tempestosi, parlate, spiriti dei morti! parlate! Io non avr paura! Dove siete andati a cercare riposo? in quale caverna delle montagne vi ritrover? Non colgo neppure una debole voce nel vento, nessuna risposta spirante nella tempesta della collina.
"Rimango qui nella mia desolazione, aspetto piangendo il mattino. Scavate la tomba, amici dei morti, ma non chiudetela finch io non venga. La mia vita svanisce come un sogno; come potrei restare ancora? Voglio abitare con i miei amici presso il torrente della roccia fragorosa... Quando far notte sui monti e soffier il vento nella landa, la mia ombra si fermer nel vento e pianger la morte dei miei amici. Il cacciatore mi sentir dal suo pergolato, temer la mia voce, e poi l'amer: perch sar dolce la mia voce nel piangere i miei amici: mi erano entrambi assai cari!

"Questo era il tuo canto, o Minona, figlia di Torman, dalle rosee guance. Piangemmo amare lacrime per Colma, e la nostra anima era cupa.
"Ullino part con la sua arpa e accompagn il canto di Alpin... La voce di Alpin era dolce, l'anima di Ryno era un raggio ardente. Ma gi essi riposavano nella stretta casa, e la loro voce non si udiva pi a Selma. Un giorno Ullino al ritorno dalla caccia, prima che gli eroi fossero caduti, sent la loro gara di canti sulla collina. Il loro canto era dolce, ma triste; essi piangevano la morte di Morar, il primo degli eroi. La sua anima era come l'anima di Fingal; la sua spada come la spada di Oscar. Ma egli cadde, e il padre pianse, e gli occhi della sorella furono pieni di lacrime, si riempirono di lacrime gli occhi di Minona, sorella dello splendido Morar. Ella indietreggi dinanzi al canto di Ullino, come la luna al tramonto quando prevede la tempesta, e nasconde in una nuvola la sua bella testa. Io accompagno sull'arpa con Ullino il canto del dolore".

RYNO: "Il vento e la pioggia sono cessati, il mezzogiorno  sereno, le nuvole si aprono. Il sole incostante illumina fuggevolmente la collina. Il torrente della montagna precipita raggiando nella valle. Dolce  il tuo mormoro, o torrente, ma pi dolce  la voce che io odo. E' la voce di Alpin che piange il morto. La sua testa  curva per la vecchiaia, i suoi occhi sono arrossiti dal pianto. Alpin! nobile cantore, perch sei solo sulla collina silente? perch gemi come un turbine nella foresta, come un'onda sulla riva lontana?".

ALPIN: "Le mie lacrime, Ryno, sono per i morti, la mia voce per gli abitatori della tomba. Tu sei alto sulla collina, e bello tra i tigli della pianura. Ma tu cadrai come Morar, e sulla tomba verr un afflitto a piangere. I colli ti dimenticheranno; il tuo arco disteso poser in un'alta sala.
"Tu eri rapido, Morar, come un capriolo sulla roccia, terribile come una fiamma notturna nel cielo. La tua collera era una tempesta, la tua spada nella battaglia, un lampo sulla landa. La tua voce sembrava il torrente dopo la pioggia, il tuono grondante tra le montagne. Molti caddero sotto il tuo braccio, la fiamma della sua ira li consum. Ma quando tu ritornavi dal combattimento, com'era calma la tua fronte! Il tuo viso era come il sole dopo la tempesta, come la luna nella notte silenziosa; il tuo seno era tranquillo come il lago quando  cessato il rumore del vento.
"Ormai  angusta e oscura la tua dimora! Con tre passi misura la tua tomba... e prima tu eri cos grande! Quattro pietre coperte di muschio sono il tuo solo monumento; un albero spoglio, lunghe erbe mormoranti al vento indicano al cacciatore la tomba del possente Morar. Non hai la madre che ti pianga, non una fanciulla che ti dia le lacrime dell'amore. Morta  colei che ti ha generato, caduta  la figlia di Morglan.
"Chi  quell'uomo che avanza appoggiato al bastone? e il suo capo  bianco per la vecchiaia, i suoi occhi arrossiti dal pianto? E' tuo padre, Morar, tuo padre che non ebbe altri figli che te. Egli ud la tua voce nella battaglia, sent che i nemici erano stati distrutti: seppe la gloria di Morar! Ah! e non seppe nulla, forse, della sua ferita? Piangi, padre di Morar, piangi! Ma non ti ode tuo figlio! Profondo  il sonno dei morti, profondo il loro cuscino di polvere. Mai egli sentir la tua voce, mai sar risvegliato al tuo appello. Ah quando si far luce nella tomba, e sar detto a colui che dorme: risvegliati!
"Addio, nobilissimo fra gli uomini, invincibile sul campo di battaglia! Ma il campo non ti vedr pi, la cupa foresta non risplender pi al bagliore del tuo brando. Tu non lasci alcun figlio, ma il canto del bardo far risonare il tuo nome, e i tempi futuri sentiranno parlare di te, sapranno del caduto Morar.
"Alti si leveranno i pianti degli eroi, pi alti di tutti i sospiri di Armin, oppresso dal dolore. Questo canto gli rammentava la morte del figlio caduto nel fiore della giovinezza. Carmor era seduto presso l'eroe, Carmor il principe di Galmal dall'eco sonora. perch, diss'egli, risuona il gemito di Armin? perch piangere qui? Il canto e la musica non echeggiano forse per mitigare e alleviare il dolore dell'animo? Essi sono come una nebbia leggera che salendo dal lago si diffonde sulla valle e bagna di rugiada i fiori sboccianti; ma il sole ritorna con tutta la sua forza, e la nebbia  dispersa. perch sei cos pieno di dolore, Armin, signore di Gorma circondata dai flutti?
"Addolorato! A ragione io lo sono e non  lieve la causa del mio dolore. Carmor, tu non hai perduto nessun figlio, non hai perduto nessuna figlia fiorente; vive il valoroso Colgar, vive Annira la pi bella tra le fanciulle. I rami del tuo tronco fioriscono, Carmor, ma Armin  l'ultimo della sua razza. Buio  il tuo letto, Daura; profondo  il tuo sonno nella tomba. Quando ti risveglierai con i tuoi canti, con la tua voce melodiosa? Levatevi, venti d'autunno, turbinate sull'oscura brughiera! Rumoreggiate, torrenti nella foresta! muggite, tempeste sulle cime delle querce! Passa, o Luna, attraverso le nuvole infrante, e mostra a tratti il tuo pallido viso. Ricordami la notte orribile in cui perirono i miei figli, in cui cadde il potente Arindal e spar la bella Daura.
"Daura, figlia mia, eri bella! bella come la luna sulle colline di Fura, bianca come la neve appena caduta, dolce come il soffio dell'aria. Arindal, il tuo arco era forte, la tua lancia rapida sul campo, il tuo sguardo come nebbia sull'onda, il tuo scudo una nuvola di fuoco nella tempesta!
"Armar, famoso guerriero, venne, e desider l'amore di Daura; ella non gli resist a lungo; belle erano le speranze degi amici di lei.
"Ma Erath, figlio di Odgal, fremeva di rabbia perch suo fratello era stato ucciso da Armar. Egli venne, travestito da marinaio. Bella era la sua barca sull'onda; i suoi capelli erano bianchi per la vecchiaia, calmo il suo viso austero. Egli disse: bella fanciulla, amata figlia di Armin, l sulla roccia, non lontano, nel lago, dove i rossi frutti occhieggiano dall'albero, l Armar attende Daura; io vengo per portare a lui la sua amata sui mobili flutti.
"Ella lo segu, e chiam Armar; le rispose soltanto la voce della roccia. Armar! mio amato! perch mi tormenti cos? Ascolta, figlio di Arnath! ascolta,  Daura che ti chiama!
"Erath, il traditore, fugg ridendo verso la terra. Lei alz la voce e chiam il padre e il fratello: Arindal! Armin! Nessuno viene a salvare Daura?
"La sua voce giunse di l dal mare. Arindal, il figlio mio, scendeva dalla collina, carico del bottino di caccia; le frecce gli tintinnavano al fianco, aveva l'arco in mano, cinque cani neri gli erano intorno. Egli vide l'ardito Erath sulla riva, lo prese, lo leg a una quercia, gli cinse i fianchi di solidi lacci, e il prigioniero riempiva l'aria dei suoi lamenti.
"Arindal affronta le onde sul suo battello per andare a liberare Daura. Giunse Armac in furore, fece partire la freccia dalle piume grigie, e ti colp al cuore, Arindal, figlio mio; tu fosti colpito invece di Erath il traditore; la barca raggiunse la roccia; Arindal cadde e mor. Ai suoi piedi scorse il sangue di tuo fratello; quale dolore, o Daura!
"Le onde distrussero la barca. Armar si precipit nel lago, per salvare la sua Daura o morire. Improvvisamente un colpo di vento piomb dalla collina sul lago: Armar and a fondo e non ritorn a galla, mai pi.
"Io sentivo il lamento di mia figlia, sola sulla roccia battuta dalle onde. Ripetute e forti erano le sue grida, e io, suo padre, non potevo salvarla. Tutta la notte restai sulla riva; la vedevo ai deboli raggi lunari; tutta la notte sentii i suoi lamenti; forte era il vento, e la pioggia batteva impetuosa i fianchi della montagna. La sua voce diventava pi debole, e prima che spuntasse il giorno ella esal il suo ultimo respiro, come il vento della sera fra l'erba della roccia. Mor oppressa dal dolore, e lasci solo Armin. Non c' pi colui che era la mia forza in guerra, non c' pi quella che era il mio orgoglio fra le fanciulle.
"Quando vengono le tempeste dai monti, quando la tramontana gonfia le onde, io siedo sulla riva sonora e guardo la terribile roccia. E spesso nella cadente luce lunare, io vedo gli spiriti dei miei figli, che illuminati da una luce crepuscolare, passano insieme, tristemente riuniti".

Un torrente di lacrime, che cadde dagli occhi di Carlotta alleviando il suo cuore oppresso, interruppe la lettura di Werther. Egli gett via le carte, prese la mano di lei, e vers lacrime amare. Carlotta posava la testa sull'altra mano e si copriva gli occhi con il fazzoletto. La commozione di entrambi era spaventosa. Essi sentivano la loreo triste sorte nel destino di quegli eroi; la sentivano insieme, e le loro lacrime si confondevano. Le labbra e gli occhi di Werther bruciavano il braccio di Carlotta; un brivido la prese; si volle allontanare, ma il dolore e la piet la tenevano come incatenata. Sospir, cerc di riprendersi e, singhiozzando, preg Werther di continuare la lettura; lo preg con voce divina. Werther trem, e gli parve che il suo cuore si spezzasse; riprese i fogli e lesse con voce interrotta:

"perch mi svegli, soffio di primavera? Tu mi carezzi, e dici: io bagno la terra con la rugiada del cielo! Ma il tempo del mio declino  prossimo, prossima  la tempesta che strapper le mie foglie. Domani verr il viandante, verr colui che vide la mia bellezza, e volger gli occhi intorno nei campi cercandomi, e non mi trover...".

La potenza di queste parole colp l'infelice. Egli si gett ai piedi di Carlotta, al colmo della disperazione, le prese le mani, se le premette sugli occhi, sulla fronte; e come un presentimento del suo orrendo proposito pass attraverso l'anima di lei. I suoi sensi si smarrirono, prese le mani di Werther, se le strinse al seno, s'inchin verso di lui in preda a una dolorosa commozione, e le loro guance ardenti si toccarono. Il mondo era sparito per loro. Egli la circond con le sue braccia, la strinse al seno e copr di caldi baci le sue pallide, tremanti labbra.
- Werther! esclam lei svincolandosi, con voce soffocata, Werther! - E debolmente con una mano lo allontan dal suo seno. - Werther - disse ancora con voce esprimente il pi nobile sentimento. Egli non resistette, se la lasci sfuggire dalle braccia, e cadde davanti a lei, smarrito. Lei si alz violentemente e in un doloroso turbamento, tremando d'amore e di collera, disse: - E' l'ultima volta, Werther! Non mi vedrete mai pi. - E guardando ancora amorosamente l'infelice corse nella stanza vicina e chiuse la porta. Werther tese le braccia verso di lei, ma non os trattenerla. Rimase sdraiato a terra con la testa sul divano e stette in questa posizione pi di mezz'ora, finch un rumore lo fece rientrare in s. Era la donna di servizio che voleva apparecchiare la tavola. Egli and su e gi per la stanza, e quando si vide di nuovo solo, and alla porta del gabinetto, e disse a bassa voce: Carlotta, Carlotta! una sola parola ancora, soltanto un addio! Lei non rispose. Egli attese, preg e attese, poi si strapp di l gridando: addio, Carlotta, per sempre addio!
Arriv alla porta della citt. Le guardie, che lo conoscevano, lo lasciarono passare senza dir nulla. La neve cadeva, mista a pioggia, ed egli buss alla porta di casa sua soltanto verso le undici. Il domestico osserv, quando egli ritorn, che al signore mancava il cappello. Non os dire nulla, lo spogli, e tutti i suoi vestiti erano inzuppati di pioggia.
Si trov poi il cappello su una roccia che dalla collina sporge sulla valle, ed  cosa inconcepibile che in quella notte piovosa e oscura egli sia salito su quella roccia senza precipitare.
Si mise a letto, e dorm a lungo. Il servo lo trov che scriveva quando il mattino seguente gli port il caff. Egli aggiunse quanto segue alla lettera per Carlotta.

"Per l'ultima volta, per l'ultima volta dunque io apro gli occhi. Ed essi non devono pi vedere il sole perch una giornata triste e nebbiosa lo tiene coperto. Prendi dunque il lutto, o natura! Tuo figlio, il tuo amico, il tuo amante si approssima alla sua fine. Carlotta,  un sentimento ineffabile, che somiglia a un confuso, torbido sogno, dire a se stessi: questo  l'ultimo giorno! L'ultimo! Carlotta, non ha senso per me la parola ultimo. Io mi sento oggi nel pieno delle mie forze, e domani sar giacente senza forze a terra. Morire! Che cosa significa? Vedi, noi sognamo quando parliamo di morte. Io ho visto pi volte morire, ma i limiti dell'umanit sono cos angusti che per essa non hanno senso il principio e la fine dell'esistenza. Oggi sono ancora in possesso di me stesso... sono ancora tuo, tuo o mia amata. E fra un istante separato, passato, per sempre forse? No, Carlotta, no. Come posso io morire? come puoi tu morire? Noi esistiamo! Morire! che cosa significa? Questa  una parola, un suono vano, che non ha senso per il mio cuore. Morto, Carlotta, sepolto nella terra fredda, in un luogo stretto, oscuro!... Io avevo un'amica che era stata tutto per me nella mia solitaria giovinezza; mor, e io seguii i suoi funerali, e stetti vicino alla fossa nel momento in cui vi calavano la bara e le corde stridendo discesero e risalirono; poi la prima palata di terra cadde nella fossa e la bara diede un suono sordo, cupo, sempre pi cupo e infine fu coperta. Io caddi presso la fossa, colpito, scosso, angosciato, lacerato nel mio intimo, ma senza sapere che cosa mi era accaduto, che cosa mi sarebbe accaduto. Morire! Tomba! io non capisco questa parola!
Perdonami, perdonami! Ieri... avrebbe dovuto essere l'ultimo istante della mia vita. Mio angelo! per la prima volta. Per la prima volta questo sentimento pieno di volutt mi ha penetrato: lei mi ama! mi ama! Brucia ancora sulle mie labbra il sacro fuoco che colava a torrenti dalle tue: un nuovo ardore  nel mio cuore. Perdonami!
Ah, io sapevo bene che tu mi amavi, lo sapevo dai primi sguardi dai quali traspariva la tua anima, dalla tua prima stretta di mano, eppure, quando ti lasciavo, quando vedevo Alberto vicino a te, ricadevo nei miei dubbi febbrili.
Ricordi tu i fiori che mi mandasti in quella fatale riunione nella quale non potesti dirmi una parola n porgermi la mano? Ho passato met della notte inginocchiato dinanzi ad essi, ed essi per me suggellavano il tuo amore. Ma ahim, queste impressioni passavano come nell'anima del credente passa il sentimento della grazia divina che pure egli ha ricevuto da Dio con segni sacri e visibili.
Tutto questo  passeggero, ma l'eternit stessa non potrebbe spegnere la fiamma di vita che ho raccolto ieri dalle tue labbra e che sento in me! Lei mi ama! Questo braccio l'ha circondata, queste labbra hanno tremato sulle sue labbra, questa bocca ha balbettato sulla sua. E' mia, tu sei mia, Carlotta, per sempre!
Che importa se Alberto  tuo marito? Marito? Questo serve per il mondo, e per il mondo  un peccato il mio di amarti, e di volerti strappare alle sue braccia. Un peccato? bene, io me ne punisco, ma l'ho assaporato in tutta la sua celeste volutt, il mio cuore ha attinto in esso balsamo e forza di vita. Tu sei mia da questo momento, mia, o Carlotta. Io ti precedo, vado da mio padre, da tuo padre. Con lui mi lamenter ed egli mi consoler finch tu verrai; io ti verr incontro a volo, ti prender, e rester vicino a te, al cospetto dell'infinito in un eterno abbraccio.
Non sogno, non deliro. Vicino alla tomba, vedo pi chiaro. Noi esisteremo, ci rivedremo, vedremo tua madre! Io la vedr, la trover, aprir il mio cuore davanti a lei. Tua madre, la tua perfetta immagine!".

Verso le undici Werther domand al suo domestico se Alberto era ritornato. Il servo disse: s, ho sentito condurre nella stalla il suo cavallo. Allora Werther gli diede un biglietto aperto, su cui aveva scritto:
"Volete essere cos gentile da prestarmi le vostre pistole per un viaggio che penso di fare? Addio, state bene".
La buona Carlotta aveva dormito poco la notte precedente: ci che aveva temuto si era avverato, e avverato in un modo che lei non aveva potuto n temere n presentire. Il suo sangue fino allora puro e tranquillo era in una febbrile agitazione; mille diversi sentimenti agitavano il suo nobile cuore. Era forse il fuoco degli abbracci di Werther che lei sentiva nel petto? Era indignazione per il suo ardire temerario? era un doloroso paragone fra il suo stato presente e i giorni d'ingenua e libera innocenza e di tranquilla fiducia in se stessa? Come avrebbe potuto andare incontro a suo marito? Come informarlo di una scena che avrebbe potuto benissimo confessare, ma che non osava confessare neppure a se stessa? Per tanto tempo avevano taciuto uno verso l'altro; doveva essere lei per prima a rompere il silenzio e in un momento cos inopportuno fare al marito l'inattesa rivelazione? Gi temeva che la sola notizia della visita di Werther facesse al marito una spiacevole impressione: che sarebbe avvenuto alla notizia di una simile improvvisa catastrofe? Poteva lei sperare che il marito vedesse la cosa nella sua giusta luce e non giudicasse senza prevenzione? e poteva desiderare che egli le leggesse nell'anima? E d'altronde poteva lei dissimulare verso l'uomo agli occhi del quale era stata sempre aperta e trasparente come un cristallo e al quale non aveva mai nascosto n mai potrebbe nascondere nessuno dei suoi sentimenti?
Tutte queste cose la riempivano di preoccupazione e di perplessit; e sempre il suo pensiero tornava a Werther che era perduto per lei, che lei non poteva lasciare, che doveva, ahim, lasciare a se stesso e al quale non sarebbe rimasto pi nulla dopo averla perduta.
Quanto gli era stata dolorosa, bench allora non fosse riuscita a spiegarsela, la freddezza sopravvenuta tra Werther e Alberto! Due uomini intelligenti e buoni, per alcuni segreti dissensi avevano cominciato col serbare il silenzio l'uno verso l'altro; ognuno pensava alle sue ragioni e ai torti dell'altro, i loro rapporti si erano turbati e inaspriti, ed era diventato impossibile sciogliere il nodo nel momento critico da cui tutto dipendeva. Se una dolce intimit li avesse presto avvicinati, se il loro affetto e la loro indulgenza reciproca si fossero ravvivati ed avessero aperto i loro cuori, forse il nostro amico avrebbe potuto ancora essere salvato.
Aggiungiamo a tutto questo un'altra circostanza singolare. Werther, come noi sappiamo dalle sue lettere, non aveva fatto un mistero del desiderio che egli aveva di lasciare questa vita. Alberto l'aveva sempre combattuto, e qualche volta Carlotta e il marito avevano parlato di questo. Alberto, che sentiva per il suicidio una forte avversione, aveva spesso, con vivacit assai strana per il suo carattere, espresso i suoi dubbi sulla sincerit di un simile proposito, e aveva comunicato a Carlotta la sua incredulit. Lei si tranquillizzava dunque quando al suo pensiero si presentava questa triste preoccupazione, ma d'altra parte le pareva che ci le impedisse di comunicare al marito le ansie che la tormentavano in quel momento.
Alberto ritorn, e Carlotta gli and incontro con una vivacit un poco imbarazzata; egli non era allegro, non aveva potuto concludere il suo affare, trovando nel vicino borgomastro un uomo inflessibile e minuzioso. Le cattive strade avevano aumentato il suo malumore.
Chiese se era successo nulla di nuovo, e lei gli rispose precipitosamente che Werther era venuto la sera prima. Alberto domand poi se erano giunte lettere, e seppe che una lettera e dei pacchi si trovavano nella sua stanza; vi and e Carlotta rimase sola. La presenza del marito che amava e stimava le aveva prodotto in cuore una nuova impressione; il ricordo della sua nobilt d'animo, del suo amore e della sua bont l'avevano calmata, e sentiva un segreto desiderio di seguirlo; prese il suo lavoro e and nella stanza di lui come soleva fare. Lo trov occupato ad aprire i pacchi e a leggere: alcuni sembravano avergli portato notizie poco piacevoli. Lei gli fece qualche domanda alla quale Alberto rispose brevemente, mettendosi a scrivere al suo tavolino.
Passarono cos un'ora l'uno vicino all'altra, e l'animo di Carlotta diventava sempre pi cupo. Lei sentiva come le sarebbe stato difficile dire al marito ci che le pesava sul cuore anche se egli si fosse trovato nelle migliori disposizioni, e cadde in una malincona tanto pi dolorosa in quanto si sforzava di nasconderla e di inghiottire le lacrime.
L'apparizione del domestico di Werther la gett in una grande ansia; questi porse il biglietto ad Alberto che si volse tranquillamente alla moglie, e le disse: "Dagli le pistole", e al ragazzo disse: "Augurategli buon viaggio da parte mia".
Carlotta fu colpita come dal fulmine, si alz vacillando, senza sapere che cosa le accadesse. Lentamente si avvicin alla parete, prese l'arma, ne tolse la polvere, esit e avrebbe indugiato ancora a lungo se Alberto non l'avesse scossa con uno sguardo interrogativo. Diede al domestico il funesto ordigno senza poter articolare parola, e appena egli fu uscito, pieg il lavoro e and nella sua stanza in preda a un'incertezza senza fine. Il suo cuore le faceva presagire tutti gli orrori. Talvolta era sul punto di gettarsi ai piedi del marito e di rivelargli tutto: la storia della sera precedente, la sua colpa e i suoi presentimenti. Ma poi pensava che un simile passo non avrebbe avuto alcun risultato, e che mai lei poteva sperare di indurre il marito a recarsi da Werther. La tavola era gi preparata e una buona amica che era venuta soltanto per chiedere qualcosa, che voleva andar via subito... e che rest, rese sopportabile la conversazione durante il pranzo: i commensali si fecero forza, parlarono, raccontarono e si distrassero.

Il servitore torn con le pistole da Werther che gliele prese di mano con entusiasmo quando sent che Carlotta stessa gliele aveva date. Si fece portare pane e vino, disse al domestico di andare a tavola, e si sedette per scrivere.

"Esse sono passate per le tue mani, tu le hai pulite dalla polvere, io le bacio mille volte: tu le hai toccate; e tu, spirito del cielo, favorisci la mia risoluzione! Tu, Carlotta, mi porgi l'arma, tu, dalle cui mani io desideravo ricevere la morte, e oggi ahim la ricevo. Ho interrogato il mio servitore. Tu hai tremato quando gli hai dato le armi, tu non hai pronunciato alcun addio! Ahim, ahim! nessun addio! Doveva il tuo cuore chiudersi per me a causa di quel momento che mi ha legato a te per l'eternit? Carlotta, nessun volger di secoli potrebbe cancellare quell'impressione! E io sento che tu non puoi odiare colui che arde per te".

Dopo il pasto, egli ordin al domestico di finire i bagagli, strapp molte carte, usc e sald qualche piccolo debito. Ritorn a casa, poi and di nuovo fuori citt e, nonostante la pioggia, si rec nel giardino del conte, passeggi per la campagna, ritorn al cader della notte e scrisse.

"Guglielmo, per l'ultima volta ho visto i campi e la foresta e il cielo. A te pure il mio addio! Mia cara mamma, perdonatemi! Consolala, Guglielmo! Dio vi benedica! Tutte le mie cose sono in ordine. Addio! ci rivedremo, e saremo pi felici".

"Perdonami, Alberto, io ti ho male ricompensato. Ho turbato la pace della tua casa, ho fatto nascere la diffidenza tra voi. Addio! voglio metter fine a questo stato di cose. Che la mia morte possa rendervi felici! Alberto, Alberto! rendi felice quell'angelo, e la benedizione divina ti accompagner!".

Pass ancora gran parte della serata frugando fra le sue carte, ne strapp molte e le gett nel fuoco; suggell alcuni pacchi diretti a Guglielmo. Essi contenevano piccole composizioni, pensieri staccati, parecchi dei quali ho visto; verso le dieci, dopo aver ordinato che fosse riattizzato il fuoco e che gli si portasse una bottiglia di vino, mand a letto il servitore di cui la stanza, come tutte quelle degli altri domestici, era molto lontana, sul di dietro della casa. Egli and a letto vestito per esser pronto molto presto perch il signore gli aveva detto che i cavalli sarebbero stati davanti alla porta prima delle sei.

Dopo le undici.

"Tutto  silenzio intorno a me, e la mia anima  tranquilla. Ti ringrazio, mio Dio, di concedere ai miei ultimi istanti questo calore, questa forza.
Vado alla finestra, mia cara, e vedo, vedo attraverso le nuvole agitate dal vento, alcune stelle del cielo eterno. No, voi non cadrete! Iddio vi porta nel suo cuore, come porta pure me. Vedo le prime stelle del Carro, la pi cara fra tutte le costellazioni. Essa stava dinanzi a me, in alto, quando la notte uscivo dalla tua casa e varcavo la soglia della tua porta. Con quale ebbrezza la guardavo! Quante volte, alzando la mano l'ho presa come segno, come sacro simbolo della mia felicit presente... e ora... O, Carlotta, tutto mi ricorda te: non ti sento, forse, intorno a me? e non ho conservato avidamente, come un fanciullo, mille piccole cose che tu avevi toccato?
E la tua cara SILHOUETTE! Te la d Carlotta, e ti prego di farle onore. Mille, mille volte l'ho baciata, mille volte l'ho salutata quando uscivo o quando ritornavo a casa.
Ho scritto a tuo padre un biglietto pregandolo di proteggere il mio corpo. Vi sono due tigli nel cimitero, dietro, nell'angolo che d sulla campagna: l desidero riposare; tuo padre pu, e far questo per il suo amico: pregalo anche tu. Non voglio costringere i pii cristiani a posare il loro corpo presso quello di un povero infelice. Vorrei che mi seppelliste sulla strada, o nella valle solitaria, che il Prete e il Levita passando si facessero il segno della croce, e il Samaritano versasse una lacrima.
Mi fermo qui Carlotta. Non fremo prendendo in mano il freddo, orrendo calice nel quale berr l'ebbrezza della morte. Tu me l'hai dato, e io non esito. Cos si compiono tutti i desideri e le speranze della mia vita; cos batto, freddo e rigido, alla bronzea porta della morte.
Avessi avuto almeno la gioia di morire per te! Di sacrificare la mia vita per te! Morirei con coraggio, con gioia, se sapessi di procurarti la pace, la felicit della vita. Ma a pochi eletti  concesso di versare il loro sangue per coloro che amano e di procurare con la morte una vita nuova e feconda ai loro cari.
Voglio esser sepolto con questi abiti, Carlotta, tu li hai toccati e consacrati: anche di questo ho pregato tuo padre. La mia anima si librer sulla mia tomba. Non mi si devono frugare le tasche. Il nastro rosa pallido che avevi in petto quando ti vidi per la prima volta fra i tuoi bambini... o, baciameli tanto, e racconta loro la storia dell'infelice amico. Cari! essi si affollano intorno a me. Ah, come mi legai a te, fin da quel primo istante non potevo pi lasciarti! Quel nastro deve essere sepolto con me: tu me lo regalasti il giorno del mio compleanno, e come mi fu caro! Ah non immaginavo dove mi avrebbe condotto la via che seguivo! Sii calma, ti prego, sii calma!
Sono cariche. Battono le dodici! Il mio destino si compia! Carlotta, Carlotta, addio! addio!".

Un vicino vide il lampo e sent il colpo; ma poich dopo tutto rimase tranquillo, non ci pens pi.
La mattina alle sei il domestico entr col lume. Trov il suo signore a terra, vide le pistole e il sangue. Chiam, lo scosse: nessuna risposta. Corse dal medico, da Alberto. Carlotta ud suonare il campanello e un tremito la scosse in tutte le membra. Svegli il marito, si alzarono e il servo diede loro la notizia tremando e piangendo: Carlotta cadde svenuta ai piedi di Alberto.
Quando il medico giunse presso l'infelice, lo trov in uno stato disperato; il polso batteva, le membra erano tutte paralizzate. Egli si era colpito alla testa, sull'occhio destro, il cervello era saltato. Per precauzione gli fu aperta una vena al braccio: il sangue usc: respirava ancora.
Dal sangue che era sulla spalliera della poltrona si pot comprendere che egli si era colpito stando seduto alla scrivania; poi era caduto e si era rotolato convulsamente intorno alla poltrona. Giaceva supino presso la finestra, svenuto; era completamente vestito, in giacca bl e in panciotto giallo.
La casa, il vicinato, la citt si commossero. Giunse Alberto. Werther era stato adagiato sul letto, con la fronte bendata; il viso era di un mortale pallore e non faceva alcun movimento. Il rantolo era ancora spaventoso, ora debole, ora pi forte: si attendeva la fine.
Aveva bevuto soltanto un bicchiere di vino. Il dramma di Emilia Galotti era aperto sulla sua scrivana.
La commozione di Alberto, il dolore di Carlotta sono inesprimibili.
Il vecchio borgomastro accorso a cavallo, alla notizia, con calde lacrime baci il morente. I figli pi grandi giunsero subito dopo di lui a piedi, s'inchinarono presso il letto esprimendo acerbo dolore, gli baciarono le mani e la bocca, e il maggiore che egli aveva sempre prediletto, non si stacc dalle sue labbra fino all'ultimo respiro, e bisogn con la forza strapparlo di l.
A mezzogiorno Werther mor. La presenza del borgomastro e gli ordini che diede calmarono l'agitazione della folla. La sera, verso le undici, egli fu sepolto nel luogo da lui designato. Il vecchio e i figli seguirono il feretro; Alberto non ne ebbe la forza: si temeva per la vita di Carlotta. Alcuni artigiani lo trasportarono, e nessun sacerdote lo accompagn.
